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TURBATIVA D'ASTA

Cessione Stu Pasubio, la procura fa appello contro il proscioglimento di Pizzarotti

20 marzo 2019, 06:00

Cessione Stu Pasubio, la procura fa appello contro il proscioglimento di Pizzarotti

Georgia Azzali

Per la prima volta aveva rischiato di finire sotto processo, Federico Pizzarotti. Caso Stu Pasubio: la vendita della quota di maggioranza della partecipata comunale alla società Unieco/Remilia. Per la procura una cessione pilotata, ma il gup dichiarò il «non luogo a procedere» per il sindaco, oltre che per l'ex commissario straordinario Mario Ciclosi e per gli ex consiglieri d'amministrazione della partecipata: Enrico Degl'Incerti Tocci, Maurizio Carboni, Stefano Bussolati e Massimiliano Vento. È passato poco più di un mese e mezzo dalla decisione del gup Alessandro Conti, ma il finale (giudiziario) della storia è ancora da scrivere. Nei giorni scorsi il pm Paola Dal Monte ha presentato appello (e l'atto è già stato notificato ai diretti interessati), chiedendo alla Corte di mandare a giudizio gli imputati, tutti accusati di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente.

Era la prima volta in cui Pizzarotti rischiava il rinvio a giudizio, perché nel caso precedente delle nomine del Teatro Regio era stata la stessa procura a chiedere e ottenere l'archiviazione durante le indagini preliminari. Ma secondo il gup non ci fu alcun reato, quando nel 2012 il neoeletto Pizzarotti diede il via libera alla cessione del 52% della quota comunale della Stu Pasubio, la società per la riqualificazione del comparto della zona di via Pasubio. Per l'accusa, invece, gli accordi illeciti sarebbero stati stretti tra Ciclosi e gli allora membri del cda della partecipata da una parte, e da un rappresentante di Remilia, dall'altra. E Pizzarotti, eletto da pochi mesi, non si sarebbe limitato a portare avanti il disegno del suo predecessore, ma «si rendeva parte attiva - si legge nell'imputazione - concedendo per ben due volte con deliberazioni di giunta del 19/7/2012 e del 4/10/2012 la proroga del termine per presentare l'offerta d'acquisto, alterando così nuovamente il procedimento amministrativo diretto a stabilire il contenuto del bando».

Quattro i punti fondamentali su cui si basa l'appello della procura. A partire da quello che - secondo l'accusa - è un aspetto dirimente: l'asta era necessaria, mentre per il giudice sarebbe stato applicabile il Testo unico delle partecipate, in vigore dal 2016, che, nel caso delle alienazioni delle partecipazioni, esclude la gara pubblica. «A ben vedere, non si comprende - sottolinea il pm nell'appello - come una norma introdotta nel 2016 possa applicarsi retroattivamente a un fatto risalente al 2012». Non solo. Il bando sarebbe stato di fatto conosciuto solo dagli imputati, «come circoscritte agli stessi - scrive ancora il pm - erano le comunicazioni interne intercorse tra il commissario Ciclosi (prima) e il neo sindaco Pizzarotti (poi)».

E ora saranno i giudici d'appello a decidere se e chi dovrà affrontare il processo.

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