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MOBILITÀ

Auto in centro: sì o no? Comune vs. comitato

23 marzo 2019, 06:01

Auto in centro: sì o no? Comune vs. comitato

La posizione del Comune

FRANCESCO BANDINI

«Tornare a parlare di auto in centro significa avere una posizione antistorica: sarebbe un po' come rimettere i semafori in tangenziale». Tiziana Benassi, assessore alla Mobilità, usa un paradosso estremo per rendere l'idea di quanto decisa sia la direzione imboccata dal Comune in materia di accessibilità al centro storico. Una direzione, sostiene, che «è quella in cui stanno andando tutte le città europee più moderne e tutte le amministrazioni che sanno leggere i tempi e le reali esigenze della società, che, non dimentichiamolo, sono anche esigenze legate a quella maggiore sensibilità che oggi c'è rispetto ai temi ambientali».

Per la Benassi la parola d'ordine è «città a misura di persona». E precisa: «Non è retorica. Noi non siamo quelli che vogliono un centro chiuso, al contrario: vogliamo un centro sempre più aperto, ma alle persone, alle famiglie, alla convivialità, alla vivibilità. E non dimentichiamo mai che mobilità, qualità dell'aria, commercio e turismo vanno di pari passo e che anche l'indotto economico risente delle politiche di mobilità. Guardiamo ad esempio Milano, dove grazie alle misure adottate in questi anni c'è stato un ritorno economico altissimo. Mentre al contrario a Roma, dove in auto si va praticamente ovunque, di risultati in termini economici non se ne vedono».

E se c'è chi propone di favorire l'accesso al centro per le auto creando nuovi parcheggi in struttura, come ha fatto Piacenza, per l'assessore questa strada non è percorribile: «Intanto Piacenza non ha tutti i parcheggi vicino ai viali che abbiamo noi. E, soprattutto, questo non è ciò che ci chiedono i parmigiani. Anche dal nostro sondaggio sulla mobilità è emerso che non ci viene chiesto di fare più parcheggi, ma di implementare i servizi per andare verso una mobilità sostenibile, di potenziare il trasporto pubblico, di aumentare e migliorare la rete delle piste ciclabili. Ed è in questa direzione che stiamo andando. Perché i parcheggi non basteranno mai e pensare ancora all'auto non è una visione lungimirante».

Il comportamento di ciascuno nella vita quotidiana e il cambiamento graduale delle abitudini sono per la Benassi aspetti fondamentali. «Credo che la responsabilità per farlo ci sia, ma rimane la difficoltà di superare la pigrizia. Ma visto che ormai abbiamo fatto il passo della consapevolezza, dobbiamo far sì che ogni azione quotidiana sia un'azione responsabile». Da parte propria, il Comune si impegna «a fornire tutti i servizi possibili, compatibilmente con le risorse disponibili: nella direzione del trasporto pubblico, della bicicletta, della pedonalità (non dimentichiamo che il nostro centro è a misura di persona e che non ci sono distanze insormontabili), dello sharing e di tante azioni legate all'aspetto tecnologico». Su quest'ultimo punto, in particolare, l'assessore pone l'accento, ricordando che «più un servizio è immediato, più lo si rende attrattivo». E fa l'esempio del nuovo pass tecnologico per l'accesso alle ztl (ormai in dirittura d'arrivo), della nuova app per il bike sharing e dei biglietti elettronici per i bus.

Anche l'attenzione verso i residenti del centro – quelli che spesso si sentono un po' «isolati» per via di divieti e varchi vari – per l'assessore deve venire al primo posto. «La nostra intenzione è di tutelarli al massimo, anche dal punto di vista della fruibilità del centro stesso». La volontà di far rispettare con varchi elettronici aree già da molti anni soggette a limitazioni, spiega, va proprio in questo senso.

E se le si chiede come vede Parma fra vent'anni dal punto di vista della mobilità, la Benassi risponde: «Più libera per le persone, più chiusa all'anarchia». E aggiunge: «Una città con più sharing, più spazio per i pedoni e più limitazioni per i mezzi inquinanti. L'auto non deve essere demonizzata, ma è necessario trovare un equilibrio comportamentale. Dobbiamo approfittare del fatto di essere ancora una città vivibile per mantenerla e rilanciarla, anziché aspettare di arrivare a una situazione di congestione come c'è in altre città. Non dobbiamo, per la nostra pigrizia, correre il rischio di andare indietro per paura di andare avanti. Dobbiamo rimanere al passo con i tempi e continuare a fare la differenza, come sempre».

La posizione del comitato

«Quello che vorremmo non è un centro storico invaso dalle auto, ma creare le condizioni per una rinascita del centro. E questo lo si fa innanzitutto facendo in modo che il centro sia più accessibile, creando nuovi parcheggi, piccoli e in struttura, per i residenti ma anche a rotazione». Cristina Menozzi, uno dei portavoce del comitato «Parma in centro» (che ultimamente si sta dando molto da fare sui temi della mobilità), tiene a sfatare la vulgata di un gruppo di persone che vogliono un centro senza regole, un far west per gli automobilisti. Però, sostiene, l'attuale situazione va cambiata.

«Il centro oggi è poco accessibile e con un'accessibilità costosa. I parcheggi esistenti non sono sufficientemente vicini alle zone più centrali. Noi pensiamo che ci siano molti edifici fatiscenti, anche di proprietà del Comune, che possano essere trasformati in parcheggi in struttura. Oggi la gente vuole spostarsi in modo veloce, vuole lasciare l'auto vicino al posto dove deve andare, fare quello che deve fare e andarsene. È questo che bisogna cercare di agevolare». E cita il caso di Piacenza, dove, spiega, si sta andando proprio in questa direzione: «Stanno facendo parcheggi dentro le ztl e chi ne usufruisce paga solo la sosta e non il costo dell'accesso alla ztl. Una cosa simile avviene anche a Milano, dove il costo dell'accesso all'area C è parzialmente scontato per chi utilizza i parcheggi in struttura del centro. E lì si può parcheggiare quasi fin sotto il Duomo». E, ricorda, anche a Parma è possibile accedere al centro pagando il permesso temporaneo: «Ma non ci sono posti e quindi si gira a vuoto inquinando. Non sarebbe meglio avere un accesso mirato in struttura?».

La Menozzi ricorda la previsione di un parcheggio in zona Stradone: «Il Comune non ne parla più e anziché investire in quella struttura preferisce mettere soldi nelle telecamere, perché quelle portano introiti sicuri». E rimanendo sempre in zona, la rappresentante del comitato lancia anche un'idea che per molti è come un bestemmia, ma che per qualcuno invece non sarebbe così assurda: «Perché non pensare a lasciar parcheggiare le auto sullo Stradone, come avveniva una volta? Ci sono due controviali con relative piste ciclabili: si potrebbe tracciare un'unica pista a doppio senso sul lato esterno e creare nuovi posti auto a lisca di pesce dalla parte del centro, lasciando spazio per i pedoni».

Qualunque soluzione, dunque, pur di spezzare quell'isolamento del centro e dei suoi abitanti che la Menozzi denuncia. «Il centro si è svuotato, non ci sono più servizi e tanti parmigiani se ne vanno. La soluzione di tenere lontane le auto dal centro non è una soluzione moderna. Le città medie come la nostra in cui lo si fa sono tutte in crisi. E anche nelle capitali europee, là dove succede, i centri sono in mano agli stranieri e i vecchi residenti scappano. Noi qui abbiamo fatti i parcheggi scambiatori, che però non funzionano: li avevano fatti gli americani negli anni '60 e poi subito abbandonati: ora hanno città con parcheggi a silos ovunque. È questa la soluzione. Noi vorremmo parlare di tutte queste cose, ma finora in Comune abbiamo trovato solo un muro. Loro vogliono che la gente venda la propria macchina. Hanno un atteggiamento troppo ideologico. Come fanno a non dare ascolto a quello che tanti cittadini chiedono? La gente va ascoltata. E dico di più: le prossime elezioni le vincerà chi risolverà il problema dei parcheggi in centro».

f.ban.

La posizione dei commercianti

PIERLUIGI DALLAPINA

Il centro storico senza auto non piace. O meglio, non piace a quei negozianti che lavorano nelle vie meno frequentate dai pedoni e nelle strade più a ridosso dei viali di circonvallazione. Per loro, i divieti alla circolazione stanno rappresentando un ostacolo sempre più grande che non solo fa calare la clientela, ma che mette in difficoltà anche i fornitori.

«Negli ultimi anni la nostra clientela è stata terrorizzata. Tante persone che arrivavano davanti al negozio in auto, all'uscita si trovavano la multa sul parabrezza e per questo, alla lunga, hanno smesso di venire», racconta Vincenzo Salvadori, titolare della Salumeria Garibaldi, una delle ultime vetrine di via Garibaldi per chi percorre la strada diretto verso la stazione.

«Il centro storico è un salotto ed è giusto che le auto restino fuori dal salotto. Ma nelle altre zone i veicoli devono pur transitare», prosegue Salvadori, facendo notare che il suo negozio è alla «periferia» del centro, in un'area senza monumenti o chiese da tutelare, con una strada larga che consentirebbe il transito dei clienti in auto. «In tanti ci hanno suggerito di spostarci dal centro», conclude Salvadori.

Chi invece ha deciso di lasciare le scomodità del centro storico è stato Massimo Meli, titolare dell'omonima sartoria che nel 2016 si è trasferito da via Farini a viale Tanara. «Non solo i clienti facevano fatica a raggiungerci, ma anche i fornitori, mentre ora arrivano in negozio senza problemi. Andarcene dal centro è stato un colpo di fortuna. Forse anche perché eravamo un'attività conosciuta. Non so se un giovane alle prime armi riuscirebbe a farcela», spiega il titolare, che pensando al nuovo indirizzo della sua attività sentenzia: «Qui coniughiamo i vantaggi del centro con quelli della periferia». Meli invita questa, e le future amministrazioni comunali, «a immaginarsi la città non nel breve periodo, ma come sarà fra quarant'anni».

A proposito di cambiamenti, c'è chi, lavorando in una strada come via Verdi, che in passato ha sofferto non poco per i limiti alla circolazione, ha deciso di modificare il proprio modo di fare affari. «La vecchia enoteca diventerà un punto di accoglienza per i nostri agenti e svilupperemo soprattutto il canale di vendita per la ristorazione», spiega, da una via Verdi a scarso tasso di passeggio, Marco Pozzali, della Maurizio Cavalli distribuzione.

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