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Concerto

Elisa incanta il Regio

16 aprile 2019, 07:00

Elisa incanta il Regio

Margherita Portelli

Quanta intimità può esserci su un palcoscenico? Sussurrare la propria anima a centinaia di persone, proiettare sulla scena le pagine della propria vita e mantenere, tuttavia, il tono poetico di una confessione a due.

Elisa è stata capace di questo e di molto altro, ieri sera, al Teatro Regio, dove ha coccolato i suoi fan con una serata speciale. Nella tappa parmigiana del suo «Diari aperti tour», l’artista friulana ha incantato i presenti con molti brani dell’ultimo (omonimo) album, ma si è ritagliata il giusto spazio anche per alcuni irrinunciabili flashback nella propria straordinaria, ventennale, carriera. Che poi, d’altra parte, proprio a questo è dedicato il suo ultimo progetto: alla potenza del ricordo.

I suoi «Diari aperti» sono infatti racconti del passato sotto forma di musica, pagine che la cantautrice ha realmente scritto, disegnato, foderato di foto e ritagli, e chiuso a chiave nei cassetti: quaderni che fin da bambina hanno accompagnato la sua vita. Una scaletta asciutta, come asciutta era la scenografia (con sole immagini di chissà quanti rullini e vhs a fare da sfondo a lei e al suo piano), ha dimostrato quanto potente possa essere la musica, capace di far danzare guancia a guancia anima e passato, come due vecchi amanti che si rincontrano per caso.

Ad accompagnare la voce (naturalmente straordinaria) e il pianoforte, un quartetto d’archi, chitarre acustiche, tastiere, basso, percussioni, cori e chitarre elettriche. Rompere il ghiaccio non è stato difficile, per l’artista. Con «Come fosse adesso» (tratto dall’ultimo album) ha subito preso per mano il pubblico per accompagnarlo nelle sue memorie dei primi anni Novanta. Elegantissima in bianco, un proiettore alle spalle, Elisa è stata accolta dall’affetto autentico del teatro. E se con la delicatezza di «Promettimi», dedicata al figlio Sebastian, nascondere l’emozione è stato impossibile, è con «Anche fragile», ultima hit tratta da «Diari aperti», che il pubblico è esploso, e una distesa di schermi blu ha cominciato a punteggiare la platea per riprendere la meraviglia di quel momento.

«È un gioiello questo posto, è incredibile. Sono così felice di essere qui» ha sorriso da dietro il piano Elisa. Quando poi si sono aperte le porte ai successi del passato - con «Eppure sentire», «Heaven out of hell» e «Luce» - la valanga emotiva si è fatta davvero inarrestabile e il pubblico ha iniziato a cantare per non finire più (nemmeno di fronte a brani in inglese di vent’anni fa). Un sogno durato una ventina di canzoni (aperto della brava cantautrice statunitense Naomi Terra), il concerto è stato un crescendo di calore, con tanto di modifica in corsa alla scaletta, per dedicare «Dancing» alla splendida cornice della serata.

E al dolcissimo grido di «Vai Eli», che una piccola fan ha lanciato da un palco nel silenzio di una pausa, con il garbo con cui si lancerebbe un fiore, la serata è proseguita come doveva: a ritmo di brividi. Se piovesse il suo nome, in fondo, è proprio così che dovrebbe piovere.

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