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Passioni

I crociati? Pazzi per i videogames

18 aprile 2019, 07:00

I crociati? Pazzi per i videogames

PIETRO RAZZINI

C’è chi ama viaggiare nel passato e ritrovare quel piacere che si è perso crescendo. Tante volte basta poco: chiudere gli occhi e ripensare a un joystick, un computer come il Commodore 64 o un cabinato in un bar di città o provincia: «Da questo punto di vista, io sono stato un privilegiato - racconta Riccardo Buttarelli: mio padre era il proprietario di una sala giochi a Colorno. Un aneddoto simpatico? Non mi ha mai regalato neppure un gettone. Per giocare a Bubble Bobble, il mio preferito, dovevo spendere i soldi della paghetta o attendere che alla cassa ci fosse il suo sostituto». Innamorato di Tekken 3, invece, era Alex Rambaldi: «Accompagnavo il papà in un locale vicino a casa e mentre lui giocava a biliardo, io mi trovavo con gli amici e mi dedicavo ai videogames. Si inseriva il gettone e si giocava fino a che terminavano le proprie vite. Poi si lasciava il posto a un altro giocatore e ci si rimetteva in coda attendendo il proprio turno». Filippo Secchi, infine, ricorda con particolare affetto il più classico dei videogiochi: «Super Mario: quante partite interminabili. I miei genitori non mi hanno mai voluto comprare una consolle quando ero più piccolo perché preferivano stessi all’aria aperta ma non sapevano che passavo ore e ore a casa di amici con il joystick in mano», dice sorridendo. Ora, probabilmente, lo scopriranno.

QUELLI DEL VINTAGE

C’è tutto un mondo che ruota intorno ai videogiochi vintage e Arcade Italia è, molto probabilmente, uno dei principali riferimenti a livello nazionale. Il presidente Dennis Bariselli ha portato per la prima volta questa realtà all’Hotel San Marco di Pontetaro, in occasione del Parma Nerd Festival: «Siamo un’associazione nata da un forum che ho creato nel 2005: la passione per i videogames di altri tempi ci ha uniti e ora siamo una community con oltre 11.000 iscritti. Abbiamo conosciuto collezionisti, abbiamo tessuto rapporti con gli organizzatori delle fiere di settore e siamo arrivati anche a Parma per condividere un weekend in cui il divertimento si mixa alla passione per quello che abbiamo vissuto quando eravamo più giovani». Dennis si dimostra più che soddisfatto del fine settimana parmigiano: «La gente del territorio ha risposto bene alla novità: ho visto ragazzi venuti per il contest dei cosplay perdersi davanti a un cabinato per oltre mezz’ora giocando a Black Tiger. Oppure genitori mettersi al fianco dei propri figli per condividere il divertimento di un videogame che utilizzava 20 anni prima. Questo è forse l’effetto più bello: riuscire a trovare un interesse comune che avvicini generazioni diverse e permetta di passare del tempo sorridendo con i propri cari».

EPICHE SFIDE

Ci sono tantissimi ragazzi che rimangono aggiornati sulle nuove tendenze nel settore, pronti a comprare l’ultima edizione del proprio videogames preferito per divertirsi da solo o con gli amici. C’è chi, in più, si impegna in gare di livello nazionale, proprio come Gianniel Cacciavillani, venticinquenne parmigiano: «Tutto è cominciato con Just Dance 3, quando ricevetti la Wii in regalo. Ora mi alleno con l’edizione 2018 ricca di coreografie sempre più impegnative: mi diverte partecipare ai tornei che vengono organizzati. Sono stato orgoglioso di aver raggiunto le qualificazioni offline e non intendo fermarmi ora». Lorenzo Bresolin, invece, ha scoperto recentemente una nuova passione: «Negli ultimi tempi mi sto divertendo tanto con “God of War” che, tra l’altro, è stato eletto “Gioco dell’Anno” ai “The Game Awards 2018”. Non è questo il motivo per cui mi sono approcciato a questo videogame però ammetto che si è meritato, a mio parere, questo riconoscimento. E poi non posso che aggiungere “Pes”: il calcio è un classico, immancabile all’interno di una classifica dei giochi preferiti». Anche Luca Salsi la pensa così, ma con una piccola variazione: «Io preferisco Fifa a Pes: le sfide con i miei compagni di joypad sono epiche. Ci capita di iniziare a giocare senza renderci conto del tempo che passa e dopo 5 ore non essere ancora stanchi di affrontarci. Ho visto amicizie disintegrasi per gol sbagliati o passaggi filtranti mancati», afferma ridendo.

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