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LA POLEMICA

Le associazioni animaliste: «No al trasferimento dei gatti del Comune allo Spip»

17 marzo 2019, 06:00

Le associazioni animaliste: «No al trasferimento dei gatti del Comune allo Spip»

Mara Varoli

La loro storia l'avevamo raccontata non più di tre mesi fa. Una storia fatta di crocchette, carezze, salti sugli alberi e un bel giardino in cui rincorrersi. E' la giornata di Caramella, Gemma, Bebo, Amedeo, il rosso Gedeone e di tanti altri mici ospiti del gattile Lilli e il Vagabondo. Una storia a lieto fine che ora rischia un destino incerto.

«Siete d'accordo con il Comune a trasferire i mici dalla sicurezza del gattile municipale in cui sono ricoverati ai pericoli dell'ex Oasi felina del quartiere Spip?». Questa è la domanda che le associazioni protezioniste degli animali rivolgono ai cittadini. Con la deliberazione della giunta comunale - 2019 numero 62 del 4 marzo è iniziata infatti quella che è definita da molti «la guerra dei gatti». «Il Comune ha stabilito - continua la lettera -, ignorando l' opposizione delle associazioni animaliste chiamate ad esporre il proprio parere in data 18 febbraio dall'assessore Nicoletta Paci, di effettuare una gestione separata delle strutture presenti al Polo integrato animali d' affezione, vale a dire canile e gattile municipale. In pratica, seguirà una gara d'appalto per gestire il canile e tre manifestazioni di interesse per i tre comparti in cui sarà diviso il gattile comunale. Eppure per il Polo integrato è sempre stata fatta una gestione unica. A farne le spese saranno sicuramente i gatti, quei poveri animali abbandonati che fino a questo momento sono stati messi in sicurezza e curati, ma che per volontà dell'assessore Paci da domani saranno deportati in una vecchia Oasi allo Spip, in disuso da anni». E qui nascono le preoccupazioni: «Un'area infelice e non sicura, perché i gatti, essendo per definizione dell'oasi liberi di poter uscire in autonomia dalle recinzioni, avranno dei problemi seri, non per ultimo quello della sopravvivenza. L'ex Oasi è inserita in una zona di parcheggi e strade ad alto traffico veloce, come ad esempio via Forlanini, che i gatti possono raggiungere in meno di un minuto, con le altissime probabilità di morire sotto le ruote dei mezzi pesanti. Anche perché cercheranno di tornare nella loro vecchia «casa» in via Melvin Jones, andando incontro a un terribile destino. I gatti non potranno nemmeno essere controllati - sottolineano le associazioni animaliste - in quanto si disperderanno tra strade, parcheggi ma anche tra i numerosi capannoni della zona».

Una delibera che ha suscitato l' ira delle associazioni, «mai ascoltate dall'amministrazione comunale», e l'ira dei volontari che danno se stessi in termini di sacrificio personale ed economico, «dovendo sostituire spesso le istituzioni».

«Le associazioni - si insiste - hanno già dichiarato l' impossibilità di partecipare a queste gare. Meglio farebbe il Comune ad aiutarle! Si faranno avanti allora cooperative senza esperienza di vita coi gatti? O chi lucra su creature indifese? Insomma, i rischi di questa operazione incomprensibile sono davvero tanti. Ma dove è finito il regolamento comunale varato dallo stesso Comune? "Agli animali ospiti nel Polo, riconosciuti quali esseri senzienti, cognitivi e sociali, viene assicurata l' attenta e continuativa tutela dello stato di salute, oltre alla gestione nel massimo rispetto possibile degli standard etologici specifici, delle necessità esperienziali e delle interazioni sociali sia con gli animali della stessa specie che con l' uomo". Come viene raggiunto l'obiettivo con i gatti buttati allo Spip? Lo stesso sindaco Federico Pizzarotti in campagna elettorale nel 2017 aveva dichiarato che "Il tema del benessere degli animali non sia di secondaria importanza per una città rispettosa dei diritti a 360 gradi, siano delle persone o degli animali". Come viene mantenuta questa promessa elettorale - chiudono le associazioni - buttando i gatti allo Spip? Si ricorda al sindaco, alla giunta e all'assessore Paci che le amministrazioni comunali hanno l'obbligo di gestire i gattili che rientrano nelle loro competenze con le stesse prescrizioni di gestione dei canili».

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