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STAGIONE LIRICA

D'Agostini sul podio: «Il barbiere di Siviglia, opera sempre attuale»

16 marzo 2019, 06:00

D'Agostini sul podio: «Il barbiere di Siviglia, opera sempre attuale»

Lucia Brighenti

Come parlerebbe Rossini al pubblico del nostro tempo? In fondo, la critica alla società che propose nell'Ottocento non ha bisogno di essere molto riattualizzata per colpire ancora nel segno.

Ne parla il direttore d'orchestra Alessandro D'Agostini che, da venerdì 22 marzo, dirigerà «Il barbiere di Siviglia» al Teatro Regio di Parma, secondo titolo della Stagione Lirica 2019. D'Agostini ha frequentato il Regio in molte occasioni e in tante vesti: dal 1995, come assistente di Gustav Kuhn ne «Il Capriccio» di R. Strauss e di Massimo De Bernart nei «Carmina Burana» con la compagnia di danza di Micha van Hoecke. Poi ha diretto «Falstaff» al Teatro Verdi di Busseto, nel 2006, e «L'occasione fa il ladro» a Parma, nel 2016.

Quali sono gli aspetti più attuali del Barbiere di Siviglia?

«Rossini ha messo in scena, nell'Ottocento, una critica della velocità e del parlare a vuoto. Nel finale del primo atto del Barbiere di Siviglia, c'è una sorta di follia organizzata: il testo è quasi inesistente e si ripete il suono penetrante del sistro (che noi realizziamo con delle piccole incudini), dipingendo sonoramente l' “orrida fucina” che tutti sentono in testa. È una critica molto attuale. Inoltre nell'opera ci sono i temi della condizione della donna (siamo sicuri che oggi la situazione sia poi così diversa?) e della calunnia, ancora usata dalla politica e non solo...».

«Il barbiere di Siviglia» è un'opera che non è mai passata di moda: un vantaggio o uno svantaggio per il direttore d'orchestra?

«Entrambe le cose. Quelle di Rossini sono opere di repertorio che hanno bisogno di un'iniezione di freschezza, non nel senso che serve un rinnovamento (vivono benissimo da sole), ma non bisogna accontentarsi di quello che conosciamo. Rossini significa uscire dalla zona di comfort, fare i conti con la tradizione ma anche ripartire dal testo».

Del resto lei è ricercatore musicale e ha curato alcune edizioni critiche...

«Ho sempre lavorato sul testo musicale, senza però limitarmi a un esperimento filologico. Per il Barbiere mi sono preparato su un paio di edizioni critiche e sui manoscritti, perché trovo che sia stimolante vedere come viene tracciato il segno, così come trovo molte idee leggendo le lettere del compositore. Poi, però, tutto deve essere riproposto in base ai cantanti di oggi e tenendo conto della nostra epoca: non si tratta di tradire il testo ma di renderlo vivo, immaginando quello che farebbe Rossini nel 2019».

Quali sono le sfide poste all'orchestra da quest'opera?

«Rossini richiede grandissima leggerezza (non facile da realizzare), pulizia del suono e cura del dettaglio. Con l'Orchestra Regionale dell'Emilia Romagna stiamo lavorando intensamente per rendere tutte le sfumature di questa musica estremamente colorata».

«Il barbiere di Siviglia» va in scena nell'allestimento creato nel 2005 da Beppe De Tomasi, di cui Renato Bonajuto riprende la regia, con Xabier Anduaga (Il Conte d'Almaviva), Simone Del Savio (Don Bartolo), Chiara Amarù (Rosina), Julian Kim (Figaro), Roberto Tagliavini (Don Basilio) e il Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Regio di Parma, tel. 0521 203999, biglietteria@teatroregioparma.it, www.teatroregioparma.it.

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