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Lutto

Parma dà l'addio al vagabondo Antonio il croato

17 aprile 2019, 07:00

Parma dà l'addio al vagabondo Antonio il croato

Luca Molinari

Ante Nincevic, per tutti «Antonio il croato», era il girovago più conosciuto della nostra città. Un vagabondo per scelta che pellegrinava tra i sagrati delle chiese del centro e donava il frutto dell'elemosina a chi era più povero di lui.

Scomparso a 72 anni - dopo aver combattuto a testa alta contro un male che non gli ha lasciato scampo - fino a quando la salute glielo ha permesso ha vissuto accovacciato davanti alle chiese del centro della città: dall'Oratorio dei Rossi, in via Garibaldi, alla Steccata, dalla Cattedrale all'Annunziata. Impossibile non riconoscerlo con quel suo cappello mezzo rotto, i capelli lunghi e la barba incolta.

Originario di Spalato, la città che ha dato i natali a padre Lino Maupas (come amava ricordare Antonio), era arrivato a Parma nel 1999 dopo essere fuggito dalla guerra nei Balcani. Antonio viveva di espedienti ed elemosina, ed era conosciutissimo da tutti i commercianti del centro storico, a partire da quelli di via Garibaldi, che gli donavano il necessario per vivere.

Grande amante della lettura, era un affezionato lettore della «Gazzetta di Parma».

«Mi piace leggere il giornale - aveva dichiarato in una intervista alla «Gazzetta» - per conoscere tutto della vostra città, che è diventata un po' anche la mia».

All'apparenza burbero, Ante Nincevic era in realtà una persona buona e generosa, amatissima dai parmigiani. Per ricordarlo ieri alcuni amici hanno pubblicato a loro spese un necrologio sulla «Gazzetta» e oggi alle 14,30 verranno celebrati i funerali in Cattedrale, poco oltre quella piazza e quel sagrato tanto amati e «vissuti» da Antonio.

«Lo piangiamo come un amico vero, un fratello, una persona che ha amato profondamente Parma - ricorda don Umberto Cocconi, presidente dell'associazione San Cristoforo -. Aveva un carattere tosto, a volte polemico, ma era una persona con un cuore d'oro. Era amico di tutti e non voleva nulla per sé. Lo ricorderemo in Cattedrale per riconoscere il valore di questa persona "adottata" dalla nostra città».

Don Massimo Fava, parroco di Santa Maria della Pace, è stata una delle prime persone a incontrare Antonio al momento del suo arrivo in città.

«Antonio è arrivato a Parma nei giorni di Natale del 1999 - spiega il sacerdote -. Siamo diventati subito amici perché aveva la grande capacità di ascoltare e parlare con le persone».

Antonio non sapeva dormire al chiuso, tantomeno in un letto.

«Ha vissuto per anni in un cortile vicino all'Oratorio dei Rossi - sottolinea don Fava - ma negli ultimi tempi siamo riusciti ad ospitarlo al chiuso, grazie all'aiuto di don Cocconi. Soltanto quando la malattia gli ha tolto le forze ha accettato che qualcuno si prendesse cura di lui».

Tantissime le persone passate dall'ospedale per salutarlo. «Faceva l'elemosina davanti alle chiese del centro ma non teneva nulla per sé - osserva don Fava -. Dava tutto quello che riceveva ad altri: famiglie, donne sole, persone bisognose. Era generoso con chi era più povero di lui».

La speranza di don Fava e di tutti coloro che hanno conosciuto Antonio è che tanti parmigiani partecipino ai suoi funerali. «Abbiamo pensato al necrologio - ricordano gli amici - per non rischiare che la sua morte passasse sotto silenzio. Lo ricorderemo nel Duomo, a pochi passi da quel marciapiede che per anni è stata la sua casa».

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