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LANGHIRANO

Centro culturale islamico: la polemica è sui social

20 marzo 2019, 06:01

Centro culturale islamico: la polemica è sui social

Giovanni Lusardi

LANGHIRANO - Il nuovo centro culturale islamico fa discutere. Da circa dieci anni a Langhirano è presente, in via Micheli, la sede dell'associazione Tadàmon che è anche centro culturale islamico gestito dall'associazione stessa. Come da statuto l'associazione è «apolitica e senza scopo di lucro, il suo scopo è principalmente di ricerca e promozione interculturale, etica e spirituale, collaborando con altre realtà per favorire scambi culturali favorendo l'instaurazione di rapporti con altri credi religiosi e soggetti laici».

Di recente l'associazione, il cui nome in arabo significa «solidarietà», ha acquistato un capannone in viale Martiri della libertà sul quale sta effettuando un intervento di ristrutturazione. Questo fatto ha però scatenato uno scambio piuttosto animato di pareri sui social network. A scatenare la polemica Umberto Varoli, unico gestore di uno dei gruppi più animati su Facebook, che, dopo essersi recato sul luogo, ha pubblicato alcune foto del capannone accompagnate da una didascalia nella quale afferma la preoccupazione che il nuovo stabile potrebbe diventare di nascosto una moschea come già successo in alcuni centri islamici.

Nel post Varoli scrive anche che il sindaco Giordano Bricoli avrebbe dovuto avvisare del fatto la cittadinanza durante un incontro pubblico. In un secondo gruppo Fb il post di Varoli è stato ripreso da Enrico Sicuri, gestore di un altro gruppo social.

I due post hanno generato discussioni che hanno portato più di cento commenti. Tra i partecipanti, oltre a chi si è detto a favore della cosa invitando a mantenere la calma dato che ancora non si sono verificate irregolarità, c'è chi ha espresso la propria perplessità riguardo alla struttura paventando pericoli riguardanti l'estremismo islamico, chi si interroga sulla provenienza dei soldi per l'acquisto dello stabile, chi accusa il Comune di aver trattato con superficialità una questione a loro avviso delicata, chi chiede che sia controllato cosa avverrà all'interno dell'edificio e chi addirittura afferma che l'acquisto di uno stabile confinante con attività commerciali e produttivi sia una strategia per bloccare futuri ampliamenti degli stessi.

La replica del sindaco Bricoli non si è fatta attendere, con un comunicato articolato in cinque punti, il sindaco ha voluto precisare che: «L'associazione culturale Tadàmon sta effettuando un intervento edilizio di manutenzione straordinaria su un immobile di proprietà dopo aver fatto le necessarie comunicazioni. Come ogni intervento edilizio è stato apposto regolare cartello sul limite di proprietà che dà evidenza pubblica, come previsto dalla legge, dell'attività che si sta svolgendo. Qualora l'immobile venisse individuato come nuova sede l'associazione dovrebbe comunicarlo al Comune. Essendo l'associazione Tadàmon un'Aps (associazione di promozione sociale) - ha continuato Bricoli - sarebbe tenuta solo alla comunicazione al Comune dello spostamento della sede che non necessiterebbe di cambio di destinazione urbanistica dell'immobile. Tutto questo secondo le normative vigenti. Il Comune non ha mai autorizzato la realizzazione di nessuna moschea. L'intervento è di natura privata, pertanto non sono stati utilizzati soldi pubblici. Il Comune - ha concluso il sindaco - ha agito pertanto con imparzialità nel rispetto delle regole e delle normative vigenti».

«Nuovo centro culturale islamico? Moschea? - ha commentato Varoli -. Che sia l'una o l'altra cosa a molti langhiranesi proprio non va giù che il Comune di Langhirano non ponga condizioni. Ma soprattutto che il sindaco non abbia provveduto a dare informazioni preventive alla cittadinanza. Un centro islamico nel comune a più alta immigrazione della Provincia è pur sempre una cosa che scotta».

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