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VIA BURLA

Massacra un compagno detenuto... per una telefonata: condannato

22 marzo 2019, 06:01

Massacra un compagno detenuto... per una telefonata: condannato

Forse ha insistito troppo. Gli ha chiesto di tagliare corto, perché anche lui era in coda per telefonare. Davanti a quell'apparecchio nel corridoio del carcere. Ma la reazione è stata di una brutalità inaudita: pugni e calci sul corpo e alla testa. Una raffica di colpi che avevano ridotto in fin di vita quel detenuto, 33 anni, albanese, che aveva alzato un po' troppo la voce per prendere in mano la cornetta. E sicuramente non sapeva - e non poteva immaginare - quanta ferocia ci fosse in quel compagno detenuto che aveva già collezionato anni di pena per omicidio, tentato omicidio e lesioni. Romeno, 37 anni, dall'altro giorno al suo lungo curriculum ha aggiunto anche una condanna a 6 anni e 4 mesi per lesioni aggravate e resistenza. È scattata anche l'interdizione perpetua legale e dai pubblici uffici. Il rito abbreviato gli ha comunque consentito di poter beneficiare della diminuzione di un terzo della pena.

Ci sono orari in cui i detenuti possono chiamare i familiari. E soprattutto c'è un tempo limitato di durata delle telefonate. In tutte le carceri. Ma quel giorno, in via Burla, l'insofferenza di quel 37enne romeno è diventata una rabbia esplosiva. Dopo aver fatto più volte pressioni, si è scagliato come una furia contro l'altro detenuto. Ha continuato a colpire alla testa e al torace senza alcuna pietà. Così possente e scatenato che per l'altro non c'è stata praticamente alcuna possibilità di reazione. Troppo deboli i tentativi di opporsi contro quella violenza brutale. Anche l'assistente della polizia penitenziaria che ha tentato di bloccarlo è stato spintonato con forza, tanto da finire al Pronto soccorso.

Ma per il detenuto albanese il dramma continua: quei colpi che gli hanno fracassato le ossa del volto l'hanno fatto finire subito in coma. Le terapie e il lungo ricovero gli hanno poi consentito di riprendere conoscenza, ma le menomazioni fisiche e cognitive se le porterà dietro per il resto della vita. Ormai riesce solo a biascicare qualcosa. Il suo aggressore, invece, dopo aver girato nella sua vita vari penitenziari, è ora rinchiuso a Opera. r.c.

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