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AMBIENTE

Le parmigiane che vogliono salvare il pianeta insieme a Greta

25 marzo 2019, 06:02

Le parmigiane che vogliono salvare il pianeta insieme a Greta

MARGHERITA PORTELLI

L'«onda verde» delle ragazze arriva anche a Parma. Sono tante, tantissime, le giovani donne che hanno a cuore la questione ambientale e che, nel loro piccolo, si danno da fare per rispettare il pianeta e fare cultura della sostenibilità. Guardano alla sedicenne attivista svedese Greta Thunberg come ad un modello di forza e coraggio, scendono in piazza e passano i pomeriggi a raccogliere rifiuti ma, soprattutto, concordano nel dire che il modo migliore per aiutare l'ambiente è far capire a chi ci sta intorno che non c'è più tempo per le chiacchiere, che bisogna tirarsi su le maniche e darsi da fare, perché, come abbiamo letto in tanti dei cartelli che hanno colorato i cortei del 15 marzo, «Non c'è un pianeta B».

Gemma Adorni, 18 anni, porta un nome che si addice alla primavera ed ha le idee molto chiare. «Mi sono sempre interessata alla questione ambientale, sin da piccola – racconta la studentessa dell'istituto agrario «Bocchialini» -. Sono diventata vegetariana perché le scelte alimentari incidono sullo stato di salute del pianeta e un po' alla volta sto togliendo dalla mia dieta anche i prodotti di derivazione animale. Sono stata la prima in famiglia, ma poi mi hanno seguita anche mio papà e mia sorella, ed è stata una bella soddisfazione vedere che anche loro si erano convinti della necessità di certe scelte. È incredibile pensare a quanta strada ancora ci sia da fare a livello di consapevolezza: una volta ero andata in giro per la città a raccogliere rifiuti e le persone si fermavano in automobile per chiedermi se andasse tutto bene, non riuscivano a capire quello che stessi facendo».

Ester Allegri, 18enne iscritta al liceo «Bertolucci», è cresciuta in un ambiente famigliare che l'ha sensibilizzata sul tema. «Ho fatto un progetto con la scuola a livello europeo sull'inquinamento e, una volta terminato, mi è rimasta la voglia di mettere in pratica le cose che avevo imparato, ecco perché appena posso mi do da fare – spiega -: andando il più possibile a piedi, in autobus o con i pattini, o dando una mano a chi mette in piedi iniziative di tutela del patrimonio ambientale della nostra città».

Come loro la pensa anche Rebecca Migliozzi, 17 anni, che frequenta il liceo artistico «Toschi». «Ammiro tantissimo Greta e penso che sia un'eroina del nostro tempo – ha sottolineato -. Io riciclo il più possibile, facendo una scuola d'arte provo a darmi da fare con il riuso, per dare nuova vita alle cose vecchie, utilizzo sempre la borraccia e non compro mai acqua in bottiglietta, tento di limitare il consumo di carne. Sono tante le piccole scelte quotidiane che possono fare la differenza».

Perché, come dice Marcella Nucifora, studentessa universitaria di 25 anni, «se quello che ciascuno di noi fa è una goccia nel mare, è anche vero che una tempesta parte proprio da una singola goccia d'acqua». «Credo che rispettare l'ambiente equivalga, semplicemente, a rispettare noi stessi – aggiunge -. È importante quello che ciascuno di noi può fare: ridurre al minimo l'utilizzo di plastica, spegnere o abbassare il riscaldamento quando ci rendiamo conto che non ce n'è bisogno (come in questi giorni), ridurre i tempi della doccia».

Arianna Mugnari, studentessa di 23 anni, si dà da fare per coinvolgere i coetanei in iniziative a favore dell'ambiente. «Vedo sempre più ragazzi attivi, coinvolti, consapevoli – sottolinea -. Credo che i giovani possano fare tantissimo. Sensibilizzare gli altri, darsi da fare anche con piccoli gesti, significa mandare un messaggio: “A qualcuno importa. A me importa”».

Anche Beatrice Lotto, 23 anni, crede molto nel valore educativo dell'esempio. «Andare a fare la spesa con le borse riutilizzabili, differenziare i rifiuti, sensibilizzare qualcuno che ti è intorno è fondamentale – spiega -. Io sono cresciuta in una famiglia che mi ha insegnato molto: se al parco buttavo per terra una cartaccia, da bambina, mi beccavo uno scappellotto, perché mi si insegnava che quella era mancanza di rispetto, indifferenza».

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