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Via Garibaldi e Verdi

Emergenza commercio: sempre più negozi chiudono

25 aprile 2019, 07:02

Emergenza commercio: sempre più negozi chiudono

LUCA PELAGATTI

All'evento «Parma 2020» mancano 250 giorni. Per molti c'è l'attesa di una nuova alba. Per i commercianti di via Garibaldi, piuttosto, la data di un tramonto. Mestamente annunciato.

«Non è il solito borbottio di chi non è mai contento. Ma il nostro timore è che per davvero i turisti cammineranno in vie morte. Più senza vetrine», racconta una delle esercenti veterane della strada che esce sulla porta. E punta il dito intorno: «Guardi quanti negozi hanno chiuso in questi mesi. Altrettanti chiuderanno a breve. All'evento della città capitale della cultura non so in che condizione arriveremo».

Seguiamolo, allora, quel dito: e diamo i numeri. Quelli dei civici 22/A, 23, 24, 30/A, 30/B, 32, 42, 57 dove tra l'autunno e questo scampolo di 2019 si sono spente le luci. E parliamo di negozi di ogni genere: c'è un supermercato e un negozio di abbigliamento, un emporio etnico e un negozio di telefonia. Quest'ultimo, in realtà, è ancora aperto. Ma sulla vetrina si racconta già il trasloco in corso.

«I motivi di questo declino? Sono molti - spiega un altro esercente, rassegnato. - Affitti alti, concorrenza dei centri commerciali, perdita di appeal della via. Ciascuna di queste cause, in realtà, si salda e si collega alle altre. Ma, alla fine, il risultato è che si chiude». Eppure proprio in questi giorni il Comune ha ribadito l'impegno e lo sforzo per questa fetta di città, ha presentato progetti per rilanciare via Garibaldi e via Verdi, ovvero le porte d'accesso al salotto buono della città. Ma poi basta sbirciare via Bodoni: nel primo tratto su cinque vetrine, tre portano la scritta «affittasi». E su via Garibaldi ormai sono decine gli esercizi che hanno cessato.

«Un piano presentato qualche tempo fa garantiva che i negozi sfitti sarebbero stati coperti con tamponature dedicate, con immagini di monumenti per rendere meno evidente il declino. Ma ancora oggi, noi vediamo crescere solo le scritte “affittasi”», raccontano quelli che resistono e che ammettono di essere sempre più interessati a spostarsi: «Dove i prezzi sono più bassi e il passaggio è maggiore».

Già, il viavai dei clienti. Questo è l'altro elemento su cui tanti puntano il dito. Se via Garibaldi soffre, infatti, via Verdi agonizza. E la via più breve tra la stazione e la Pilotta, il red carpet d'asfalto srotolato verso la grande bellezza della Pinacoteca appare per buona parte del giorno deserto.

«Qualche turista, per caso, ogni tanto arriva», allarga le braccia un altro esercente. Ma altri invece si impuntano: «Chi scende dal treno e arriva all'altezza di via Bottego spesso si trova smarrito: servirebbero segnaletica e informazioni chiare. Altrimenti succede che chi arriva da fuori vede le bandiere del ponte delle Nazioni e si dirige in quella direzione. Perché quelle bandiere ai loro occhi indicano che il centro storico li aspetta oltre il ponte».

Basterebbero una cartina o un navigatore, si può obiettare. Ma se la gente latita e i negozi chiudono evidentemente, qualcosa si può e si deve fare. Perché, sono gli stessi residenti della zona che lo dicono: ottenere dei risultati è possibile: «Basti pensare al piazzale della stazione. Fino a qualche tempo fa era il ring per risse quotidiane ed era invasa di spacciatori. Ora, grazie allo sforzo congiunto del Comune e delle forze dell'ordine, la situazione è completamente cambiata. A riprova che volere è potere».

Ma per impegnarsi serve una rotta unica e condivisa. E gli stessi commercianti che si lamentano, magari a mezza voce, ammettono che su certi temi non c'è accordo. «Il tema della pedonalizzazione, ad esempio, divide chi crede che serve una strada dove passeggiare senza motori e coloro che invece, al contrario, pensano che solo il passaggio delle auto può riportare gente e clienti.

Intanto, comunque, il nuovo volto di piazzale della Pace si sta rivelando. Sia dai voltoni di via Verdi, sia dalla spianata di via Garibaldi la Pilotta torna a troneggiare e la rinnovata percorribilità della piazza promette di accogliere in maniera degna chi arriverà nella capitale della cultura. Ma il borbottio di chi ha parlato all'inizio sembra togliere speranze: «Io sono qui solo perché il negozio è mio. Non trovo da vendere o affittare e quindi resisto. Ma se trovassi da da liberarmene sarei felicissima. Perché non voglio esserci quando queste strade si spegneranno del tutto».

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