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Intervista

Elisa: «La fragilità può essere una forza»

15 aprile 2019, 07:00

Elisa: «La fragilità può essere una forza»

MARGHERITA PORTELLI

Da vent’anni è una ragazzina. Sarà che non smette di crescere con le generazioni di cui accompagna i sogni, un successo dopo l’altro, sarà che era partita alla grande e che, non si sa come, è riuscita nell’impresa di non far mai rimpiangere il passato, sarà che è il manifesto della genuinità. «Sarà, sarà, sarà». Comunque sia, Elisa – che questa sera salirà sul palco del Teatro Regio (alle 21) per un concerto tutto esaurito da mesi – è unica.

Trasversale, eclettica, benedetta da un talento speciale, l’artista triestina da sempre mette tutti d’accordo: difficile, difficilissimo, trovare qualcuno che non abbia nel cuore almeno una delle sue canzoni, da «Labyrinth», dal meraviglioso album d’esordio in inglese «Pipes & Flowers», alle ultimissime hit «Se piovesse il tuo nome» e «Anche fragile». Elisa, così rock e così poetica, con il «Diari aperti Tour» arriva sul palco del Regio (grazie a Caos Organizzazione Spettacoli) in un momento magico della sua carriera e della sua vita. L’album «Diari aperti», uscito lo scorso autunno, racchiude, in undici brani tutti in italiano, altrettanti fotogrammi della sua vita, memoria sotto forma di racconto, rivestita di musica. I suoi ricordi e, indirettamente, i nostri. Cullati da quella voce amica incapace di invecchiare.

Elisa, ha voluto intitolare un brano alla fragilità, un concetto che molto spesso ci spaventa e che tendiamo quasi a negare, a demonizzare. Perché crede sia importante riconoscere anche i nostri limiti?

«In questo album sono andata a riscoprire me stessa e non è stato certamente semplice, ma scavare a fondo è sempre terapeutico. La musica deve essere scambio, dire la verità è importante. La fragilità è sempre un argomento difficile da trattare, ma ho scelto di tirarla fuori e di non nasconderla, soprattutto perché penso che in un’epoca storica in cui vige la negazione della fragilità e di tutto ciò che è noioso, normale, imperfetto, serva davvero un ritorno alla sincerità».

Ci racconta qualcosa di questo tour nei teatri? Sono date intimiste o darà un tocco rock anche al Teatro Regio di Parma?

«Certamente. Nella prima parte dello spettacolo sono seduta per trasmettere un tono confidenziale. Nella seconda parte, invece, voglio andare incontro a chi mi sta di fronte. Sono contenta che il pubblico si alzi, partecipi, è il repertorio che lo richiede. In questo live ho riportato i miei diari anche sullo schermo, con un racconto, anche visivo, della mia vita. “Diari aperti” è un progetto intimo che però nel live non manca di momenti capaci di accendere il pubblico. La scelta del teatro richiama l’intimità di tutto il progetto».

Gli ultimi mesi sono stati molto intensi per lei: dopo il grande affetto raccolto sul palco dell’Ariston, a 18 anni da «Luce», non solo è in tour, ma è anche sul grande schermo con la partecipazione a «Dumbo» di Tim Burton. Quale di queste esperienze l’ha emozionata di più e perché?

«Impossibile fare una scelta. Sì, sto vivendo un periodo magico. Lavorare per Disney e Tim Burton è stato incredibile, lui è da sempre uno dei miei miti. Il Festival di Sanremo mi ha dato sempre tantissimo, la vittoria è una delle cose che non si dimenticano, e vedere i teatri pieni è una grande emozione».

Nel suo ultimo album, «Diari Aperti», ha letteralmente recuperato e messo in musica le pagine del suo passato. Che valore ha la memoria per lei?

«Un valore enorme. La cosa che mi ha commosso, riaprendo i miei diari, è stata vedere che il tempo non ha scalfito certi legami e sentimenti, anche dopo anni. Tutto è partito dai ricordi, dalle parole, dai testi. In questi brani racconto la mia esistenza, la mia fragilità, che può essere una forza, il mio essere allegramente confusionaria, l’amore per la mia famiglia e per mio marito. Questo disco è il manifesto di come sono io: parlo di sentimenti e di cose vissute».

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