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CULTURA

Rivoluzione in Pilotta, sempre più museo internazionale

10 marzo 2019, 06:00

Rivoluzione in Pilotta, sempre più museo internazionale

KATIA GOLINI

L'idea che ha in mente progredisce a geometrie variabili, tenendo conto della carenza di risorse e rimboccandosi le maniche in prima persona quando non si può fare altrimenti. Trasformare la Pilotta in centro di cultura e museo internazionale al passo con i tempi, perseguendo liberamente un modello universale che affonda le sue radici nel XVIII secolo e puntando sull'unicità del luogo, è un'idea che funziona. E i risultati si vedono.

Simone Verde, direttore del Complesso monumentale, ci mette energie e competenze, sormontando difficoltà e ostacoli. E' il 6 maggio 2017, l'alba di una nuova era. In Pilotta entra in servizio, a seguito della riforma-Franceschini, il nuovo direttore unico di Galleria Nazionale, Palatina, museo Archeologico, museo Bodoni. Giovane, forte di esperienze internazionali, non perde tempo.

Il primo passo, che compie appena arrivato a Parma, è la pulizia dello scalone trionfale e della sua culla di 27 metri, annerita di polvere e ragnatele, deturpata da sporcizia e scritte sui muri. Sembra poco, ma l'impresa cambia il volto dell'edificio seduta stante. Da lì il direttore Verde innesca un processo di cambiamento che somiglia tanto a una «rivoluzione».

Metamorfosi in corso, dunque, ma la Pilotta ha già cambiato pelle. Basta passare sotto il portico che unisce piazza della Pace al Lungoparma e gettare un occhio alla nuova biglietteria all'ingresso dello scalone per capire che nulla sarà più come prima.

Novità all'esterno, drastiche innovazioni anche all'interno. A partire dal vestibolo, dove si racconta la storia dell'edificio, e dal sottogradinata del Farnese, dove si rivivono le origini del teatro e il contesto in cui fu realizzato. Vivono le sale del museo, trasfigurate grazie ai nuovi percorsi tematici, a partire dalla Salone Maria Luigia, riorganizzato, ripulito e «concentrato» sullo scorcio canoviano che non lascia spazio agli equivoci: la duchessa in veste di Concordia è protagonista.

Sale affollate di pubblico anche per le numerose iniziative (conferenze, dibattiti, presentazioni) disseminate negli spazi dell'edificio.

E poi tanti ancora i progetti in cantiere. Oltre al completamento del percorso espositivo, tra le più grandi novità, l'arrivo presto di un bar-ristorante (dopo la manifestazione d'interesse, si aspetta che esca il bando ministeriale) e l'apertura di un ingresso monumentale e autonomo per la biblioteca Palatina.

Direttore, in cosa consiste l'unicità della Pilotta?

«Un museo che a distanza di secoli sorge ancora dove era stato pensato e voluto. All'interno di un complesso che custodisce una collezione d'arte di grande pregio, la Galleria Nazionale, una biblioteca storica, la Palatina, e un teatro, il Farnese, un museo Archeologico e il museo Bodoni, che speriamo di trasferire al piano terra come da antico progetto, non appena sarà possibile».

Insomma, un unicum da presentare davanti al mondo nella sua totalità?

«La Pilotta è quello che potremmo definire un museo enciclopedico, sulla falsariga dei Musei Vaticani e, poi, del Louvre. Un “fossile” cinque-settecentesco, l'unico sopravvissuto di un capitolo unico della storia dei musei che ingloba dentro di sé, con il Farnese, lo sperimentalismo intellettuale legato alla rinascita del teatro antico. Davvero un unicum».

Qual è il ruolo del museo oggi?

«Il museo ha una funzione emancipatrice. Andare in un museo significa comprendere la storia. Comprendere la storia significa essere capaci di scegliere. Scegliere significa essere liberi».

In meno di due anni ha già ribaltato Galleria Nazionale e Archeologico. Qual è il modello museale applicato?

«Il modello di riferimento è quello dei grandi musei internazionali, nonostante le numerose difficoltà, a partire dalla carenza di personale. Per questo è partita la riorganizzazione dei percorsi espositivi fondata su esigenze concettuali, e scandite, concetto per concetto, su un filo cronologico».

Cosa rende un'opera d'arte importante?

«L'importanza di un'opera non è tanto legata a un concetto esteriore di bellezza. Un'opera è importante per quello che rappresenta, calata nel suo tempo, ossia per quello che ci dice dell'epoca in cui è stata realizzata. Non ci si inchina davanti a un'opera perché ritenuta un capolavoro, ma ci si interroga sul suo significato, ai processi per cui una cultura si è voluta identificare in essa. Le opere sono innanzitutto documenti, non è casuale che abbiamo trasformato il vestibolo in una storia della Pilotta attraverso l'esposizione, non solo di opere di pregio, ma soprattutto di documenti veri e propri ripescati nei nostri archivi».

E per quanto riguarda i percorsi espositivi?

«Nel rispetto di quanto fatto dai miei predecessori, stiamo lavorando per riordinarli in modo da ricostruire l'evoluzione del contesto storico. Ogni sala deve avere un senso logico, storico e iconologico. Puntiamo soprattutto sulla ricucitura storica della collezione, sul significato delle opere inserite nel loro contesto, a partire dalla riconnessione di tardoantico e alto medioevo tra museo Archeologico e Galleria Nazionale, attorno allo snodo del vestibolo e dello scalone monumentale. Si tratta di un progetto di ampio respiro di cui andiamo realizzando progressivamente i vari tasselli. Ci vorrà un po' di tempo per averlo leggibile in tutta la sua interezza».

Il cuore del progetto che ha in mente è l'idea che un museo non può essere definito tale se non vive.

«Il museo contemporaneo ha bisogno di essere partecipativo, perché per comprendere e studiare il passato è necessaria una sua rigenerazione culturale nel presente».

In questo senso è molto significativa la presenza dell'associazione Amici della Pilotta.

«L'associazione è appena nata con l'intento di svolgere un ruolo ponte con la città. I mezzi a nostra disposizione sono insufficienti, la rete di presenza che l'associazione incarna possono sopperire a queste mancanze, non solo ma anche dal punto di vista economico ma anche partecipativo».

Di cosa avete più bisogno in questo momento?

«Innanzitutto più personale. Servono risorse. Con 250mila euro potremmo garantire la presenza di 5-6 persone al giorno per un anno. Questo ci consentirebbe di aprire in modo permanente le sale oggi visitabili solo in orari prestabili».

La collaborazione tra pubblico e privato ha innescato in questi ultimi anni un processo davvero virtuoso.

«L'associazione “Parma, io ci sto!” si è impegnata a sostenere i lavori di sistemazione del sottoscala d'ingresso dove vorremmo creare un accesso ad hoc per i disabili, un punto di informazioni, il negozio del merchandising. Ci contiamo molto».

E da domenica prossima il direttore Verde racconta i "segreti"

Da domenica prossima, ogni due settimane, ampio spazio agli approfondimenti relativi alle novità della Pilotta. Il direttore Simone Verde racconterà tutto quello che c'è da scoprire dentro il complesso monumentale. Punto di partenza, i nuovi percorsi espositivi e i capolavori in essi custoditi.

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