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SICUREZZA

A Parma non arrivano le «zone rosse» per l'ordine pubblico

12 aprile 2019, 08:00

A Parma non arrivano le «zone rosse» per l'ordine pubblico

GIAN LUCA ZURLINI

Bologna e Firenze sono fra le prime città italiane ad essere partite con la «tolleranza zero» nei confronti dei cosiddetti balordi chiesta dal ministro dell'Interno Matteo Salvini dopo l'approvazione del suo decreto.

LE «ZONE ROSSE»

In entrambe le città o prefetti, in accordo con le giunte comunali, hanno emesso ordinanze con cui sono state istituite le cosiddette «zone rosse». In particolare a Bologna, nella zona universitaria, sono stati istituiti dei «mini daspo» destinati ai pusher che vietano la loro presenza in aree della città definite «a rischio» per lo spaccio di droga. E così nel giro di 8 mesi sono stati effettuati ben 105 arresti. A Firenze, invece, nei giorni scorsi sono state istituite 17 «zone rosse» in cui non possono essere presenti persone che abbiano a proprio carico denunce per spaccio di droga, percosse, rissa, lesioni personali, danneggiamento di beni e commercio abusivo su aree pubbliche e anche per chi è assieme a loro. Una «stretta» che, nelle intenzioni del Viminale dovrebbe liberare le città dall'assedio dei violenti e degli spacciatori .

LA SITUAZIONE A PARMA

A Parma, per il momento, non c'è, ne sembra essere imminente un'ordinanza del prefetto simile a quelle che sono state emesse a Bologna e Firenze. E dalla Prefettura che fino a ieri non erano arrivate dal ministero nuove disposizioni rispetto a quanto già previsto all'interno del cosiddetto decreto-Salvini. L'unico provvedimento in vigore è così quello contenuto all'interno del regolamento di polizia urbana approvato nel settembre del 2015 e successivamente aggiornato con le nuove disposizioni rese possibili dai decreti Minniti e Salvini. Questo regolamento, nel quale non sono previste «zone rosse» ristrette come quelle individuate a Firenze e Bologna, individua quasi tutto il centro storico e anche una parte importante della prima periferia, in particolare in tutte le aree vicine a istituti scolastici e a zone ospedaliere definite come «sensibili», come luogo in cui è possibile procedere al cosiddetto «Daspo urbano», vale a dire il divieto a tempo per specifiche persone di essere presenti in quei luoghi. Si tratta però di una misura più blanda rispetto a quella delle «zone rosse», in quanto per chi trasgredisce vengono previste delle sanzioni amministrative, mentre le ordinanze prefettizie assumono un valore penale e puniscono anche con l'arresto i trasgressori.

IL RUOLO DEI VIGILI URBANI

A Firenze e Bologna, oltre alle forze dell'ordine statali, come Polizia e Carabinieri, anche gli agenti della Polizia locale sono coinvolti nel controllo del territorio e nella possibile applicazione di sanzioni ai trasgressori. Per quanto riguarda Parma, invece, gli agenti della Polizia municipale effettuano controlli del territorio comunale quasi soltanto nell'ambito di azioni coordinate con le forze dell'ordine e il loro ruolo è soprattutto quello di sgravare da compiti impropri, come la rilevazione degli incidenti stradali, gli altri corpi di polizia.

COMUNE CHIUSO AI MIGRANTI

Un altro tipo di contromisure sono quelle previste dal comune di Calolziocorte, in provincia di Lecco, dove, sfruttando le misure previste dal decreto Salvini, il sindaco leghista ha istituito un regolamento comunale che prevede «zone rosse» in cui i migranti non possono essere alloggiati e ospitati e altre «zone blu» in cui potranno risiedere solo con il permesso del Comune. Una misura ancor più drastica che, per ora, è stata applicata solo in pochi comuni.

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