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La sfida

Parma-Roma: Antonio Slawitz in auto batte il treno

11 aprile 2019, 08:01

Parma-Roma: Antonio Slawitz in auto batte il treno

GIORGIO GANDOLFI

Nonno Rienzo sarà contento. Il nipotino, Antonio Slawitz ce l'ha fatta, battendo in auto il treno espresso Parma-Roma giungendo nella capitale alle 20,38 dopo essere scattato alle 13,17 da Parma, via Monte Altissimo, la strada in discesa presso la stazione, dalla quale si può sentire l'altoparlante con gli annunci delle partenze. Al volante della sua Alfa Montreal rossa del 1971 ha percorso 603 chilometri con una media di 86 all'ora. Al suo fianco un navigatore, il giornalista pubblicista Massimo Salvucci di Pisa , esperto di rally.

Nonno Rienzi vinse una scommessa di diecimila lire, cifra notevole all'epoca, fatta fra gli avventori del bar Centrale, il bar degli sportivi soprattutto dei rugbisti. Un exploit che gli conquistò la prima pagina della «Domenica del Corriere», la rivista settimanale più diffusa dell'epoca, parliamo del 1923, con il disegno del famoso illustratore Beltrame.

La scommessa era stata lanciata da tale Gino Brandini e Rienzo Slawitz, esponente dell'Automobil club, protagonista di molte Parma-Poggio, la vinse arrivando a piazza Termini, la stazione nel cuore di Roma, 47 minuti prima del treno. Per Antonio una discussione durante una conviviale al Panathlon ha dato il via a una preparazione meticolosa e ad alcune prove non sempre positive, soprattutto per le condizioni del tempo.

Stavolta qualche goccia d'acqua ma nessun vigile urbano come quello che cercò di fermare nonno Rienzo in pieno centro a Reggio Emilia e che lui evitò dimostrandosi pronto a tutto pur di ottenere il successo: cercò infatti di investirlo, costringendolo a rifugiarsi in un portone. E da lì prendere il numero di targa gli fu proprio impossibile.

L'auto di nonno Slawitz, una Fiat 501 S scoperta a due posti, con freni posteriori era stata rinforzata nelle balestre con l'avvolgimento di filo di ferro. L'Alfa Montreal 1971, anch'essa a due posti, ha fatto qualche capriccio, con una serie di singhiozzi nell'avviamento che hanno provocato preoccupazioni fra la decina di persone presenti alla partenza, fra le quali il presidente del Panathlon, Artemio Carra, «sponsor» della sfida con la propria associazione.

Poi, il via dello starter con la bandiera tricolore, e l'auto è piombata verso il cavalcavia di via Garibaldi con un impeto fragoroso tipo Indianapolis e le ruote che stridevano sull'asfalto. «Il percorso - ha raccontato al telefono Slawitz dall'ufficio Aci di Roma dove era andato per la foto di rito sotto l'orologio che segnava le 20,38 - ha provocato alcune difficoltà a causa delle deviazioni per lavori in corso. Nella prima abbiamo perso almeno quindici minuti, ma abbiamo potuto riprendere facendo alcuni tratti abbastanza veloci e tenendo la media prevista negli altri chilometri. Con uno come Massimo al fianco, si può stare tranquilli. Probabilmente mi arriverà qualche multa: lungo la strada c'erano diversi controlli, spero che non mi venga ritirata la patente».

Il che sarebbe un bel guaio, considerata l'attività del pilota (è medico), ma il navigatore aveva preso nota durante le prove di tutti i «pericoli» rallentando la velocità in prossimità delle sentinelle elettroniche. «Altrimenti - ha scherzato Massimo - che ci sto a fare in questo tipo di gare? Dopo i singhiozzi iniziali, forse il motore dell'Alfa non era abbastanza caldo, siamo andati molto bene, Antonio è un ottimo pilota, dopo il zig-zag iniziale, forse per l'emozione, si è comportato molto bene, meglio del nonno, a quanto pare, considerato che siamo arrivati a stazione Termini con oltre un'ora di vantaggio e bisogna considerare che oggi i treni sono più veloci di quelli del 1923. Naturalmente, abbiamo rispettato il tragitto: nessuna scorciatoia, siamo stati meticolosi in tutto anche perché sarebbe stato assurdo rischiare». Poi il ritorno a casa dopo il brindisi romano e un lungo , meritato sonno per i due protagonisti.

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