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Via D'Azeglio

Buche e tombini: i ciclisti a rischio

24 aprile 2019, 08:02

Buche e tombini: i ciclisti a rischio

Un sellino di buona qualità capace di ammortizzare i colpi, mani ben salde sul manubrio e occhi incollati alla strada per evitare le buche, che sono tante, insidiose e anche profonde.

Questo è quel che serve per pedalare lungo via D'Azeglio senza rischiare di cadere e di finire sotto uno dei tantissimi bus che percorrono la via in entrambe le direzioni di marcia. La strada infatti è trafficatissima, bici e bus si incrociano centinaia di volte durante il giorno e mettere in relazione le buche con la possibilità che si verifichi un incidente grave non è pessimismo, ma solo prevenzione, dato che un episodio simile è già capitato qualche settimana fa, senza contare gli scivoloni quasi quotidiani – e per fortuna senza conseguenze drammatiche – che vedono protagonisti i ciclisti che pedalano lungo questa arteria simbolo dell'Oltretorrente.

A metà marzo una donna, medico specializzando all'ospedale Maggiore, dopo essere caduta dalla bicicletta è stata colpita da uno dei filobus della linea 5, che stava percorrendo la strada in senso opposto. L'impatto è stato violento e drammatico: la 26enne è stata infatti trasportata d'urgenza al Pronto Soccorso a causa di una brutta ferita alla gamba sinistra. L'incidente è avvenuto nei pressi di piazzale Santa Croce, la dottoressa stava procedendo in direzione di piazza Garibaldi, mentre il filobus era diretto verso l'ospedale.

Questo drammatico episodio può rappresentare un campanello d'allarme sullo stato di salute di via D'Azeglio, sulle condizioni in cui si trova il manto stradale che ad ogni ora deve sopportare il peso di decine e decine di autobus. Proprio nei pressi di piazzale Santa Croce, percorrendo la strada diretti verso ponte di Mezzo, bisogna tenere le mani ben salde sul manubrio della bicicletta a causa della «ragnatela» disegnata sull'asfalto dalle crepe e dalle buche che si estende oltre l'incrocio con via Benedetto Antelami. In prossimità della fermata del bus, di fianco alla chiesa di Santa Croce, l'asfalto sembra anche sfondato, richiedendo un po' di attenzione in più per non perdere l'equilibrio mentre si pedala.

Quando non sono le buche, ci pensano le fessure che si creano fra il manto stradale e e le lastre di pietra posate contro il cordolo del marciapiede a rappresentare una trappola per le ruote sottili delle bici. La zona più pericolosa è quella che si trova nei pressi dell'Ospedale Vecchio. Con la pioggia queste lastre si trasformano poi in una «pista di pattinaggio» a causa della loro estrema scivolosità che fa finire per terra anche i ciclisti più stabili. Per fortuna che questo è stato un inverno particolarmente secco.

Proseguendo lungo la strada, all'altezza di piazzale San Giacomo ricompare la «ragnatela» formata da crepe e buche, senza contare il fatto che i numerosi coperchi in metallo che spuntano lungo la strada fanno sobbalzare sul sellino tanto che per un attimo sembra di pedalare più lungo una carraia che non su una strada del centro.

Tra la chiesa dell'Annunziata e borgo Giambattista Fornovo gli occhi vanno tenuti fissi sull'asfalto, perché la «ragnatela» lascia il posto a buche più profonde: basta una piccola distrazione per far piegare il manubrio e provocare una caduta in mezzo a una strada costantemente percorsa da autobus.

Nel 2013 l'amministrazione comunale aveva avviato una profonda riqualificazione del manto stradale in via D'Azeglio, togliendo i lastroni in granito che pavimentavano la strada nel primo tratto (per chi proviene dal ponte di Mezzo) e sostituendoli con asfalto in macinato di porfido, dal colore rossiccio. A distanza di quasi sei anni da quel cantiere sarebbe forse necessario pensare ad un nuovo intervento di manutenzione. P.Dall.

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