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'NDRANGHETA

Processo «Stige», chiesti 8 anni di condanna per l'imprenditore Gigliotti

21 marzo 2019, 06:00

Processo «Stige», chiesti 8 anni di condanna per l'imprenditore Gigliotti

GEORGIA AZZALI

Oltre 1.000 anni di carcere. E una sola richiesta di assoluzione per i 104 imputati: la Dda di Catanzaro ha servito un conto salatissimo. Boss, politici, imprenditori: è la lunga lista di protagonisti e comprimari finiti nelle maglie dell'operazione Stige», scattata nel gennaio 2017, che avrebbero fatto affari e accordi con la cosca di 'ndrangheta Farao-Marincola di Cirò Marina. Dal Sud al Nord, Emilia compresa. Otto anni di condanna sono stati chiesti per Franco Gigliotti, il numero uno della G.F. Nuove Tecnologie, la società che però non è mai stata coinvolta nell'indagine. E ancora più pesante la richiesta del pm Domenico Guarascio per gli altri tre calabresi, da anni residenti a Parma: 18 anni per Vittorio Farao (figlio del capoclan Giuseppe), 12 per Fabio Potenza e 10 per Aldo Marincola. Tutti e quattro devono fare i conti con l'accusa di associazione mafiosa (come semplici appartenenti). Sia Gigliotti che Potenza, però, devono anche rispondere di intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso. Richieste dure, considerando che si tratta di pene già scontate di un terzo, visto che gli imputati avevano scelto il rito abbreviato, mentre altre 80 persone sono già state rinviate a giudizio lo scorso dicembre.

Lo sconto previsto dalla legge per il rito abbreviato. Ma nessun altro sconto hanno concesso i pm della Dda di Catanzaro. Anche su Gigliotti, nonostante il Riesame avesse derubricato il reato in concorso esterno, non hanno fatto alcuna marcia indietro sull'associazione mafiosa.

Dalla Calabria a Parma e ritorno. Perché è nel Crotonese che Gigliotti avrebbe - secondo gli inquirenti - fatto affari con uomini della cosca. Dopo aver passato quasi 5 mesi in cella e 6 ai domiciliari, dalla fine dello scorso anno l'imprenditore ha l'obbligo di dimora nel comune di Parma.

I rapporti tra Gigliotti, originario di Crucoli, e la 'ndrina? Gestiti attraverso Vittorio Farao e Aldo Marincola, secondo l'accusa. L'imprenditore avrebbe infatti assunto i due in società da lui controllate - la R.P. Work, la P.R. Service, la C.L.C. Impianti e la G.G. Service - facendo affidamento su di loro anche per far fronte a pretese estorsive da parte di altre organizzazioni criminali. Ma la figura centrale su cui fare affidamento per la 'ndrina era Gigliotti: l'imprenditore - si legge nel capo d'imputazione - che avrebbe «calibrato i suoi investimenti secondo le esigenze della cosca, badando a incrementare il fatturato delle imprese di 'ndrangheta» e garantendosi «a sua volta un'implementazione del portafoglio clienti»

Secondo l'accusa, inoltre, l'imprenditore della G.F. avrebbe finanziato anche la Ag Film, una società per la raccolta e la rigenerazione della plastica riconducibile, tramite i fratelli Francesco e Gaetano Aloe, a Giuseppe Spagnolo, ritenuto uno dei capi dell'associazione. Non solo. Grazie agli appoggi della cosca, Gigliotti nel 2015 avrebbe creato a sua volta, a Torretta di Crucoli, la G-Plast, una srl sempre per la raccolta e la rigenerazione dei cartoni.

Dai rifiuti al business del turismo. Fabio Potenza sarebbe stato l'uomo di riferimento nel territorio cirotano per la gestione dei servizi per conto della cosca. In particolare, si sarebbe occupato dello stabilimento balneare «Ninì Prince». Ma Potenza sarebbe stata anche la persona giusta per organizzare gli incontri tra gli affiliati e gli imprenditori associati al clan, come Gigliotti.

Le accuse che sono state ribadite in aula. E ora la parola, dopo gli interventi delle parti civili, passerà alle difese. Ma serviranno mesi prima di arrivare alla sentenza.

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