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Fidenza

Raffica di razzie: il ritorno dei ladri di polli

21 aprile 2019, 07:02

Raffica di razzie: il ritorno dei ladri di polli

Ladri di pennuti in azione nel cuore della notte: alcuni pollai di cascine nell'immediata periferia cittadina, sono stati ripuliti di decine di esemplari, fra galline e capponi, e anche di uova.

Un furto che, a sentire raccontare i particolari, strappa un sorriso perché si accompagna alla consapevolezza che ancora esistano i ladri di polli, quei malandrini «di una volta», incapaci di «elevarsi» al rango di delinquenti veri.

E' come se il tempo delle cronache si fosse fermato, dunque, a un'epoca in cui i crimini erano più da «Corriere dei Piccoli» che da quotidiani specializzati in «nera».

Sono stati ladri di polli quelli che, tenendosi ai margini nell'antologia della microcriminalità, hanno fatto irruzione in alcuni pollai di case coloniche nella zona di San Michele Campagna, a pochi passi dalla città. Galline ovaiole, ma anche alcuni capponi e decine di uova.

Molto probabilmente i malviventi, in occasione della Pasqua, hanno pensato bene di procurarsi tutto l'occorrente per imbandire le tavole nel modo gastronomicamente più appropriato, con materie prime ruspanti.

I ladri hanno agito nelle ore notturne e nessuno si è accorto di alcunché: dopo avere abbattuto le porte dei pollai, muniti probabilmente di sacchi, sono riusciti a penetrare nei pollai a disposizione e a fare man bassa. Decine e decine le galline sparite.

Anche se i pennuti devono aver strepitato nella notte silenziosa, nessuno ha sentito né visto.

Risparmiati, invece, i conigli, le anatre e i tacchini. Le galline saranno finite in altri pollai, o più probabilmente in pentola assieme ai capponi, e le uova fresche, magari in qualche ripieno per i cappelletti del pranzo pasquale. A questo punto difficile trovare le prove del reato.

Indignati i proprietari delle galline, che hanno provveduto a sistemare e a rinforzare le porte dei pollai. «Speriamo solo - si è sfogato uno di loro - che almeno le abbia prese qualcuno che aveva fame davvero. Ma se fosse così siamo messi davvero male, vuol dire che siamo tornati ai tempi in cui la miseria spingeva a rubare per sfamarsi».

r.c.

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