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PASQUA E PASQUETTA

Boom di turisti tra le bellezze del centro, ma non tutti i locali fanno il pienone

23 aprile 2019, 07:02

Boom di turisti tra le bellezze del centro, ma non tutti i locali fanno il pienone

Pasquetta è già il «day after», ed è tempo di bilanci per chi opera nel settore turistico. Gente in giro per le strade del centro ce n’è meno, ma nelle due giornate molti ristoratori hanno fatto il pieno, anche se non manca qualche voce fuori dal coro: «Abbiamo lavorato poco - constata Diana Varsalona del "Bistrò" -, decisamente meno degli anni scorsi. Abbiamo visto molti stranieri in giro, ma pochi clienti». Elisabetta del «Cardinal Bar», a due passi dal Duomo, invece, non trova neppure il tempo per rispondere, ma solo per constatare che «c’è tenta gente, corriamo come i matti, siamo quasi scoppiati».

Più loquace Laura Sterzi del ristorante «Tra l’ùss e l’asa»: «Per noi è stata una Pasqua un po’ sottotono, nei giorni scorsi abbiamo lavorato come in un normale weekend, ma oggi (ieri, ndr) abbiamo recuperato, più con i turisti che con i parmigiani, che probabilmente sono andati al mare». «Sono contento - è l’opinione di Alessandro Zoppi de "La Filoma" -. Abbiamo solo 42 posti, ma abbiamo fatto il pieno sia per Pasqua che per Pasquetta. Metà dei clienti sono parmigiani, gli altri turisti, soprattutto italiani e svizzeri». «C’è stato molto movimento con tanti stranieri in entrambe le giornate», è il commento di Elena Ferrari del wine bar «Tiffany». Più che soddisfatti Jonny Cruz e Suzana Lala de «La Duchessa»: «Abbiamo registrato un andamento più che positivo, con una buona presenza sia di clienti locali che di turisti. La differenza rispetto ai normali week-end si è notata eccome, tanto che abbiamo ricevuto prenotazioni da Roma e da Ancona». «E’ andata benissimo», anche per Tiziana Oppio e Giovanna Sevillo de «Le Malve»: «E’ stata una Pasqua fantastica, abbiamo lavorato davvero tanto», mentre per Jacopo Concas de «La Dolce Vita» «non c’è stato da fare molto più del normale». Giacinto Digiesi della trattoria «Sorelle Picchi» è contento del pienone registrato in entrambe le giornate, ma non manca di far notare che «tanti parmigiani sono andati al mare. Ma la loro assenza è stata ampiamente compensata dalla presenza di tanti turisti, soprattutto stranieri e diversi romani, anche se il tempo incerto di Pasquetta non è stato di aiuto». «Tutto bene», infine, per Edoardo Pietri della «Trattoria del tribunale»: «In questi due giorni abbiamo fatto il pieno, anche il tempo tutto sommato è stato dalla nostra parte. Molti turisti sono giornalieri, ma movimento ce n’è stato tanto, e a Parma la gastronomia attira».

Più luci che ombre, insomma, in una Pasqua che è stata un buon trampolino di lancio per la capitale della cultura. Parma ha saputo presentare il suo volto migliore, anche se resta ancora qualcosa da mettere a punto nella lunga marcia per arrivare al top nel 2020, con l’auspicio che il turismo possa varcare anche il 'ponte di Mezzo.

A.B.

VISITA AI GIOIELLI D'ARTE

ANTONIO BERTONCINI

Pasqua con il sole, Pasquetta variabile, ma tutto sommato è andata bene, sia per i turisti attirati dalle meraviglie della città italiana della cultura 2020, sia per la gran parte degli imprenditori parmigiani che operano nel turismo, almeno nel centro storico. Il pienone nella domenica pasquale lo hanno fatto piazza Duomo, con Cattedrale e Battistero presi letteralmente d’assalto dai visitatori, il comparto della Pilotta, cuore più che mai pulsante della città d’arte, piazza Ghiaia, dove impazzavano musica e balli dell'Happy Days Festival, e il Parco ducale, tornato ad essere per un giorno il paradiso verde per famiglie parmigiane e turisti, unica lodevole eccezione in un Oltretorrente che anche questa volta è stato assai poco meta dei turisti.

Comunque, Parma è piaciuta. Daniele, Heidi e David hanno iniziato il loro soggiorno al Tardini per la partita di sabato col Milan, ma ne hanno approfittato per visitare Parma il giorno di Pasqua: «La città è bella, la gente è simpatica, i ristoranti sono ottimi - commenta Daniele -: abbiamo visitato il Museo dei burattini e ora ci godiamo il centro di Parma. Peccato che al mattino di Pasqua sia chiusa la Galleria Nazionale. Capitale della cultura? Certo che lo sapevamo, era in finale con Merano».

Se al mattino il cuore del turismo è in piazza Duomo, dove sono tantissimi i biglietti staccati per la visita del Battistero, la Pilotta entra in scena prepotentemente nel pomeriggio. Molti sono i turisti di giornata, come Michele Minervino, bresciano: «Abbiamo visitato Battistero, Duomo, ora la Pilotta - dice -. Parma è aperta, accogliente e ben tenuta». All’ingresso del Teatro Farnese c’è la coda. Lucia De Luca, milanese, ha «ottimizzato» il weekend insieme alla famiglia: «In due giorni abbiamo visitato Cattedrale, Battistero, Castello dei burattini, Museo del suono, Casa della musica, Spezieria di San Giovanni, Camera di San Paolo, siamo stati al parco Ducale e concludiamo in bellezza con Galleria nazionale e Teatro Farnese. Unico limite, gli orari di apertura dei musei».

Da Alghero arrivano tre sorelle, Stefania, Silvia e Chiara Piras: «Siamo a Parma perché vorrei prendere qui la laurea magistrale - dice Stefania -: c’è voluto quasi un giorno di viaggio, ma abbiamo trovato una città bella, pulita e organizzata. Il Parco ducale è meraviglioso e ora ci tuffiamo nei musei, a cominciare dalla Pilotta».

A contemplare il Leonardo troviamo Valentino Pennati e Luigi Bernariggi, toccata e fuga di un giorno da Milano. «Abbiamo visitato tutto quello che si poteva vedere in poche ore - commentano -: dal Duomo a Casa Toscanini. Unico appunto, la Steccata chiusa a mezzogiorno e il deserto fuori dal centro, ma Parma merita i riconoscimenti che ha». Viene da lontano, Rita Yang, da Canton, in Cina, ma studia a Modena e si è concessa una giornata a Parma per visitare Pilotta, Duomo e Battistero: «Rispetto a Modena, Parma ha qualcosa di più - dice -: io studio musica, quindi per me la visita ha un significato particolare».

Davanti alla Pinacoteca Stuard troviamo due turisti di Como, Alberto Casubolo e Joanna Merkle: «Siamo rimasti ammirati dal Museo archeologico e dal Teatro Farnese, ma in una futura capitale italiana della cultura ci aspettavamo un impatto un po’ più forte dal punto di vista turistico». In via Farini passeggia, invece, Sergio Rovetto, di Torino: è davanti all'Ape Museo che ha aperto solo lunedì: «Sono qui per il weekend - dice -: ho fatto una visita guidata a Parma e un’uscita a Fontanellato. Tutto molto bello, con un solo difetto: i prezzi un po’ troppo alti».

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