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l'intervista

Teresa Romano: «I parmigiani? Esigenti ma ti sostengono»

01 aprile 2019, 08:01

Teresa Romano: «I parmigiani? Esigenti ma ti sostengono»

Ilaria Notari

Ha iniziato facendo Mozart e belcanto ma oggi che la sua vocalità è sempre più falcon, il soprano Teresa Romano torna a Parma con il ruolo di Maddalena nell’Andrea Chénier di Giordano, in scena da venerdì prossimo nell’ambito della stagione lirica. Sono passati quasi dieci anni da quando la Romano, vincitrice del Concorso Voci Verdiane di Busseto nel 2008, calcò il palco del Regio in un «Trovatore» travagliato, tra influenze e contestazioni.

Ha collaudato Maddalena alla Scala, sostituendo Anna Netrebko alle prove. Ora è il suo momento al Regio dopo quel Trovatore complicato…
«Al Regio mi trovai a sostituire la Fantini malata e anch’io avevo la tracheite ma il pubblico capì. Percepivo l’affetto e mi sentii meno sola in mezzo a quella bufera. A Parma sono esigenti ma quando dai l’anima ti sostengono. Torno con un ruolo che amo e che avevo studiato anni fa. Quando sono libera mi prendo dei periodi di studio perché come dicevano i grandi il repertorio lo si sa, non lo si studia. Così fui pronta quando mi chiamò La Scala. Per me è come averla già debuttata perché l’ho cantata al fianco di Yusif Eyvazov e con l’orchestra guidata dal maestro Chailly.

Come si trova in questo ruolo che richiede potenza per bucare lo spessore dell’orchestrazione che risente di influssi wagneriani?
«Molto a mio agio. Negli anni la mia vocalità ha preso sempre più le caratteristiche che questo ruolo richiede. Sentirsi a proprio agio permette di aprire un ventaglio di espressività maggiore. Maddalena da un punto di vista drammaturgico è un personaggio molto poetico e sofferto che fa un’evoluzione di consapevolezza dal primo atto all’ultimo e come molte eroine del melodramma passa dall’ingenuità alla coscienza più profonda dei drammi della vita e lei lo fa sullo sfondo della Rivoluzione francese, fino all’apice della “Mamma morta”. E’ poetico ma per cantarlo serve un falcon. A differenza di Verdi e Puccini infatti, spesso in questi autori, la voce nella zona medio acuta viene raddoppiata dal pieno dell’orchestra, non solo gli archi ma anche gli ottoni e questo impone un peso vocale che regga l’orchestrazione. E’ un ruolo ben distribuito, scritto bene e ricercato nel lessico».

La potente aria “La mamma morta” è conosciuta da molti anche grazie alla colonna sonora del film «Philadelphia» nell’interpretazione della Callas. Anche lei rischia di emozionarsi cantandola?
«E’ la narrazione di un dramma, come una seduta di psicanalisi di fronte all’estremo sacrificio. Non per impietosire Gérard ma perché le esce dal cuore questo dramma che ha vissuto. Pur avendo la possibilità di cantare nella prima ottava con agio mi piace narrarla a fior di labbra perché è come se dal pensiero si iniziasse a parlare. E poi l’acuto, che per la nostra generazione è della Callas nel film “Philadelphia”, è l’ultima possibilità di speranza e quindi è di una drammaticità assoluta. Bisogna stare attenti a non emozionarsi mentre si canta!».

Si vocifera di un suo debutto in un significativo ruolo verdiano. Ce lo conferma?
«E’ vero e questa è un’anticipazione! Farò un doppio debutto di vocalità e di ruolo cantando Amneris ad Erl in Tirolo. Ho scelto una situazione ideale per collaudarlo e poi cantarlo spero in futuro in grandi teatri».

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