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DOPO LA TRAGEDIA

Circoncisioni clandestine, anche a Parma bambini danneggiati

26 marzo 2019, 06:01

Circoncisioni clandestine, anche a Parma bambini danneggiati

MONICA TIEZZI

Si cerca anche a Parma il «santone» che ha eseguito una circoncisione su un bambino di cinque mesi di Scandiano, figlio di una coppia ghanese, morto all'ospedale Sant'Orsola di Bologna sabato per il sanguinamento causato dall'intervento, eseguito nell'abitazione dei genitori. L'uomo avrebbe infatti operato anche nella nostra città.

Emerge intanto un altro caso simile di pochi mesi prima, sempre nel Reggiano. A novembre scorso un altro bambino, di sei mesi e di famiglia ghanese, ha perso la vita per dissanguamento dopo una circoncisione a casa. Ad operarlo sarebbe stato un uomo «accreditato» per questo tipo di intervento tradizionale nella comunità africana della regione. Dopo le complicanze insorte, il piccolo fu portato all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia dove poco dopo ne fu constatato il decesso.

Le indagini - di cui è titolare il sostituto procuratore Iacopo Berardi e affidate alla questura reggiana - sono ancora in corso. L’uomo che avrebbe praticato la circoncisione - indagato per omicidio colposo - è infatti irreperibile.

La Polizia sta collaborando con i colleghi anche della nostra città, oltre che di Bologna e Modena, per acquisire prove e scovare altri casi in cui il santone avrebbe effettuato l’operazione. Anche la madre e il padre del bimbo - una famiglia ben inserita e che ha altre figlie femmine - sono stati iscritti nel registro degli indagati del pm con l’accusa di omicidio colposo in concorso. A difenderli è l’avvocato Giuseppe Caldarola che sottolinea come «tante persone straniere non siano a conoscenza del fatto che questa pratica può avvenire anche in day hospital, in tutta sicurezza e a prezzi inferiori rispetto a santoni che non hanno alcuna qualifica medica».

Ma è davvero cosi? Quanto verrebbe a costare un intervento di circoncisione rituale in regime libero professionale intramoenia? «Il costo è relativamente importante - spiega Emilio Casolari, direttore del reparto di Chirurgia Pediatrica dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma - Occorrono infatti un anestesista, due chirurghi, due ore di sala operatoria e un giorno di degenza. Il servizio sanitario nazionale ad oggi non lo annovera tra gli interventi praticabili in regime istituzionale». Ciò spiega perché gli interventi di questo tipo eseguiti in strutture sanitarie specialistiche siano rarissimi.

I genitori che vogliono far circoncidere i propri figli si rivolgono quindi ad ambulatori privati o a figure non professionali che operano in ambienti non idonei e molto spesso senza praticare alcuna anestesia. A volte, la circoncisione rituale viene eseguita nei paesi di origine.

«Ogni anno, da tempo, dobbiamo trattare nell'unità operativa di Chirurgia pediatrica vari casi di complicanze post-operatorie di procedure eseguite senza le dovute strumentazioni ed in ambienti non idonei, non raramente a domicilio. Ci sono stati casi, anche recenti, di grave anemizzazione, infezioni, danni all'uretra o al glande. Tutti da trattare o ritrattare chirurgicamente», spiega Casolari.

La circoncisione rituale non rientra fra i cosiddetti «Lea» (Livelli essenziali di assistenza) forniti dal servizio sanitario nazionale ma in realtà ci sono diversi approcci a livello nazionale, con alcune Ausl che chiedono solo il pagamento di un ticket. Tanto che proprio di recente la Società italiana di pediatria ha avviato un'indagine sul tema.

«A Parma circa il 30% dei nati ha origini extracomunitarie e la percentuale di musulmani ed ebrei, religioni che praticano la circoncisione rituale, si aggira sul 10-15%» spiega Icilio Dodi, direttore della Pediatria generale e d'urgenza dell'ospedale Maggiore. Numeri che, fanno intendere gli specialisti, rischierebbero di incidere pesantemente (se la circoncisione rituale dovesse entrare nei Lea) sulla programmazione degli interventi, oltre che sui bilanci ospedalieri.

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