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Le mitiche «Aquile Randagie» sono tornate a volare

18 marzo 2019, 05:00

Le mitiche «Aquile Randagie» sono tornate a volare

GIORGIO GANDOLFI

Le Aquile Randagie sono tornate a volare sulla città planando nel giardinetto che sta dietro alla storica edicola di Giorgio Contadori in piazzale Barbieri.

Un cartello, affisso dal Comune, riporta la denominazione «Parco Aquile Randagie. Gruppo clandestino di Scout di Milano, Parma e Monza attivo dal 1928 al 1945».

Poche parole che racchiudono una grande storia che ha fatto onore alla città con personaggi che si sono battuti in anni difficili, rischiando la libertà se non la vita, ma portando avanti con coraggio gli ideali di una bella gioventù, fedele agli insegnamenti del Vangelo e agli ideali della chiesa cattolica in pieno regime fascista.

Tra fine marzo e inizio aprile presso il «Parco» si svolgerà la cerimonia ufficiale della dedica alle Aquile Randagie come già avvenne nel 2015 nel Parco di San Rossore, presente allora una delle ultime Aquile Randagie il senatore parmigiano Giampaolo Mora - figlio di quell'architetto Ennio Mora che lasciò opere notevoli fra le quali Palazzo Medioli, del 1938, la prima casa alta della città - scomparso nel 2016 all'età di 87 anni.

Alla cerimonia di intitolazione saranno presenti i rappresentanti dell'Ente Mons. Andrea Ghetti di Milano che nel proprio centro documentazione conserva l'archivio e la memoria delle Aquile Randagie.

Sulle Aquile Randagie è stato recentemente girato un film proiettato in cinquanta cinematografi d'Italia.

Di questo gruppo scout «clandestino» guidato dal capo scout milanese Giulio Uccellini e dal sacerdote don Andrea Ghetti facevano parte anche Giampaolo Mora, il sacerdote diocesano don Ennio Bonati e i parmigiani Giancarlo Belli e Pierluigi Ambrosioni.

L'intitolazione di questo parco cittadino è nata per dare solennità al ricordo di quel gennaio del ‘27 quando una delle leggi fasciste aveva decretato lo scioglimento dei reparti scout nei centri inferiori ai 20mila abitanti con la sostituzione delle insegne con la dedica a ONB, Opera Nazionale Balilla. Papa Pio XI fu costretto a sciogliere l'Associazione Scoutistica che peraltro rimase attiva dapprima con la «Giungla silente» e poi con le Aquile Randagie impegnate nell'opera di salvataggio e di assistenza ai ricercati, come avvenne ad inizio ‘43, con Oscar, l'organizzazione che realizzò anche espatri di ebrei e antifascisti in Svizzera come avvenne per Indro Montanelli, proteggendo la vita, alla fine della guerra, ai persecutori di ieri.

Ci sono tanti parmigiani che hanno mantenuto accesa la fiaccola della riconoscenza: gente che ha dato lustro alla città in tanti settori della vita, a cominciare dal citato Senatore Mora che aveva pronunciato la Promessa Scout il 16 agosto 1941 e che mantenne tutta la vita. A questa iniziativa aderirono diversi sacerdoti quali Mons. Andrea Ghetti, Mons. Giovanni Barbareschi recentemente scomparso e il prete di Parma don Ennio Bonati, che a Parma è considerato da chi lo ha conosciuto un «Santo prete» anche se la breve esistenza ha spento troppo presto le sue iniziative ma non il ricordo di amici e parenti. Don Ennio fu il primo seminarista inviato a Roma dal vescovo Evasio Colli alla Facoltà di teologia della Pontificia Università Gregoriana: a 24 anni fu ordinato sacerdote. Nel ‘42 tornò a Parma come vice cancelliere vescovile. In quegli anni divenne una delle «anime» della rinascita dello scautismo parmense, ancor prima aveva ricoperto nella Resistenza l'incarico di cappellano del battaglione delle squadre d'azione partigiane. Il primo gruppo di scout trovò sede nella sua abitazione di Borgo Piccinini, quando era ancora cappellano della chiesa di San Sepolcro. Alla fine della guerra don Ennio fondò il Riparto Parma 3 “San Giorgio” con Giampaolo Mora e Luigi Andreoli e successivamente fondò anche il movimento scout cattolico dell'AGI che dopo la morte di don Ennio nel 1950 venne trasferito nel Monastero di San Giovanni e affidato alla guida spirituale di Padre Paolino Beltrame Quattrocchi.Nel 1990 gli venne dedicato un primo libro, “Il sorriso di don Ennio” (con le testimonianze di Giancarlo Belli, don Tarcisio Beltrame, mons. Amilcare Pasini, mons. Franco Grisenti Gianpaolo Jacopozzi, Giampaolo Mora, Lucia Mora, Nino Vio, ed altri). Ha fatto seguito nel 2015, Don Ennio Bonati, Sacerdote, Scout, Teologo, grazie ai nipoti Giuseppe (Pippo), Bruno, Fabrizio, l'altro Giuseppe (Beppe) Ferdinando con Tiziano e Fabrizio Fusco, Ennio Mora della famiglia Bonati e al rinnovato e appassionato impegno di Giampaolo Mora, Pier Luigi Ambrosioni, Giancarlo Cavazzoni e altri. Un libro bellissimo e commovente con documenti eccezionali dell'epoca. Ne «La Lunga traccia», Giancarlo Gonizzi, nel delineare la storia dello scautismo parmense ricordava come Riccardo Barilla, l'onorevole Giuseppe Micheli ed il vescovo San Guido Maria Conforti avessero contribuito generosamente all'acquisto dell'equipaggiamento per i primi esploratori nel lontano 1924, riportava la testimonianza di Giampaolo Mora e tracciava un profilo particolarmente intenso di Don Bonati. Roberto Lasagni, nel Dizionario biografico dei parmigiani, ha ricordato a sua volta la figura di don Giuseppe Cavalli, fondatore e primo assistente ecclesiastico del Gruppo Scout Asci di Noceto. Nativo di Berceto e inviato come cappellano a Noceto e poi come insegnante in diverse scuole cittadine (Melloni, Maria Luigia) entrò nel ‘43 nella Resistenza, aderendo alla lotta sui monti; arrestato nel ‘44 venne rinchiuso nelle carceri di San Francesco dove divise la prigionia con gli ammiragli Campioni e Mascherpa, fucilati nel maggio dello stesso anno. Pochi giorni dopo un bombardamento abbatté un'ala delle carceri e don Cavalli poté fuggire e continuare l'attività clandestina; fu poi fondatore con Enrico Mattei dell'Associazione partigiani cristiani. La Giunta Comunale per riconoscere questo pezzo di storia legato ad uno scautismo scuola di libertà per tanti giovani, ha deciso l'intitolazione del parco con delibera del 21 febbraio 2018.

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