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Simone Barone

«Che bello rivedere la Nazionale a Parma»

25 marzo 2019, 06:00

«Che bello rivedere la Nazionale a Parma»

MARCO BERNARDINI

La sua corsa a perdifiato accanto a Pippo Inzaghi nella speranza (vana) di ricevere l’assist del raddoppio contro la Repubblica Ceca è rimasta una delle immagini simbolo dell’Italia campione del mondo nel 2006. Ma Simone Barone, attuale allenatore della «Berretti» del Sassuolo, nella storia è entrato lo stesso contribuendo a scrivere assieme agli altri 22 azzurri una delle pagine piú belle del calcio italiano. E risulta essere l’unico calciatore parmigiano a potersi fregiare del titolo iridato.

«Più passa il tempo, più l’emozione è viva e dentro ognuno di noi che abbiamo fatto parte della spedizione - spiega l’ex centrocampista di Parma, Palermo e Torino, nato solo anagraficamente a Nocera Inferiore ma cresciuto in città vicino al Tardini dove la Nazionale giocherà domani sera - siamo partiti tra mille difficoltà in un periodo non semplice ma il ct Lippi, il capitano Cannavaro e gli altri leader della squadra furono bravi a tenere i problemi fuori dal ritiro di Coverciano».

Quale aneddoto le torna in mente a distanza di anni?

«Ricordo le partite di ping pong con Buffon che una volta aveva rotto una vetrata. E’ stato qualcosa di magnifico condividere quell’esperienza assieme a lui: ci conosciamo dall’età di 12-13 anni nelle giovanili del Parma, siamo stati amici, compagni, avversari e alzare la Coppa al suo fianco ha rappresentato il punto più alto per entrambi».

Ripensa ancora al contropiede con Inzaghi?

«L’importante è esser stato lì, sono momenti che potevano cambiare la nostra partecipazione al Mondiale e mi interessa di più aver dato una mano alla Nazionale. In cuor mio speravo potesse passarmi la palla poi sul pullman è normale che sia volata qualche battuta col sorriso perchè, in primis, volevamo andare avanti nel torneo».

Felice per il ritorno dell’Italia a Parma?

«E’ bello rivederla al Tardini, quando arriva la Nazionale si respira sempre un clima di festa. Ancora di più a Parma che ha ritrovato la serie A».

Come giudica la Nazionale di oggi?

«E’ un gruppo di giovani con grandi qualità che possono far sperare in un futuro migliore dopo la mancata qualificazione al Mondiale. E’ stato un momento di difficoltà, Mancini ha portato entusiasmo, autostima e una mentalità nuova. Non è un caso che la squadra sia cresciuta in maniera costante in termini di prestazioni e giovani che mi auguro possano giocare sempre più spesso nei rispettivi club».

C’è un giovane che può essere da traino?

«L’esempio più eclatante è Zaniolo che un anno fa militava nel campionato Primavera e ora si è guadagnato la Nazionale da titolare nella Roma. Con i giovani bisogna aver pazienza, non bruciarli ma allo stesso tempo serve un pizzico di follia dei club nel saperli lanciare. C’è un blocco di giocatori forti che possono fare un buon Europeo senza, però, l’assillo di dover vincere a tutti i costi».

Cosa significa per lei il Parma in serie A?

«Da tifoso, raccattapalle e poi da giocatore ho trascorso momenti emozionanti. Negli ultimi tre anni e mezzo sono state fatte cose eccezionali, forse irripetibili. Sta disputando un ottimo campionato, deve raggiungere i fatidici quaranta punti ma in chiave futura ci sono le persone giuste e un allenatore competente in grado di dare al pubblico le soddisfazioni che merita».

Quando sarà pronto per una prima squadra?

«Sto facendo il mio percorso di crescita, a me piace stare in campo e insegnare ai ragazzi. Ringrazio il responsabile del settore giovanile del Sassuolo, Francesco Palmieri, adesso sono focalizzato sull’attuale campionato e non mi do scadenze per guidare i “grandi”. Bisogna avere passione, voglia e determinazione, mi sono tolto l’etichetta di ciò che ero stato da calciatore e vorrei solo godermi il presente».

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