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Prima al Regio

Rosina rende il «Barbiere»... di qualità Il foyer

23 marzo 2019, 06:00

Rosina rende il «Barbiere»... di qualità Il foyer

Lucia Brighenti

Va in scena la felicità creativa di Rossini, la sua capacità di giocare con parole e note, di strappare risate in musica, di guardare con occhio critico al mondo con uno sguardo che è ancora attuale. Non smette di conquistare il pubblico «Il barbiere di Siviglia» che ha debuttato ieri sera al Teatro Regio di Parma, secondo titolo della Stagione Lirica 2019. Lo spettacolo è piaciuto e ha divertito il pubblico, anche se con qualche riserva. Perfettamente a suo agio nel ruolo di Rosina, Chiara Amarù, spigliata, voce profonda e agile, ha conquistato applausi a scena aperta sin dalla sua aria di sortita «Una voce poco fa».

Ben tratteggiato il Don Bartolo di Simone Del Savio, che non ha mai ridotto il suo personaggio a macchietta, facendosi apprezzare in «Un dottor della mia sorte».

Anche Roberto Tagliavini ha conquistato il pubblico nel ruolo di Don Basilio, meritando ovazioni dopo la sua aria «La calunnia è un venticello».

Meno a fuoco il Figaro di Julian Kim, mentre Xabier Anduaga, un giovanissimo Conte d’Almaviva (ventitré anni), ha un bel timbro ma può ancora maturare là dove la voce non è ben domata e nei recitativi. Rossini aveva paura della velocità. Uno dei suoi “Peccati di vecchiaia”, raccolta musicale scritta in Francia quando ormai si era ritirato dalla scena operistica, descrive musicalmente con ironia il terrore suscitato in lui da un viaggio in treno, macchina “diabolica”... e all’epoca si trattava di treni a vapore.

Chissà cosa avrebbe pensato degli aerei e dei ritmi del Duemila. Eppure la sua musica è spesso un vortice, uno scioglilingua, un tuffo da molti metri di altezza che si lascia andare, senza opporsi, alla forza di gravità.

Un modo per esorcizzare la velocità, forse, nel momento in cui il compositore criticava l’accelerazione del suo secolo. Le scelte del direttore Alessandro D’Agostini, alla guida dell’Orchestra dell’Emilia Romagna Arturo Toscanini, erano invece indirizzate alla prudenza e alla ricerca della leggerezza del suono, anche nei crescendo spesso trattenuti, e sembravano smorzare gli incalzando e la forza dinamica della musica. Qualche problema anche nel funzionamento dell’orchestra per quanto riguardava il suono e l’appiombo. Alla fine c'è stato qualche dissenso per la direzione.

Le scelte registiche di Renato Bonajuto (che ha ripreso l’allestimento creato per il Regio di Parma nel 2005 da Beppe De Tomasi) funzionavano e non hanno mancato di regalare scene divertenti e trovate intelligenti, come Don Bartolo pietrificato, alla fine del primo atto, trasformato in un pendolo, “palleggiato” tra Figaro e Don Basilio. In questa scena, al suono delle incudini dell’«orrida fucina», i personaggi si muovevano secondo gesti meccanici, come in un carillon animato. Raffinate e suggestive le scene del 2005 di Poppi Ranchetti, una struttura di ferro battuto e vetro che ricorda lo stile liberty, resa cangiante dalle luci di Andrea Borelli.

A introdurre il colore, gli eleganti abiti di foggia settecentesca un po’ modernizzata, creati ex novo da Artemio Cabassi per questa ripresa. Sempre apprezzato il Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani. Completavano il cast Lorenzo Barbieri (Fiorello), Eleonora Bellocci (Berta) e Giovanni Bellavia (ufficiale).

IL FOYER

Come è stato il barbiere? Di qualità. Nel foyer del Regio si respirava quell’aria gioiosa tipica di quando le cose in palcoscenico vanno bene e il pubblico si gode una bella serata di evasione soprattutto grazie alla musica di Rossini. E’ piaciuta la ripresa dell’allestimento firmato nel 2005 da De Tomasi, alla cui memoria è dedicata, ma rispetto al quale la regia di Bonajuto risulta più composta.

Passato sotto rasoi e forbici, lo spettacolo ha subito una spuntatina. Tagliate le gag e le comparsate in platea.

La maggior parte dei commenti positivi è per la straordinaria prova di Chiara Amarù nei panni di Rosina ma il cast in generale ha convinto. Non la direzione del maestro d’Agostini. Roberto Tagliavini gioca in casa e riceve lunghi applausi.

«Finalmente lo hanno chiamato a cantare a Parma! – esulta Mattia Ambanelli - Tagliavini ha una voce magnifica e La calunnia è stata da manuale. Strepitoso anche Del Savio. Mi piace Kim, non vorrei fare paragoni ma mi sembra bravo quanto Juan Diego Florez».

«Spettacolo elegantissimo - dice Anna Benevisi - costumi magnifici, in particolare quello del Conte vestito da sposo - Non avrei vestito Rosina di giallo, sembra un limone».

Pino Marchetti osserva che lo «spettacolo è spigliato e allegro e non cade nell’ovvietà. Figaro ha il timbro alla Nucci, certo non la sua esperienza ma apprezzo il fatto che non induce a fare il pagliaccio. Figaro si canta così».

I commenti su di lui sono i generale meno teneri, piace ma non convince soprattutto per la non completa capacità di scilinguagnolo necessaria per questo ruolo. Enzo Malanca: «Trovo il cast azzeccato con belle voci, Rosina in primis. Mi piace anche l’orchestra».

Di altro parere Massimo Galli del Club dei 27 «La direzione non è all’altezza. Spegnere Rossini ce ne vuole! Troppo impantanata e sono critico anche con il tenore».

Tutti parlano di Rosina. La sua è stata una prova superlativa. La Amarù ha conquistato con la sua omogeneità di registro e la naturalezza delle agilità. «E’ una fuoriclasse - sintetizza Matilde Rosi - Colore di voce magnifico, semplicemente perfetta finalmente una con temperamento».

Il giovane Xabier Anduaga riscuote consensi «ha una voce stupenda - commenta Arnaldo Alessi - corposa con acuti pieni che svettano. Non troviamo convincente la direzione. Perdeva pezzi nei concertati». Gli fa eco Guglielmo Pisi: «Nei concertati più complessi ed esilaranti come il finale primo mancava brillantezza e anche volume. E’ mancato un po’ il bello dei crescendo rossiniani». Simone Del Savio è un vero dominatore della scena e piace a tutti. «E’ un artista - chiude Flavio Piroli - questi come lui sono i giovani che non ci fanno rimpiangere il passato». Ilaria Notari

LASSU' IN LOGGIONE

La primavera meteorologica è iniziata da un giorno ed anche il Regio l’ha voluta festeggiare con un’opera piacevole impostata su trame amorose, tresche, pettegolezzi, personaggi briosi che, una volta tanto nelle opere liriche, non sfoderano spade e pugnali ma fanno scorrere leggiadramente sul palco l’eterna favola della vita. Ieri sera c’era molta attesa per il Barbiere di Siviglia di Rossini, per il loggionisti, tout court, «Al Barbér», opera che amano tantissimo e che più volte, in passato, affascinò il nostro tempio del melodramma. Un barbiere che, complessivamente, è piaciuto alla «piccionaia» pur tra diversi distinguo.

Partiamo dall’orchestra definita abbastanza brillante, «brilantén’na». D’altra parte, parlando del ….«Barbiere», non poteva andare diversamente. Promosso a pieni voti il coro «che anca con Rossini l’à figurè bén anca se al s’é spoza de più con Verdi cme j anolén con al lambrùssch». Apprezzati i costumi firmati da Artemio Cabassi «molt pu elegant che chi vestì ch’ is’ vèddon in sèrt negosi äd moda chi päron fat con di stras». Promosse anche le scene che si potevano dominare bene in tutti settori del teatro, loggione compreso «as’ vèdda che stavolta par fär un lavor fat bén j’ aràn drovè un drone».

Il conte d’Almaviva, Xabier Anduaga, definito «tenore di grazia, è piaciuto anche se qualche loggionista ha osservato che la sua voce un po’ troppo sottile «pù che da teator l’éra da Capella Sistina». Una figura piacevole di barbiere (Figaro), è stato il baritono coreano Julian Kim con «‘na discréta voza e al spirit giùsst cme al barbér äd via Bixio Eugenio, un teron simpatich ch’al canta anca lu». «A mé piazu - sorride un altro loggionista - cuand Figaro al mètta a Bartolo la salviètta intorna al còl un po’ tropa longa ch’ la gh’ pàsa in méza al gambi cme un panolón». «Bräv e espresiv» Bartolo, il basso Simone Del Savio. Rosina, il mezzosoprano Chiara Amarù , «l’à cantè con gusst e espresivitè e po’ - sogghigna Gigètt Misträli - l’à n’é mìga anorèsica. As’ vèdda che al Cont a gh’ pjazäva .. l’abondansa». Applausi e consensi per Basilio, il basso parmigiano Roberto Tagliavini. «Cuand l’à cantè l’aria come un colpo di cannone - dice sempre Gigètt - al gh’äva ‘na voza ch’la paräva dabón un canón d’artilierja pezanta». Lorenzo Sartorio - Ha collaborato Enrico Maletti

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