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Dopo Notre-Dame

Sicurezza in Duomo: come ci si difende dal fuoco

18 aprile 2019, 07:03

Sicurezza in Duomo: come ci si difende dal fuoco

MONICA TIEZZI

Alzi la mano chi non ci ha pensato. Chi non ha ricordato, di fronte al rogo di Notre-Dame, il rischio simile corso nella notte del 22 ottobre 2009 dal Duomo di Parma, quando un fulmine colpì l'Angiol D'Or incendiando il campanile e distruggendo la cuspide. «Fu la croce retta da San Raffaele a fare da parafulmine e scongiurare che tutto bruciasse» ricorda Luigi Vignoli, consigliere di amministrazione della Fabbriceria del Duomo con delega alla sicurezza. Una nomina che arriva dal ministero degli Interni, visto che la Fabbriceria è un ente laico.

Siccome non si può sempre contare sulla protezione dei santi, da allora sul tetto del Duomo ci sono due parafulmini (e due anche sul Battistero). E molto altro è stato fatto per rendere più sicura la Cattedrale parmigiana, così come Battistero e Museo diocesano.

La Fabbriceria si è affidata ad «Area consulting», società di consulenza per la sicurezza con sede in via Po, per elaborare un piano antincendio, mentre un piano antisismico è stato messo a punto da esperti dell'Università di Parma e finanziato da Fondazione Cariparma.

«Oggi in cattedrale non c'è più una fiamma libera» spiega Vignoli. Al punto che anche le tradizionali candele votive in cera sono state sostituite da quelle elettriche: per evitare incendi ma anche per scongiurare che il fumo danneggi i preziosi affreschi, in primis la cupola del Correggio. Particolare attenzione viene anche posta alle candele con flambeaux usate dai fedeli, quando le processioni si concludono in Cattedrale. Proprio ieri mattina i tecnici, armati di sonde, hanno fatto rilevamenti antisismici e antincendio.

Sono una quindicina gli estintori collocati in cattedrale, quattro le coperte ignifughe a disposizione (e da un anno e mezzo c'è anche un defibrillatore) ed è stato attivato un sistema di monitoraggio con l'Ivri (istituto di vigilanza) che grazie alle telecamere interviene - in Duomo, Battistero e Museo diocesano - non solo in caso di furti e vandalismi, ma anche nell'evenienza di un principio di incendio.

«I dipendenti della Fabbriceria, cinque in Duomo e sei al Battistero e al Museo, hanno seguito un corso antincendio e sono stati addestrati ad intervenire nel caso di un principio di rogo - dice Vignoli, ex dipendente della Sidel, un lungo impegno nello scoutismo e nella Protezione civile - Sono anche state montate cinque luci di emergenza sopra i portoni della Cattedrale, per indicare le vie di fuga in caso di fiamme e terremoto».

Quando poi il Duomo non è utilizzato per fini liturgici ma come teatro, in caso di concerti e rappresentazioni, le norme di sicurezza sono ancora più stringenti: «I dipendenti indossano i gilet gialli con la dicitura “sicurezza” e avvertiamo con anticipo polizia municipale e vigili del fuoco. In considerazione delle poche vie di fuga, non possono essere ospitate più di 840 persone» dice Vignoli.

La cattedrale ha per l'impianto elettrico un manutentore fisso: due i salvavita nella navata centrale, uno in ogni cappella laterale.

Ovviamente tutte gli edifici della Fabbriceria sono coperti da assicurazione. Quando il fulmine colpì il campanile, ricorda il presidente della Fabbriceria, Sauro Rossi, la compagnia assicuratrice pagò circa 450 mila euro.

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