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SANT'ILARIO

Un imprenditore: «Tartassato per un cambio urbanistico mai richiesto»

19 aprile 2019, 07:00

Un imprenditore: «Tartassato per un cambio urbanistico mai richiesto»

GIAN LUCA ZURLINI

Se non fosse tremendamente vera, potrebbe sembrare una storia uscita dalla fantasia di qualche giallista. Invece quello che sta vivendo un noto imprenditore parmigiano assieme alla sua famiglia è un vero e proprio incubo di malaburocrazia che ha le sue origini 19 anni fa, anche se i guai sono cominciati qualche anno dopo.

UN TERRENO «CONTESO»

La contesa è con il comune di Sant'Ilario d'Enza che nel 2000, con il nuovo Piano regolatore, cambia destinazione d'uso da agricolo a edificabile a una parte di circa 5mila metri quadrati di un più vasto terreno di cui l'imprenditore detiene la proprietà assieme a famigliari e all'azienda che guida. Il cambio è subordinato alla concessione gratuita al comune degli altri 30mila metri quadrati per realizzare un'area verde pubblica. Tutto normale? No, e per due motivi: che nessuno informa i proprietari dei cambiamenti. E così accade che continuano a pagare l'Ici con aliquota agricola invece di quella maggiorata per i terreni edificabili.

LA STANGATA

Accade così che circa 5 anni dopo arriva all'imprenditore un'ingiunzione di pagamento con un importo molto elevato per gli anni in cui non è stato pagato il dovuto per l'edificabilità. E qui inizia un vero e proprio calvario amministrativo e giudiziario: il proprietario, infatti, fa sapere al Comune che l'edificabilità non interessa in quanto nell'area è addirittura insediata un'azienda agricola biologica. Ma la legge è legge e il Comune insiste sul pagamento, negando però anche il declassamento dell'area. E così il contenzioso si trascina per anni, con una vittoria in primo grado per l'imprenditore poi però sconfessata in appello. Alla fine, dunque, il verdetto è implacabile: l'Ici, nel frattempo lievitata a dismisura, va pagata sull'edificabilità. E qui arriviamo al febbraio scorso (19 anni dopo l'avvio della vicenda) quando l'imprenditore parmigiano si incontra con il sindaco chiedendo due cose: la rateizzazione del pagamento (ormai dovuto) e ancora il declassamento del terreno da edificabile ad agricolo per non dover più pagare imposte così gravose scrivendo a chiare lettere che non ha nessuna intenzione di utilizzare quella edificabilità. Ma il sindaco (a nome del Comune) gli comunica che questo declassamento sarebbe stato possibile solo cedendo gratuitamente all'ente gli altri 30mila metri di terreno per il parco pubblico. Una risposta che fa (ovviamente) infuriare l'imprenditore che non accetta la proposta e se ne va con lo stato d'animo che è facile immaginare.

ARRIVA IL PIGNORAMENTO

Ma il peggio doveva ancora arrivare: senza avere ottenuto nessun tipo di risposta alla richiesta, scritta e verbale, di rateizzazione dell'imposta dovuta dopo la sentenza definitiva, il comune di Sant'Ilario chiede e ottiene senza alcun tipo di preavviso dal Tribunale il pignoramento della somma dovuta non solo dai conti correnti personali, ma anche da quelli aziendali, bloccando così di fatto l'attività di un'impresa che dà lavoro a decine di persone e gode di buona salute. E solo grazie alla fiducia dovuta alla sua riconosciuta serietà consente all'imprenditore di poter ottenere prestiti e fidi per continuare la propria attività.

AZZALI: «VICENDA INCREDIBILE»

Pagamento dell'ìmposta dovuta a parte, la vicenda ora è destinata a continuare, in quanto l'imprenditore non ha nessuna intenzione di arrendersi al diktat del Comune e continuerà la propria battaglia per vedersi riconosciuto quel declassamento conseguenza di una decisione non richiesta e non voluta di 19 anni fa. E sulla questione è duro il giudizio di Cesare Azzali, direttore dell'Unione parmense degli industriali: «Come direttore dell'Upi affermo che comportamenti di questa natura da parte di un ente pubblico costituiscono un evidente grave danno all'immagine e alla vita stessa dell'azienda, partendo dalla non risposta alla legittima richiesta di una rateizzazione della somma che solitamente viene concessa con la motivazione, si dice, della necessità della somma per pagare gli stipendi ai dipendenti, circostanza che, se confermata, dovrebbe preoccupare non poco per primi i cittadini di Sant'Ilario per procedere direttamente al un pignoramento. Il comportamento del comune potrà anche essere legittimo sotto il profilo formale, ma risulta ingiustificato e intollerabile a mio giudizio sotto il profilo della correttezza e del leale e reale rispetto delle esigenze e delle aspettative delle aziende».

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