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INCONTRO

Padre Ivardi Ganapini: «L'Africa sta cambiando»

17 marzo 2019, 06:00

Padre Ivardi Ganapini: «L'Africa sta cambiando»

Luca Molinari

«Le donne e i giovani sono la speranza dell'Africa». Non ha dubbi padre Filippo Ivardi Ganapini, missionario comboniano di Parma che opera in Ciad da 10 anni.

Intervenendo alla tavola rotonda dal titolo «Africa: percorsi di rigenerazione» - tenuta venerdì pomeriggio a Palazzo Soragna e promossa dal circolo Il Borgo in collaborazione con la Ong Parma per gli Altri – il religioso ha parlato di un continente non più supino alle grandi potenze occidentali, pronto a ribellarsi alle ingiustizie e soprusi con cui deve fare i conti da secoli.

«E' fondamentale parlare di “Afriche” anziché di Africa – ha esordito padre Ganapini - per far comprendere la complessità di questo continente». I popoli africani sono ormai incamminati lungo la via del cambiamento, animati da una grande speranza nel futuro. In prima linea ci sono le donne «che rischiano la loro pelle per la giustizia, per vedere riconosciuti i diritti umani, perché si oppongono all'estrazione del petrolio in paesi come il Ciad – ha proseguito - Con loro ci sono anche i giovani e una società civile in movimento».

Un esempio? «In Sudan i giovani si sono riversati in strada perché il prezzo del pane è salito alle stelle – ha raccontato il religioso – Si tratta di un segno forte che dimostra come la gente comune non accetti più le élite al potere. Rispetto al passato sono scattate delle molle importanti nelle menti delle persone, più preparate culturalmente e consapevoli dei propri diritti». Importante quindi mettersi in ascolto e prendere esempio dai popoli africani.

«Cambiamo strada prima che sia troppo tardi – ha osservato padre Ganapini – Facciamolo ascoltando quello che ci dicono i popoli africani e i nostri giovani, così come avvenuto durante le manifestazioni per l'ambiente (che si erano tenute nella mattinata di venerdì ndr). Mettiamoci in discussione perché questo sistema ha fallito. Dobbiamo reinventarci il modo di stare sulla Terra informandoci, impegnandoci e cambiando i nostri stili di vita».

L'incontro si è aperto con il saluto del vicesindaco Marco Bosi che ha ribadito come «determinati fenomeni si sconfiggano soltanto attraverso la conoscenza». Giuseppe Luciani, presidente del Borgo, ha spiegato che questo era il primo di una serie di incontri che il Borgo dedicherà all'Africa. «E' fondamentale comprendere cosa accade in Africa – ha dichiarato - direttamente dalle voci di persone che hanno una esperienza diretta sul territorio».

Paola Salvini, presidente dell'Ong “Parma per gli Altri”, si è soffermata sul modus operandi che caratterizza da sempre la realtà che presiede. «Lavoriamo garantendo continuità nei progetti e costruendo competenze – ha specificato – Il tutto nel rispetto delle culture locali, creando degli spazi di discussione e progettazione concordata secondo la logica dei piccoli passi».

Toccante la testimonianza di Marina Trivelli, medico dell'Ong “Medici con l'Africa-Cuamm (Collegio universitario aspiranti medici missionari)” di Padova, attiva in 42 Paesi africani. «Ho studiato medicina per andare in Africa ad aiutare le popolazioni locali – ha affermato – La nostra Ong non si occupa di progetti di emergenza, ma mira ad arrivare alla sostenibilità e alla presa in carico delle strutture da parte della popolazione locale. Un'azione che si traduce sia nell'impegno quotidiano dei medici volontari che nella formazione del personale». Victoria Oluboyo, rappresentante di Udu (Unione degli studenti del nostro ateneo), è uno dei membri dell'associazione Festival of praise and care, impegnata nel contrasto della tratta delle donne nigeriane. «Togliamo queste ragazze dalla strada – ha raccontato – e le aiutiamo a costruirsi un nuovo progetto di vita. Il primo step è denunciare i loro sfruttatori. Poi le prendiamo per mano e le aiutiamo a credere nuovamente in loro. Quando arrivano infatti sono psicologicamente a terra e moralmente distrutte. Come associazione cerchiamo di offrire a queste ragazze tutti gli strumenti per vivere una vita normale». Azalech Demissie, della comunità etiope di Parma, vive nella nostra città da 18 anni. E' una operatrice sociosanitaria del Maggiore. «Parma è la mia città del cuore – confessa – I parmigiani sono molto accoglienti e qui ho sperimentato il valore della vita umana».

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