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Stagione lirica

Kim, «Figaro» coreano

22 marzo 2019, 06:00

Kim, «Figaro» coreano

Giulio Alessandro Bocchi

A vestire i panni di Figaro nel Barbiere di Siviglia in scena questa sera al Regio per il secondo titolo della Stagione lirica, sarà Il baritono coreano Julian Kim, che si era già esibito al Regio come Belcore ne «L'elisir d'amore» nel marzo del 2015.

Come si è avvicinato al canto?
Mia madre cantava quando io ero piccolo e ho anche due sorelle che hanno seguito la strada della musica. Ho deciso di cantare dopo aver visto un dvd del concerto dei Tre Tenori a Los Angeles e quando Domingo ha cantato la zarzuela “Amor vida de mi vida” ho detto a mio padre che volevo diventare come lui. Da lì è cominciata a vita di cantante.

Come è arrivato in Italia?
L'Italia mi è sempre piaciuta, mi basta guardare la bandiera per commuovermi e anche quando giocavo a calcio ai videogiochi, sceglievo sempre l'Italia. Ero molto curioso, quindici anni fa quando ho cominciato a cantare, di come facessero a cantare gli italiani in Italia e ho detto “Mamma, io parto”..

Quali ruoli sente più adatti alla propria voce?
I ruoli del repertorio italiano, più di quelli tedeschi e francesi. Figaro è il ruolo con il quale ho debuttato nel 2009. Trovo Figaro un ruolo molto divertente, sempre in scena, e mi piace anche il fatto di essere l'ultimo ad uscire per prendere gli applausi. Come baritono, però, amo molto Verdi che per questa voce ha scritto tanti capolavori.

Come si è trovato con il resto del cast?
Ho già lavorato con tanti elementi del cast, sono stato felice quando ho saputo che li avrei avuti con me in questa produzione. A Parma ero già stato per l'Elisir, anche se ci eravamo fermati meno giorni visto. Qua mi sono trovato benissimo e ho potuto apprezzare il cibo.

Quale aspetto trova più difficile di questo ruolo?
Direi l'aria visto che si entra in scena con dei begli acuti senza aver cantato prima. Tanti grandi baritoni del passato dicevano che per questo ruolo bisogna pensare come un tenore e solo così viene facile. Anche se non sono d'accordo tanti colleghi – scherza – dicono che ho la testa da tenore. Anche i recitativi molto lunghi (soprattutto nel secondo atto) e la lettura della lettera creano qualche difficoltà anche se la parte è molto divertente.

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