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OMICIDIO

La rabbia della sorella di Filomena contro l'assassino: «Lui sarà curato, per noi condanna a vita»

17 aprile 2019, 07:02

La rabbia della sorella di Filomena contro l'assassino: «Lui sarà curato, per noi condanna a vita»

Georgia Azzali

Una manciata di minuti. Solo il tempo di fissare l'udienza del verdetto. Ma a Rosangela Cataldi basta incrociare lo sguardo di Guilin Fang per rivedere tutti i fotogrammi del passato. Di otto mesi che sono ancora un presente angosciante. Ritrova il volto di Filomena prima del massacro, risente la sua energia e immediatamente affiora il rancore. È un veleno, ma Rosangela non può ancora trovare pace. E forse ci vorrà una vita per far sciogliere almeno il rancore. Perché non ti puoi rassegnare alla morte di una sorella, uccisa il 22 agosto a San Polo di Torrile senza un perché da un vicino di casa a cui ha aperto la porta. «Più che dolore, è rabbia. Quando lo vedo, provo questa sensazione terribile. Tutti mi dicono che con il passare del tempo, le cose miglioreranno, ma per me più passa il tempo, e peggio è. Perché quello che è accaduto è inaccettabile - racconta alla fine dell'udienza -. In aula, sono esplosa: gli ho gridato "assassino". Mi spiace, ma lui ha ucciso mia sorella».

Ha urlato il suon strazio, Rosangela. E subito dopo si è scusata tra le lacrime. «Non ti preoccupare, stai tranquilla», la rassicura anche il suo avvocato, Silvia Dodi. Gli occhi umidi, Rosangela si torturava le mani ancora prima di entrare in aula. Ha seguito in silenzio le formalità di rito: l'appello, la costituzione di parte civile, il sì del giudice al rito abbreviato per Fang. Poi non ce l'ha fatta. «Dicono che sia incapace di intendere e volere, ma non lo so, per me non è così. L'ho anche visto meglio rispetto alla scorsa udienza. E chissà, lui sarà curato, forse riuscirà a recuperare, ma per noi non c'è recupero: noi avremo una condanna per sempre».

È quella patente di follia che diventa inaccettabile. Perché davanti a una perizia psichiatrica che ha sancito la totale incapacità di intere e volere, la sentenza è praticamente scritta: assoluzione, ricovero in una Rems, dove peraltro Fang già si trova, per un po' di anni e nessun risarcimento, se non qualche migliaia di euro da parte del Fondo vittime. Ma d'altra parte, oltre al consulente della procura, anche quello nominato dalle parti offese è arrivato alla stessa conclusione. Eppure resta un epilogo insopportabile per Rosangela. C'è una ragazza, la figlia di Filomena, che a 18 anni si deve costruire un futuro con fatica. E ci sono i genitori di Filomena, che quel futuro non riescono più a vederlo. «Ogni giorno, li vedo sempre più abbattuti. Come si fa a far accettare quello che è successo a un padre e a una madre? E poi lei mi manca: mi mancano le sue parole e i suoi abbracci».

Quel pomeriggio d'estate Filomena, 44 anni, s'è trovata davanti Fang: non ha avuto nemmeno il tempo di discutere, è stata presa per la gola, sbattuta a terra più volte e colpita brutalmente alla testa con un mortaio da cucina. «Ma mia sorella non era una sprovveduta: se ha aperto la porta, significa che non aveva alcun timore». «Mi diceva sempre: questo è il posto più tranquillo», aggiunge il compagno di Filomena, che non se l'è sentita di entrare in aula.

Ma Fang vedeva nemici ovunque. Si sarebbe convinto che Filomena e il suo compagno avessero incaricato degli stranieri per sterminare la sua famiglia. Vittima sacrificale, Filomena. Uccisa dalla roulette russa del caso.

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