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MAHMOOD

«Orgoglioso di suonare per il 25 aprile»

25 aprile 2019, 07:00

«Orgoglioso di suonare per il 25 aprile»

PIERANGELO PETTENATI

Questa sera, a chiudere le celebrazioni cittadine per la Festa della Liberazione sul palco appositamente allestito in Piazza Garibaldi, sarà Mahmood, uno dei cantanti italiani del momento grazie anche alla vittoria all'ultimo Festival di Sanremo. Un concerto il 25 aprile non è mai “solo” un concerto perché diventa un evento in una delle giornate simbolo della nostra repubblica; e Mahmood ne è ben consapevole:

«Io credo che senza memoria non ci sia futuro. Il 25 aprile è una delle date più importanti della storia italiana e, per quanto mi riguarda, metterò tutto il mio impegno per ricordare cosa significa sacrificarsi per la libertà. Io sono molto orgoglioso di portare la mia musica in un concerto in questa giornata, perché, come ho detto, ricordare è la cosa più importante».

Lo scorso dicembre la vittoria a “Sanremo Giovani”, a febbraio il trionfo tra i big; quanto deve a Sanremo?

«È stato fondamentale. Prima di Sanremo la mia musica non era molto conosciuta, avevo pubblicato il mio primo disco l'anno scorso, sotto forma di EP, ma grazie alla vittoria a Sanremo l'ho ripubblicato come album completo e ora la mia musica è ascoltata da molte più persone».

La vittoria ha però portato anche polemiche:

«Sotto questo punto di vista io sono assolutamente tranquillo. Ho fatto il mio dovere e la giuria ha fatto il suo, il resto non mi riguarda. Sono sereno anche nei confronti degli altri musicisti, per i quali ho rispetto; vado d'accordo con molti di loro e mi piace avere delle collaborazioni».

Questo sarà il primo vero grande concerto, anteprima del tour vero e proprio che comincerà il 30 a Livorno; come sarà e quali sono le sue aspettative?

«Per me è il primo esperimento di passaggio al rock. Sarò accompagnato dalla mia band, con la quale abbiamo passato gli ultimi tempi a provare il concerto. C'è ancora qualche passaggio da limare ma siamo pronti. Si pensa sempre che questo genere sia fatto solo per essere ascoltato in digitale e registrato solo in elettronico, ma invece ha tanto da dare anche dal vivo e per me è arrivato il momento di dimostrarlo».

Nel look, nell'atteggiamento, nei testi dei cantanti della sua generazione in molti leggono provocazione e tante sono le critiche; cosa ne pensa?

«Penso che niente di tutto questo vada preso così alla lettera. C'è molto atteggiamento, molto spettacolo. E anche i testi vanno spesso oltre quello che sembra. Ad esempio, in “Soldi” io dico “Ti sembrava amore era altro / Beve champagne sotto Ramadan” ma parlo in generale di chi predica bene ma razzola male».

La trap è però il fenomeno musicale del momento; per lei cosa rappresenta?

«Per me è semplicemente un genere musicale, ma quello che faccio io non lo definirei trap. Il mio è un pop in italiano, con riferimenti al rap, all'hip hop e ai tanti artisti che ascolto da sempre».

A proposito, quali sono gli artisti di riferimento?

«Gruppi storici come i Fugees e altri dell'hip hop americano, le nuove cantautrici d'oltreoceano come Billie Eilish. Tra gli italiani Paolo Conte e Lucio Battisti. Sono loro i miei artisti italiani preferiti e quelli a cui mi ispiro maggiormente».

Cosa vuole esprimere attraverso la musica?

«Io cerco solo di esprimere me stesso, i miei pensieri e ciò che mi circonda, prendendo spunto dagli ascolti dei miei artisti preferiti e senza dimenticare la melodia».

Un invito ai fan e uno ai suoi detrattori:

«Ai miei fan dico di venire perché ascolteranno canzoni che non hanno mai ascoltato prima; oltre a quelle dell'album, infatti, faremo diversi inediti. Agli haters e ai detrattori dico di venire perché magari, se mi ascoltano possono cambiare idea. Oppure rafforzeranno la propria, ma almeno potranno criticare solo dopo aver ascoltato e valutato».

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