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IL PROVVEDIMENTO

I giudici: «Pesci è pericoloso e non ha capacità di autocontrollo»

25 aprile 2019, 07:04

I giudici: «Pesci è pericoloso e non ha capacità di autocontrollo»

GEORGIA AZZALI

Gli hanno aperto la porta di casa solo per andare al lavoro. Dalla villetta dei genitori, fuori città, fino al suo negozio di abbigliamento «Surf in Paradise», non lontano dall'arco di San Lazzaro: niente revoca dei domiciliari per Federico Pesci, ma la possibilità di rimanere dal lunedì al sabato - dalle 9 alle 18 - fuori casa per portare avanti l'attività. La libertà deve attendere, ma più che il no alla richiesta della difesa, ciò che pesa come un macigno sono le motivazioni messe nero su bianco dai giudici. Gli stessi che dovranno decidere sul suo futuro. Fargli cadere addosso una condanna (seppure di primo grado) di un bel po' di anni, oppure spazzare via le accuse di violenza sessuale e lesioni aggravate. «L'esame della personalità dell'indagato - condotto sulle risultanze processuali in atti - delinea profili di pericolosità sociale tali da escludere tanto la cessazione di esigenze cautelari quanto l'adeguatezza di misure di natura non custodiale», scrivono i giudici del collegio nell'ordinanza. Tradotto: Pesci non può che rimanere ai domiciliari, perché è una persona pericolosa che potrebbe ripetere ciò che ha fatto.

La trama di quella notte è un'ombra lunga. Lunga e pesante. Troppo ingombrante l'accusa di aver stuprato per ore una 21enne, poi uscita dal Pronto soccorso con una prognosi di 45 giorni. Anche il pm Andrea Bianchi, esprimendo parere contrario alla revoca dei domiciliari, aveva messo in evidenza la «gravità dei fatti». Ma per i giudici non si può nemmeno prescindere dai comportamenti abituali dell'imprenditore. «Infatti, - si legge nell'ordinanza - la valutazione della gravità del fatto singolarmente contestato, unita al dichiarato habitus del Pesci a praticare condotte sessuali di tipo violento ed "estremo" contestualmente all'uso di sostanze stupefacenti e alcoliche, non consente allo stato degli atti di riporre un ragionevole affidamento sulle capacità di equilibrio e autocontrollo dello stesso...».

Insomma, se l'imprenditore tornasse in libertà, potrebbe replicare nottate come quella tra il 18 e il 19 luglio scorso finita nell'orrore, secondo l'accusa. Le parole dei giudici sono durissime: «Non è infatti allo stato possibile sostenere che il Pesci, riacquistata la libertà e trovandosi in occasioni (invero facilmente replicabili) analoghe rispetto a quelle del presente procedimento, sia in grado di esercitare una controspinta alle proprie radicate inclinazioni sessuali, che assumono rilevanza penale nella misura in cui comportano il pericolo di approfittare delle minorate (e procurate) condizioni psico-fisiche della partner».

Unica concessione per Pesci, dunque, la possibilità di andare al lavoro «per provvedere alle sue indispensabili esigenze di vita», considerando che da oltre sette mesi è ai domiciliari nella casa degli anziani genitori. «Di fatto è già stata pronunciata la sentenza», ha commentato l'altro ieri l'avvocato Fabio Anselmo. Che nei prossimi giorni, con il collega Mario L'Insalata, potrebbe decidere di far ricorso contro la decisione dei giudici.

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