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I TESORI DELLA PILOTTA

Con l'arte nacque l'uomo: le prime forme della preistoria

17 marzo 2019, 06:00

Con l'arte nacque l'uomo: le prime forme della preistoria

Archeologi e antropologi hanno stabilito che la prima prova oggettiva dell'apparizione degli esseri umani sono alcune tipologie particolarmente appariscenti di bifacciali, blocchi soprattutto di silice, scheggiati a forma di mandorla che rappresentano in scala maggiorata e sublimata gli aculei o le punte delle frecce usate per cacciare. Questi oggetti, prodotti tra 1,7 milioni a 100.000 anni fa, sono caratterizzati da una vera e propria ossessione per la simmetria e venivano deposti per lo più nelle sepolture, dichiarando un'attenzione ignota agli altri primati, un interresse magico per l'ordine e la simmetria legato alla capacità di astrazione della nuova specie che stava emergendo: l'homo sapiens. L'uomo, dunque, fece la sua apparizione nel mondo quando concepì e realizzò la prima “opera d'arte”. L'importanza dei bifacciali paleolitici era stata intuita già nell'Ottocento e in Europa la loro ricerca divenne una vera e propria nevrosi nazionalistica. Francia e Gran Bretagna cominciarono a frugare ossessivamente i loro siti preistorici per dimostrare – l'una contro l'altra – di essere stati la culla dell'umanità. I francesi, in particolare, per la natura particolarmente tenera e facile da scheggiare di alcuni loro giacimenti, vantarono i bifacciali più grandi, più impressionanti e più belli.

Lo studioso Pellegrino Strobel e un suo allievo, il futuro direttore del Museo archeologico di Parma, Luigi Pigorini, raccolsero molti di questi manufatti, per costruire una mappa comparativa dell'evoluzione umana a partire da territori diversi. Il Complesso della Pilotta, oltre al materiale rinvenuto attorno alla città, ne possiede più o meno da tutte le latitudini. Spesso non di tratta di pezzi spettacolari come nelle collezioni europee, ma ciò non diminuisce la loro importanza di documenti, che attestano – all'incrocio tra materiali e tecniche – il rapporto uomo-ambiente, lo sviluppo cognitivo della specie e il primo emergere della civiltà. Visti da una prospettiva diversa da quella ottocentesca e prendendo atto che come qualsiasi momento fondatore la preistoria ha la potenza di anticipare ogni universale, i bifacciali delimitano in poche domande il perimetro di ricerca di ogni museo: cos'è l'uomo? Cosa lo distingue dalle altre specie? Quale il fondamento biologico, e persino etico, della sua azione sull'ambiente? Nel nuovo allestimento della Pilotta, questi interrogativi verranno racchiusi simbolicamente nella prima vetrina del Complesso, dove pezzi rinvenuti sul territorio e quelli provenienti da lontano verranno esposti – anche grazie a future acquisizioni – in un unico spazio che ne esalterà la meravigliosa bellezza di “opere d'arte”, fonte di apprezzamento soltanto formale.

In un pianeta distrutto dall'antropizzazione, il dilagare progressivo del genere homo tra il 200.000 e il 14.000 a.C., che nell'Ottocento venne descritta come un'epopea dal sapore mitico, stimola oggi riflessioni più problematiche. Che a distanza di un secolo si possa guardare alla storia con occhi diversi, al punto che la mirabolante espansione del genere umano riveli i primi meccanismi distruttori di cui farsi consapevoli, è un altro compito dei musei, che evolvono e cambiano punto di vista con il progredire della scienza. L'invasione di ogni terra disponibile e in qualsiasi condizione climatica, più che una conquista sembra oggi la premessa atavica di una sciagura che ha stravolto il pianeta, mettendone a rischio la sopravvivenza. Già a suo tempo fu una prima rivoluzione globale e si accompagnò all'invenzione dell'agricoltura che, sedentarizzando gli umani, li liberò dal rincorrere le migrazioni del bestiame. Essa decretò la nascita dei primi villaggi ma, soprattutto consegnò alle fasi storiche successive le prime forme di organizzazione produttiva, i commerci, le prime società e la guerra.

Stimolata da mutamenti climatici, la rivoluzione corse parallela gli antipodi del globo – dalla valle dell'Indo, a quella del Fiume Giallo, dall'America centrale e alle rive del Nilo – e prese il nome di "neolitica". L'addomesticamento della natura implicò una maggiore fiducia dell'uomo in se stesso, preannunciata dal diffondersi di statuette antropomorfe che costituiranno d'ora in poi un tema universale dell'arte, recando in nuce e ai posteri un primo umanesimo. Queste figure, per lo più femminili, idolatrarono il potere della società di riprodurre se stessa, nuovo principio di benessere in un'economia che ha bisogno di braccia. Di tali opere, Parma ha il privilegio di conservare uno dei rari esemplari italiani, la cosiddetta venere di Vicofertile, rinvenuta nel 2006 in una sepoltura del V millennio a.C., una impressionante e austera statuina che permette di interrogare in Pilotta, come in qualsiasi museo contemporaneo, temi universali legati alla definizione dell'uomo: il problematico rapporto con l'ambiente, la tendenza a sacralizzare le fonti dell'opulenza materiale ma soprattutto, in tempi di nuove, drammatiche migrazioni, l'unità originaria del genere umano.

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