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Intervista

Jannacci canta Jannacci: «Così ricordo mio padre»

18 aprile 2019, 07:00

Jannacci canta Jannacci: «Così ricordo mio padre»

MARA PEDRABISSI

Ognuno sceglie la propria via, quella che gli pare la più adatta o, forse, solo meno dolorosa. Perché non è facile confrontarsi con un genitore che non c'è più e, magari, non è solo il proprio genitore ma un pezzo della cultura, dello spettacolo di un Paese.

Paolo Jannacci, in pubblico, ha scelto di ricordare Enzo con / e nella musica. In privato, il loro dialogo «unico» non si è mai interrotto.

Paolo Jannacci arriva sabato a Parma, portando un po' di Enzo, fin dall'incontro a ingresso libero «Zona di confine - contaminazioni jazz, fusione di linguaggi sonori», alle 17 alla Casa della Musica, primo appuntamento della rassegna «Verso Contamina», per la direzione artistica di Enzo Miceli, in attesa di Parma 2020.

Paolo, la contaminazione fa parte del suo stesso essere artista: suona più di uno strumento, è compositore, direttore, ora anche cantante...

«Assolutamente sì. Le barriere sono cadute in questo nuovo millennio. Certamente è importante conoscere le classificazioni e la storia della musica, però oramai la contaminazione è parte integrante della produzione. E' una bella sfida riuscire a trovare nuovi stili, interpretazioni personali. Mi accade anche con le reinterpretazioni dei brani di mio padre».

La contaminazione è un fatto anagrafico? Viene più facile a chi è più giovane?

«No, anzi il contrario. Più passa il tempo, più è facile svincolarsi dai canoni».

Lei ha una figlia di 11 anni, Allegra, cui ha dedicato un bellissimo brano. Che musica ascolta?

«E' molto attenta alle novità, alle contaminazioni da tutto il mondo. Utilizza le piattaforme digitali, per cui riesce a essere sempre aggiornata. E' più informata di me. Poi non approfondisce ma, come una spugna, assorbe stili, brani, sonorità e, subito, sa giudicare in base alla piacevolezza dell'ascolto».

Chi di voi due è più social?

«Allegra è una ragazzina “all'antica” nel senso che le interessa consultare i social ma, per il momento, non vuole essere nel meccanismo. Non le ho posto dei divieti, credo sia più educativo far esercitare il senso di responsabilità; ma l'ho messa in guardia. Quanto a me, sto cominciando ora a usarli, per lavoro. Non uso Facebook, la fanpage che si trova in Rete è stata creata da un fan di mio papà e mio. Preferisco Instagram per velocità, semplicità e tipologia di messaggio».

Tempi nuovi: il 25 aprile sarà in piazza Garibaldi a Parma Mahmood che ha vinto Sanremo, non senza polemiche. Qualche giorno prima, aveva ricevuto il premio Enzo Jannacci...

«E' così: ogni anno Nuovoimaie premia un artista esordiente che abbia un estro particolare, nel nome di mio padre. Quest'anno la scelta è caduta su Mahmood: ci pareva il più iconico».

A suo papà sarebbe piaciuto?

«Questa è una domanda che bisognerebbe porre a lui. Senz'altro le idee di arrangiamento e i suoni del brano ne fanno una buona produzione. Anche il testo è interessante; c'è la relazione padre-figlio, un tema che abbiamo affrontato anche noi. Probabilmente gli sarebbe piaciuto».

Cosa le manca di più?

«I nostri modi di dire: avevamo un alfabeto un po' criptico per gli altri, un nostro modo di parlare più virato verso la metafora. Non avevamo codici, però era un modo di giocare con le parole, di essere unici nel nostro vocabolario. Questo mi manca. Poi mi manca il nostro modo di sdrammatizzare, anche le situazioni più negative, le avversità, con una risata, magari grottesca e noir. A volte, mi viene in mente una battuta, mi giro e lui non c'è. Ecco, lì brucia».

Anche per questo è nato il «Concerto permanente» che porta in giro da qualche anno, in quartetto con i suoi musicisti Stefano Bagnoli, Marco Ricci, Daniele Moretto.

«E' nato per me, per avere vicino mio padre; è nato per i suoi fan che così lo sentono vicino. Eseguiamo i suoi brani, quelli che tutti si aspettano, “L'Armando”, “El portava i scarp del tennis”, o il medley tra “Ci vuole orecchio” e “Messico e Nuvole”. Ma anche quelli che piacciono di più a me, quelli con cui sono cresciuto. Lo facciamo con grande piacere, e ci viene anche bene».

Per informazioni: infocontamina@gmail.com oppure Casa della Musica tel. 0521 031170 . Per il concerto alle 22 al Campus Industry Music: www.ciaotickets.com.

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