Sei in Archivio bozze

Testimonianza

«Mio padre sparito nel nulla, mia madre malata. E nessun aiuto»

24 marzo 2019, 05:03

«Mio padre sparito nel nulla, mia madre malata. E nessun aiuto»

ROBERTO LONGONI

Quella sera non sembrava neanche maggio, per le nubi basse che trasformano ogni mese in novembre sui monti. E ancora una volta all'anziano con i capelli da ragazzo non sembrava di essere a casa a Mozzano. Eppure, era stato lui a tirarla su, a furia di sacrifici: lui con la «sconosciuta» che gli dormiva accanto. Lui a sposare quella donna, lui ad attraversare con lei 52 anni di giorni e notti, nella buona e cattiva sorte. Questo, almeno, sostenevano gli altri, a cominciare dal cinquantenne che lo chiamava papà. Per quanto si sforzasse, non riusciva a credergli. Lui non lo riconosceva, e di quella signora nemmeno ricordava il nome. La casa, poi... Fissare il soffitto da sotto le coperte, non faceva che moltiplicargli i dubbi. Così, Ettore Tarasconi, 78 anni, la sera del 2 maggio scorso, di nascosto, sopra il pigiama indossò una maglia rossa e una giacca scura e ai piedi infilò scarpe da ginnastica (questa l'ipotesi per i vuoti nell'armadio), le più comode per camminare. Quindi uscì verso l'altrove diventato il suo rifugio. Qualcuno lo vide alle 23 a Case Bodini, lungo la strada che dalla Val Toccana sale a Mozzano. Poi, più nulla.

LE RICERCHE

«Nonostante i quattro giorni di ricerche serrate con tutti i mezzi possibili, mesi e mesi di ricerche con volontari, amici e parenti (che non finirò mai di ringraziare) di mio padre neanche una traccia - spiega il figlio Massimo -. Da allora, non solo per questo, la mia vita è cambiata non poco: è diventata un inferno». Tarasconi era un «wanderer»: un malato di una demenza senile che lo faceva sempre fuggire. «Scassinava porte, scavalcava cancelli: si sentiva ovunque rinchiuso, a casa come al centro diurno a cui lo accompagnavamo, ma la solidarietà dei paesi gli aveva fatto da cintura di sicurezza - prosegue il figlio -. Inoltre, gli avevo preso un gps da portare con sé. Così, io che vivo a Parma, sapevo dove si trovasse a 40 chilometri di distanza». Ma l'indomani della scomparsa, il gps venne trovato ancora attaccato al caricabatterie. Non era mai servito, la notte.

LA SECONDA «SCOMPARSA»

Fu la moglie a dare l'allarme. Raffaella si svegliò alle 6 e per la prima volta trovò vuoto il letto accanto a sé. Era un abisso che avrebbe inghiottito anche lei. Lei che fino al giorno prima, non solo era autosufficiente, ma anche di grado di accudire il marito. «Prima è crollata fisicamente, poi ha ceduto la mente». Raffaella cominciò a essere portata da un ospedale all'altro. Lei che aveva vissuto in simbiosi con il suo Ettore, s'ammalò d'assenza. A sua volta chiedeva di tornare a casa. Ma a quella vera: lei la ricordava, così come riconosceva il figlio e la nipote. La memoria degli affetti era intatta, ma tutto il resto si stava sgretolando. Raffaella prese a confondere il giorno con la notte: perse il senso del tempo, come il marito avera perso quello dello spazio. «I suoi ragionamenti - sottolinea Massimo Tarasconi - non portavano più a niente. E pensare che prima teneva testa a chiunque. Ora non sa fare due più due». Ovviamente, ci sono giorni in cui Raffaella sta meglio, altri in cui precipita ancora di più nell'abisso.

NO ALL'ACCOMPAGNAMENTO

Quando si presentò alla commissione per l'accompagnamento, era uno di questi. «Dovetti spingerla su una sedia a rotelle. La tennero dentro 5 minuti. Me ne andai convinto che la nostra domanda sarebbe stata accolta: non aveva risposto a nessuna domanda». E invece, un mese dopo, come verdetto arrivò un no secco. «Ma mia mamma non può nemmeno più essere gestita al centro diurno o con badante a domicilio 24 ore al giorno, abbiamo fatto vari tentativi. La soluzione avallata anche dalle assistenti sociali è una struttura». E per lei ne è stata trovata una modello, sia per bellezza che per assistenza medica. «Per un anziano che risiede nel distretto c'è anche una convenzione: si entra in lista, poi mano a mano che un altro “convenzionato” ci lascia, si scala una posizione, e nel giro di un anno e mezzo si potrebbe arrivare a una retta quasi umana di 1450 euro al mese. Intanto però si pagano dai 2100 euro in su. E mia mamma percepisce una pensione (quella di mio papà per ora) di 900 euro mensili».

Domande su domande si sommano nella mente di Tarasconi. Da quasi 11 mesi su dove sia finito il padre. «Non trovarlo lascia aperta la porticina della speranza. Anche se so che con la sua patologia saremmo arrivati a rinchiuderlo come un carcerato. Così, mi ritrovo anche a sperare che abbia chiuso gli occhi per sempre sotto un albero, nella natura che tanto amava». Intanto, deve fare i conti anche con la realtà delle cifre e chiedersi chi debba pagare i 1200 euro di differenza della retta per la madre. «Come facciamo ad andare avanti tra il dolore per l’assenza di mio padre, il dolore per la malattia di mia mamma e la fatica di mantenere anche la mia famiglia? Qualcuno mi sa rispondere?» Lo Stato, attraverso alcuni dei suoi rappresentanti la sua l'ha detta: i Tarasconi sono «ricchi», possedendo una casa. La vendano. «Ma io non posso - replica Massimo -. Quando ne parlai con mio padre, lui minacciò di buttarsi dalla finestra. E poi è giusto che chi ha lavorato per una vita sia lasciato solo così?» No, quella casa no. Era lì che, senza saperlo, Ettore Tarasconi voleva tornare quella notte. Che possa almeno farlo il figlio per lui.

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal