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TORRILE

Colpo da 200mila euro: nella banda c'era anche una «talpa»

19 aprile 2019, 07:04

Colpo da 200mila euro: nella banda c'era anche una «talpa»

TORRILE Il Tribunale di Parma ieri ha condannato ciascuno a tre anni e tre mesi i quattro componenti della banda che a fine dicembre 2012 aveva messo a segno un colpo da poco meno di 200 mila euro nell'azienda Allservice di Torrile.

I condannati sono Salvatore Visconti, 52 anni, Gennaro Visconti, 65 anni, Maurizio Visconti, 44 anni (originari di Napoli ma residenti a Parma e provincia), e Domenico Mirra, 67 anni, residente a Medesano.

Il furto fu messo a segno nella notte del 27 dicembre 2012, quando la Allservice era chiusa per le feste natalizie, e fu infatti scoperto solo il 7 gennaio, alla riapertura dell'azienda.

Dal capannone della ditta, in via Da Vinci 3, che si occupa di verniciatura di metalli e leghe, erano spariti 350 quintali di barre di alluminio, per un valore di 120 mila euro, e un camion Iveco Eurocargo.

Le modalità del furto erano apparse subito molto strane. Non c'era alcun segno di effrazione sulla porta (segno che qualcuno aveva le chiavi) e risultava che l'allarme collegato all'Ivri era stato staccato, con l'inserimento di un codice conosciuto solo dai dipendenti, alle 5,40 del mattino e riattivato solo nella tarda serata del 27 dicembre.

Poiché i dipendenti dell'azienda sono solo quattro, i titolari e i carabinieri di Medesano - chiamati a condurre le indagini - non avevano tardato ad individuare il sospettato che poteva architettato il colpo dall'interno della Allservice: Salvatore Visconti che, pur incensurato, aveva rapporti di parentela con l'amministratore, Guido Visconti, e il proprietario, Gennaro Visconti, della Imis group di Torrile che si occupa di carpenterie meccaniche: settore per molti aspetti affine a quello della Allservice. In particolare i carabinieri avevano verificato che Gennaro Visconti vantava precedenti per reati in materia fiscale, falso e calunnia.

I militari dell'Arma hanno quindi cominciato ad intercettare i telefoni dei sospetti. Dalle conversazioni sono emersi gli accordi che Gennaro stava cercando di prendere con altri imprenditori per piazzare la refurtiva (che poi è effettivamente stata venduta ad una ditta di Brescia ignara della sua provenienza) e organizzarne il trasporto.

I quattro sono quindi stati condannati dal giudice Adriano Zullo per i reati di furto aggravato e concorso in reato. Oltre ai tre anni e tre mesi di pena, è stata stabilita l'interdizione dai pubblici uffici, e il pagamento in via provvisionale di 15 mila euro e delle spese processuali. r.c.

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