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Intervista

Khawatmi: «Con la cultura sconfiggeremo fanatismo e terrorismo»

18 aprile 2019, 07:00

Khawatmi: «Con la cultura sconfiggeremo fanatismo e terrorismo»

CLAUDIO RINALDI

Radwan Khawatmi, imprenditore di successo e imprenditore di cultura.

«La scintilla è scoccata quando sono stato chiamato dal principe Amyn Aga Khan a fare parte del Consiglio di amministrazione del museo di Toronto di arte islamica».

Un posto di prestigio.

«Eccome, un evento che ha cambiato la mia vita. Ho capito subito l'importanza del ruolo: sapevo che è il più importante museo di arte islamica del mondo, con un patrimonio stimato di due miliardi di dollari. Più importante del Louvre di Abu Dhabi, per intenderci. Nel Board siedo a fianco del governatore dell'Ontario e di personaggi di caratura internazionale del mondo dell'arte e della finanza del Nord America».

Di cosa si occupa, in particolare?

«Appena nominato, avevo in mente vari progetti, per dare un'importanza internazionale al museo e per creare un legame stretto con l'Europa. Ho subito lanciato varie idee, con questo obiettivo, sono state approvate all'unanimità: e mi sono messo al lavoro».

Perché il principe Aga Khan ha pensato a lei?

«Ci conosciamo e stimiamo da anni. Dal 2007, quando Parma ha ospitato la straordinaria mostra dei gioielli della sua famiglia. Era stata un'idea dell'allora ministro Pietro Lunardi e dell'imprenditore Paolo Baiocchi. Un successo incredibile, perché il principe non concede mai quell'immenso tesoro di oggetti antichi di 14 generazioni della sua famiglia. Grazie all'amicizia con il ministro, Parma riuscì a battere la concorrenza di New York, facendo perfino indispettire gli americani. Da allora, la conoscenza con il principe si è rinsaldata».

Fino alla nomina nel Board del museo di Toronto.

«Proprio così. Un onore, per me. Dal giorno dell'insediamento mi impegno perché il museo non sia solo un luogo d'arte, ma anche un centro culturale a livello mondiale, in collaborazione con l'Unesco. E perché, insieme all'”Aga Khan trust per la cultura”, possa diffondere nel mondo la cultura della pace, dell'integrazione con le altre culture e il vero volto dell'Islam».

Qual è il vero volto dell'Islam?

«Gli Ismaeliti, che sono 34 milioni sparsi per il mondo e che riconoscono il principe Aga Khan come capo spirituale, perché la sua famiglia discende da Maometto, sono i meno intransigenti, i più aperti e più sensibili alla cultura, all'arte, alla modernizzazione. Hanno subito meno “inquinamenti” portati nell'Islam dai Turchi, in cinque secoli di governo del mondo islamico. Per esempio, tra gli Ismaeliti non è previsto che le donne coprano il viso, questo non c'entra nulla con l'Islam».

Come pensa che si possa combattere il fanatismo islamico?

«Con la cultura. Con la cultura sconfiggeremo l'estremismo religioso e il terrorismo».

Ne è convinto?

«Certo. A me è ben chiaro che siamo di fronte a un esercito di 150mila estremisti provenienti da tutto il mondo: ceceni, afghani, nord africani e europei. Il loro obiettivo è duplice: distruggere la cultura islamica e i suoi monumenti storici e annientare i saldi rapporti con i nostri fratelli di fede cristiana. Mi è stato chiaro da subito che questa era la prima sfida che dovevo affrontare, appena sono stato chiamato dall'Aga Khan».

E come?

«Ho pensato da subito a iniziative culturali. Il primo pensiero è andato alla Siria, il mio Paese, che all'epoca era in piena guerra civile, con il 72 per cento del territorio occupato dall'Isis. Ho organizzato un piccolo “esercito” di architetti, ingegneri, esperti di arte storica e li ho mandato in Siria».

Con quale scopo?

«Documentare i danni subiti e realizzare progetti per la ricostruzione. A cominciare dallo sviluppo di un progetto per la ricostruzione della moschea di Aleppo, considerata la seconda più importante al mondo, che era stata distrutta, insieme al minareto. La mia soddisfazione di parmigiano è che la mia città è diventata il fulcro di questo intreccio internazionale di relazioni».

In che modo?

«Tutti gli incontri si sono tenuti, in modo riservato, a Parma. Tecnici e esperti dalla Svizzera, dall'Inghilterra, dalla Francia, dall'Olanda e, ovviamente, dall'Italia, si sono ritrovati a Parma. Perché io sono stato nominato coordinatore di questi interventi in Siria: e poi sono stato nominato anche ambasciatore per l'”Aga Khan trust per la cultura”».

E in questa veste cos'ha fatto?

«Dopo la progettazione per la ricostruzione della moschea ci hanno affidato il più grande progetto di ricostruzione nella storia contemporanea: ci siamo occupati di tutta l'antica città di Aleppo, un'area di circa sette chilometri per sei, con 250 monumenti storici, in parte distrutti in parte danneggiati. Mi sono subito messo al lavoro, mettendo in campo le stesse forse usate per il progetto di recupero della moschea. Gente che ha rischiato la vita e lavorato benissimo. In nove mesi abbiamo realizzato e presentato alle autorità locali un progetto che non esito a definire storico. E anche l'Unesco ci ha fatto i complimenti. Oggi stiamo consegnando, completamente ristrutturato, uno dei più importanti suk di Aleppo, considerato la più grande arteria economica di una città che conta 3,5 milioni di abitanti».

E anche questo progetto è “nato” a Parma?

«Certo, tutti gli incontri sono stati organizzati nei miei uffici in via Spezia. Per me è un orgoglio, così come è un orgoglio essere un parmigiano d'adozione. Sono arrivato in questa città per studiare, non l'ho più abbandonata: qui mi sono sposato, qui sono nati i miei figli».

È stato facile integrarsi?

«Ho sempre considerato una conquista la cittadinanza, non un dono. Appena sono arrivato, mi sono immerso nella cultura e nelle tradizioni di Parma. Ho frequentato il Regio, sono stato “a lezione” dai loggionisti, ho imparato ad amare Verdi. La lirica non esiste nel mondo islamico: ma io volevo sapere tutto, mi sono fatto insegnare a capire se uno cantava bene o no. Dopo quattro mesi a Parma, parlavo perfettamente l'italiano. Per me l'integrazione è stata questa: assimilando le peculiarità di Parma, senza perdere le mie radici».

Dopo il progetto di ricostruzione di Aleppo, si è dedicato a Palermo.

«Sì, mi ha chiamato il sindaco Leoluca Orlando, mentre Palermo stava organizzando gli eventi per l'anno in cui sarebbe stata capitale della cultura. Abbiamo realizzato un grande centro di studi sui rapporti tra mondo italiano e mondo islamico, tra Cristianesimo e Islam».

Ed è arrivata la cittadinanza onoraria. Nella motivazione si legge, tra l'altro, «per aver creato un ponte ideale con i popoli del vicino Oriente, rappresentando egli stesso un modello di integrazione e di successo come italiano del Middle East, un esempio per le nuove generazioni, a dimostrazione che il merito, l'impegno e la determinazione sono valori in cui credere e sui quali investire per la propria realizzazione».

«Una grande soddisfazione. La motivazione cita anche “il dono del messaggio di pace e fratellanza”. Questo mi sta molto a cuore. E mi sprona a continuare nel mio impegno: dobbiamo vincere la battaglia contro l'estremismo e il fanatismo, recuperare i rapporti tra Islam e Cattolicesimo».

È possibile sperare in un'integrazione tra le due religioni?

«Certo. Da anni lavoriamo per questo. I cristiani sono fratelli di fede, per il Corano. Uno dei versi più importanti del Corano è quello sulla verginità di Maria. Il mio obiettivo è proprio confutare i messaggi religiosi errati che gli integralisti cercano di fare passare: l'Islam è religione di pace, di fratellanza. Più riusciremo a fare capire questi concetti, a diffondere la cultura, più ridurremo il terreno fertile nel quale i terroristi cercano di assoldare i loro uomini».

Parma, la “sua” Parma, tra pochi mesi sarà capitale italiana della cultura. Ha qualche progetto in mente?

«Darò tutta la mia disponibilità all'assessore Guerra, con qualche progetto di grande interesse. Penso alla cultura, ma soprattutto a un'iniziativa che evidenzi l'eccellenza della sanità di Parma, che per me è un vanto internazionale. Dobbiamo promuovere questa eccellenza a livello nazionale e internazionale, per avere un bacino di pazienti provenienti da tutto il mondo, che possano usufruire dei migliori professionisti e delle migliori strutture esistenti a livello europeo. Ovviamente, includeremo convegni e mostre d'arte, coinvolgendo la fondazione Aga Khan».

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