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Intervista

Buffa: «Quante emozioni dentro un rigore che non c'era»

14 aprile 2019, 07:00

Buffa: «Quante emozioni dentro un rigore che non c'era»

VANNI BUTTASI

Il Teatro Regio come la Bombonera di Buenos Aires o il Maracanà di Rio de Janeiro: in scena Federico Buffa con «Il rigore che non c'era», un testo che lui ha scritto con Marco Caronna, che cura anche la regia, e prodotto da International Music and Arts.

Il “fischio d'inizio” sarà alle 21 di martedì, grazie a Caos Organizzazione Spettacoli e Arci Parma (tel. 0521.706214; info@arciparma.it): sul palcoscenico con Buffa e Caronna ci saranno Jvonne Giò e Alessandro Nidi, al pianoforte.

Lo spettacolo parte da storie sportive per diventare un affresco storico, poetico e musicale. «Il rigore che non c'era» - come ha raccontato Osvaldo Soriano - è quell'evento, magari improvviso, che ha cambiato la storia di una partita: è quella metafora, imprevedibile, che può avere cambiato la storia di una vita. Una sorta di “sliding door” che, in base alla scelta della persona, può radicalmente mutare la vita stessa. In un luogo non collocato nel tempo e nello spazio, personaggi davanti a un bivio, davanti a una scelta, condannati a raccontare e a raccontarsi. Sono lì, come abbiamo già sottolineato, perché hanno aperto una delle due porte, rossa e nera, sono lì ad interrogarsi, tra pensieri e sberleffi, su cosa sarebbe successo se...

Federico Buffa - che il critico Aldo Grasso, parlando dei suoi programmi tv su Sky, ha definito «narratore straordinario, capace di fare vera cultura, cioè di stabilire collegamenti, creare connessioni, aprire digressioni in possesso di uno stile avvolgente ed evocativo» - inizia il suo percorso che passa dalla storia di Sendero Luminoso a quella di Garrincha, da Cristiano Ronaldo alla protesta degli sportivi afroamericani.

E Marco Caronna, in proposito, anticipa una chicca: «Al Regio il pubblico avrà una gradita sorpresa, legata a Parma. Di più non posso dire». Lo stesso Buffa, ritornando allo spettacolo, sottolinea come «ogni sera si segua un testo ma spesso si improvvisa, regalando allo spettatore sempre nuove emozioni. E' uno spettacolo molto divertente, certamente stimolante. Farò due monologhi dedicati al Perù e sulla conquista della Luna (proprio quest'anno si celebra il cinquantesimo del primo uomo ndr)». Sullo sfondo della scena si scorgono un palazzo, due finestre dalle quali compare una sorta di angelo, custode e disincantato, interpretato da Yvonne Giò; sul palcoscenico con lo stesso Buffa, uno strampalato speaker (Marco Caronna, autore del testo e regista dello spettacolo) e un pianista (Alessandro Nidi), compagni di viaggio nello scoprire che quella volta, quel rigore ha decisamente cambiato la storia di tutti.

Storie intrecciate tra loro, grandi personaggi e piccoli passanti, la potenza e lo scherzo, agito da coloro che Buffa racconta, incalzato da Caronna: il tutto punteggiato dagli interventi musicali di Nidi, che sottolineano, impreziosiscono e accompagnano le parole.

Lo spettacolo «Il rigore che non c'era», nella versione che il pubblico parmigiano vedrà al Regio, è decisamente diverso rispetto a quello che fu applaudito nella “prima” del 6 maggio 2017 al Teatro Nuovo di Salsomaggiore: attualmente in tour in tutta Italia, è stato ripreso la scorsa estate raccogliendo consensi da parte degli spettatori e della critica. «La forza dello spettacolo - sottolinea ancora Marco Caronna - è nella capacità di rinnovarsi, entro certi limiti, ogni sera. Voglio ricordare, in proposito, il toccante monologo che, a Trieste, Federico (Buffa ndr) ha dedicato a Nereo Rocco». E, sulla stessa lunghezza d'onda, troviamo anche Buffa: «L'improvvisazione gioca un ruolo fondamentale ma corre sui binari di un testo ben preciso». Su tutto, comunque, c'è la garanzia di un grande storyteller come Federico Buffa. E, alla fine, tutti saranno convinti che «il rigore non c'era».

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