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L'INTERVISTA

Pizzarotti: «Anche se venissi eletto alle Europee resterei sindaco»

17 aprile 2019, 07:04

Pizzarotti: «Anche se venissi eletto  alle Europee resterei sindaco»

Gian Luca Zurlini

 

«Anche se venissi eletto nel Parlamento europeo non ci andrei perché rimarrò a fare il sindaco». Parola di Federico Pizzarotti, il primo cittadino in carica da quasi 7 anni che ieri mattina ha ufficializzato in una conferenza stampa a Roma la propria candidatura come capolista nel Nord Est per la lista «+ Europa - Italia in Comune,

Sindaco, se questa sarà la sua scelta allora la domanda è d'obbligo: perché ha scelto di candidarsi dopo che due settimane fa proprio alla «Gazzetta» aveva dichiarato che la sua candidatura non era all'ordine del giorno?

Perché, dopo un confronto con i leader dell'altra forza politica abbiamo convenuto che era necessario scendere in campo con i nomi più conosciuti per dare forza a due partiti che hanno poco più di un anno di vita e puntare a quella soglia del 4% necessaria per entrare nel Parlamento europeo.

Non la alletta neppure il fatto che sarebbe il primo parmigiano a essere eletto a Brixelles?

Ci ho pensato, certo, e l'elezione sarebbe motivo di orgoglio. Ma ripeto che resterò a fare il sindaco e chiederò il voto per il progetto politico e non per la mia persona.

Ma la campagna elettorale non rischia di distrarla dai compiti di sindaco?

Le dico di no. E questo perché sono in Municipio ogni giorno per molte ore e finora non ho mai mancato, nonostante le critiche delle altre forze politiche, a nessun appuntamento importante per la città. Per questo sarò sul palco il 25 Aprile, a differenza dei parlamentari leghisti e per questo domani (oggi per chi legge ndr) sarò all'incontro importante del comitato Parma 2020.

Ma non potrebbe ripensare a questa scelta se venisse eletto?

Lo escludo, anche perché ho detto e ripetuto che intendo portare a termine il mio mandato che scade nel 2022. In più, per dirla tutta, nel 2020 Parma sarà al centro dell'attenzione e stiamo preparando un cartellone ricco di eventi che mi dispiacerebbe venisse gestito da altre forze politiche non certo illuminate come potrebbe avvenire in caso di nuove elezioni.

Quale messaggio allora vuole lanciare per l'Europa?

Il mio impegno sarà di testimonianza per una forza politica nuova che aderirà al gruppo liberaldemocratico che potrebbe essere decisivo nel nuovo Parlamento, visto che difficilmente Ppe e Pse assieme otterranno la maggioranza assoluta dei seggi. E «+ Europa e Italia in Comune» intendono portare avanti l'idea di una Ue riformata nelle istituzioni e nel funzionamento, non annullata come vorrebbero la Lega e i suoi alleati populisti e sovranisti.

In cosa consiste la nuova idea di Europa che volete?

L'idea è di avere una governance europea dove venga abolito il diritto di veto dei singoli paesi e si possa decidere a maggioranza. E inoltre di avere un governo comune non solo sull'economia, ma anche su questioni riguardanti la difesa e le politiche migratorie, dove oggi ogni Stato viaggia per proprio conto con i risultati poco esaltanti che vediamo ad esempio in questi giorni in Libia. In sintesi, per noi serve un'Europa più forte e non una più debole.

Questo impegno sul fronte europeo come si coniuga con la gestione della città?

So già che le altre forze politiche diranno che non guardo più alle cose di Parma. Ma la realtà è diversa: l'impegno elettorale non mi distrarrà da quello amministrativo, perché si tratta di una campagna piuttosto breve e concentrerò gli impegni soprattutto nei weekend e alla sera, continuando però a svolgere a tempo pieno il mio lavoro di sindaco, che è quello per cui mi hanno votato i cittadini di Parma.

A chi le chiede le dimissioni cosa risponde?

Rispondo che siamo al solito teatrino della politica. Io sto portando avanti progetti e idee per la città che possono piacere o no, ma ai quali non si risponde con possibili alternative, ma semplicemente dicendo no. E la richiesta di dimissioni solo per una candidatura rientra in quel gioco della vecchia politica che non mi è mai appartenuto.

Ma qualcuno dice che lei è alla ricerca di una poltrona sicura.

Se questo fosse vero avrei scelto altre strade rispetto a quella di mettermi in gioco con un nuovo partito che non ha neppure la certezza di superare la quota di sbarramento. Ma io, a dispetto di quanto dicono i miei avversari, non intendo vivere di politica ma cerco invece di proporre nuove prospettive per la politica nazionale senza pensare a una carriera personale, come invece hanno fatto altri che poi vengono a fare la morale a me.

Detto delle europee, all'orizzonte ci sono le regionali. Anche lì c'è la possibilità di vedere Pizzarotti candidato?

No, per le regionali il discorso è totalmente diverso. In questo caso mi sono messo in gioco perché c'è la necessità di impegnarsi al massimo per poter entrare nel Parlamento europeo. Alle regionali, invece, sicuramente ci sarà la lista di Italia in comune e valuteremo con quali alleanze, ma lì non avrebbe molto significato una mia discesa in campo. Casomai, si potrebbe pensare a un simbolo comprendente anche il mio nome, ma ribadisco ancora che la mia volontà è di portare a termine il mandato da sindaco e poi valutare altre possibilità.

Se rimarrà comunque sindaco, con quali motivazioni chiederà il voto agli elettori, compresi quelli parmigiani?

Perché il voto alla nostra lista rappresenterebbe una novità importante per l'Italia nel Parlamento europeo. Per quanto riguarda i parmigiani, a loro chiedo di avere fiducia in un progetto che ha avuto le sue radici anche a Parma e che per questo potrà dare maggior lustro anche alla città, ma dico di stare tranquilli, perché il sindaco guarderà sempre con attenzione alla città con l'orgoglio di essere parmigiano.

 

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