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SRI LANKA

«A 500 metri dalle bombe»: la testimonianza di Giusi e Federico

23 aprile 2019, 07:04

«A 500 metri dalle bombe»: la testimonianza di Giusi e Federico

ANDREA VIOLI

«È una situazione strana: non vogliamo farci prendere dal panico ma d'istinto abbiamo pensato di allontanarci dalla capitale e abbiamo fatto bene. Tutti ci consigliano di evitare posti affollati. Non sappiamo ancora se proseguire il viaggio o ritornare in Italia. Valuteremo: stiamo anche cercando di guardare i tg per capire la situazione». Giusi Bortone, dottoressa 34enne che vive e lavora a Parma, racconta così i primi due giorni che ha passato in Sri Lanka. Pasqua e Pasquetta dovevano essere l'inizio di una vacanza di due settimane fra le curiosità del Paese asiatico. Ma la Bortone e il fidanzato Federico Beffa si sono trovati nella capitale Colombo proprio quando una serie di bombe ha mietuto centinaia di vittime.

All'inizio la coppia si è trovata bloccata in albergo vicino alla «zona calda» della città. Poi la paura - anche per i famigliari in Italia - è passata: i ragazzi stanno bene.

Le comunicazioni con lo Sri Lanka sono difficili e instabili. Ma al telefono Giusi Bortone riesce a descrivere la sua esperienza, che alterna sentimenti di stupore, paura e incertezza. Domenica hanno scoperto che il loro hotel era a circa 500 metri da uno dei luoghi colpiti dai kamikaze. Ieri si sono spostati a Dambulla, una cittadina a nord di Colombo, nella parte centrale dell'isola. Lì la situazione appare abbastanza tranquilla.

Giusi Bortone è originaria di Camerota (Salerno) e vive a Parma, dove svolge il tirocinio per diventare medico di base. Giusi e Federico, esperto di questioni energetiche e ambientali, sono partiti da Milano con un volo arrivato a Colombo domenica alle 10. Hanno saputo delle esplosioni mentre ritiravano i bagagli e hanno visto le prime immagini in televisione. All'inizio in aeroporto «non si respirava aria di terrore - ha detto la dottoressa - però le immagini che abbiamo iniziato a vedere sono state a dir poco terrificanti. E solo allora abbiamo capito la gravità della situazione. Una volta arrivati in albergo, non siamo praticamente più usciti». Nel primo giorno di attentati, il governo ha dichiarato il coprifuoco dalle 18 alle 6 locali. Ieri ci sono state nuove esplosioni e il coprifuoco è entrato in vigore fra le 20 (le 16,30 in Italia) e le 4 del mattino.

I fidanzati parmigiani viaggiano da soli in Sri Lanka, una meta che hanno scelto su consiglio di amici che vi sono stati l'anno scorso. «Era considerato un posto sicuro - spiega Giusi Bortone -. Questa mattina (ieri, ndr) ci siamo spostati da Colombo, dove alloggiavamo appena arrivati. Secondo il programma iniziale dovevamo restare a Colombo e poi prendere un treno panoramico verso sud, consigliato da tutte le guide». Ma gli attentati hanno costretto i giovani a improvvisare e muoversi con un'auto privata. «Abbiamo pensato di allontanarci - continua la dottoressa -. Abbiamo contattato un ragazzo del posto che ci ha accompagnati a Dambulla, città a quattro ore e mezza dalla capitale. Qui non si percepisce il terrore delle esplosioni. Abbiamo fatto una passeggiata e abbiamo saputo in seguito delle nuove esplosioni a Colombo. Qui ci tranquillizzano dicendo che è tutto sotto controllo però noi cerchiamo di capire il più possibile cosa accade». Non è facile districarsi, sia per gli eventi in continua evoluzione sia perché non sempre si riesce a comunicare efficacemente in inglese. «Abbiamo chiesto informazioni alla polizia locale ma faticano a capirci - spiega Giusi -. Anche le comunicazioni sono difficili: c'è il blocco dei social network, abbiamo difficoltà a leggere i messaggi».

Rientrare subito non è facile, in aeroporto ci sono ritardi e problemi: «Abbiamo parlato con la Farnesina e domani (oggi, ndr), richiamerò l'ambasciata per avere altre informazioni». I giovani parmigiani comunque decideranno presto come muoversi.

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