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SAN SECONDO

Concussione e stalking, sotto processo il sindaco e l'ex segretario

18 aprile 2019, 07:04

Concussione e stalking, sotto processo il sindaco e l'ex segretario

GEORGIA AZZALI

SAN SECONDO «Qualsiasi cosa fai per questo ente ti si ritorce e ti si ritorcerà contro». Parlava così, secondo l'accusa, il sindaco Antonio Dodi rivolgendosi al dirigente comunale che aveva osato alzare la testa. Protestare contro l'ordine di affidare una serie di incarichi, tra il 2012 e il 2015, ad Arianna Calandra Checco, collaboratrice (mai indagata) dello studio privato di commercialista di Dodi. Minacciato e perseguitato dal sindaco, ma anche - secondo l'accusa - dal segretario generale del Comune: quel Giovanni De Feo, 58 anni, residente nel Piacentino e coinvolto anche nell'inchiesta che lo scorso ottobre aveva portato all'arresto dell'ex primo cittadino di Polesine Zibello, Andrea Censi, e alla sua interdizione per un anno. «Qui non c'è più lavoro per te, devi cercarti un lavoro fuori dalla regione Emilia Romagna, perché qui in zona sei bruciato», avrebbe detto il segretario De Feo al dirigente «ribelle».

IL RISCHIO DEL COMUNE

Concussione e stalking, le accusa per Dodi, mentre De Feo deve rispondere solo del secondo reato. Il nome del segretario generale (sospeso) non era ancora emerso, ma sia lui che il sindaco sono finiti alla sbarra. Il processo ha preso il via ieri ed è stato rinviato al 17 luglio. Ma problemi (di risarcimento) potrebbe averli anche il Comune di San Secondo, visto che Carmelo Panico, difensore dell'ex dirigente comunale, ha citato l'ente come responsabile civile. E il tribunale ha accolto la richiesta. Tradotto: se il sindaco e De Feo dovessero essere condannati, il Comune dovrà risarcire l'ex dipendente in solido.

Nessuno dei due era in aula ieri. Ma per il momento il difensore di Dodi, l'avvocato Stefano Delsignore, preferisce non commentare. Agli atti, però, c'è quella lunga serie di abusi. Pressioni, fino allo stalking. Non avrebbe sentito ragioni, Dodi, pur di ottenere incarichi per la Calandra Checco. Chiarissime le disposizioni che avrebbe dato al dirigente: «Trova tu la soluzione purché rimanga Arianna, è un'ottima collaboratrice e lei deve rimanere in servizio fino a quando io sono in carica», si legge nel capo d'imputazione.

QUEL FIUME DI SOLDI

Un diktat, altro che suggerimenti e consigli. L'atto d'accusa contro il sindaco è pesantissimo. Anche perché quegli incarichi (illegittimi, secondo la procura), che poi la professionista ottenne tra il 2012 e il 2015, furono un mezzo salasso per il Comune: contratti di collaborazione e consulenza per un totale di 85.026 euro. Compensi che la Calandra Checco avrebbe ottenuto prima direttamente, poi tramite la società F.M. Servizi.

«COME UNA DIPENDENTE»

In particolare, subito il dirigente sarebbe stato costretto dal sindaco a prorogare un contratto che la professionista già aveva con il Comune, poi Dodi avrebbe alzato sempre più il tiro. E soprattutto il livello delle minacce. Trasferimento e demansionamento: questi gli spauracchi paventati dal sindaco, che poi sarebbe passato alle vie di fatto. Ma nel frattempo il dirigente, messo alle strette, sarebbe stato obbligato ad attribuire, anche attraverso la società F.M., vari incarichi di consulenza. Tutti illegittimi, secondo l'accusa. Ma con il risultato che la Calandra Checco «poteva essere considerata a tutti gli effetti una dipendente del Comune».

STOP ALL'INCARICO

Tra febbraio 2016 e giugno 2017, il sindaco - secondo l'accusa - «svuota» la posizione del dirigente di ogni funzione, tanto da portarlo a un vero e proprio crollo emotivo. Poi lo solleva dall'incarico e avvia anche un procedimento disciplinare nei suoi confronti, togliendogli anche lo stipendio per una settimana.

Ma se la regia era di Dodi, accanto a lui si sarebbe schierato De Feo. Anche il segretario avrebbe vessato per mesi il dirigente. Fino a dirgli senza mezzi termini: «Qui non puoi continuare».