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L'INTERVISTA

Il prefetto: «Furti e spaccio, minaccia per la sicurezza»

25 aprile 2019, 07:03

Il prefetto: «Furti e spaccio, minaccia per la sicurezza»

PIERLUIGI DALLAPINA

Lo spaccio e i furti nelle abitazioni continuano a rappresentare la vera emergenza sul fronte della sicurezza in città, sebbene i reati denunciati nel 2018 siano in calo rispetto all'anno precedente, come conferma il prefetto Giuseppe Forlani, sfogliando i dati e le analisi contenute in un documento fresco di stampa: il «Rapporto al cittadino sull'attività svolta».

Qual è lo stato di salute di Parma per quanto riguarda l'ordine pubblico? Esiste un'emergenza criminalità?

«Rispetto all'apice che si è verificato nel 2015, c'è una riduzione dei delitti denunciati. La strategia pianificata sta dando i suoi frutti, grazie al pattugliamento del territorio da parte delle volanti e del nucleo radiomobile, a cui vanno aggiunti i controlli rinforzati che vengono svolti due o tre volte alla settimana da parte della polizia di Stato e dei carabinieri, soprattutto per contrastare quei fenomeni che più generano insicurezza fra la popolazione, come i furti nelle abitazioni e lo spaccio di sostanze stupefacenti».

Perché, nonostante il calo dei reati denunciati, molti cittadini continuano a sentirsi minacciati?

«I reati predatori, tipo i borseggi o gli scippi, anche se sono in calo, sono comunque quelli che accrescono il senso di vittimizzazione e allarme sociale, soprattutto in una comunità che tende ad invecchiare. Per questo motivo abbiamo avviato alcune iniziative, come i controlli negli appartamenti, per monitorare le situazioni che possono destare maggiore preoccupazione e per rendere sempre più evidente l'azione delle forze dell'ordine».

I vostri dati dimostrano che la droga circola sempre di più fra i minori e le donne. Come fermare questa piaga?

«Rafforzando la capacità di reprimere lo spaccio, ma anche facendo una capillare azione di informazione e prevenzione, coinvolgendo tutte le agenzie educative, a partire dalla famiglia. Le nuove droghe sintetiche e anche quelle cosiddette leggere, che hanno una percentuale di principio attivo molto più alta che in passato, possono provocare danni permanenti sulla salute».

Quali sono le zone della città più a rischio?

«Per quanto riguarda lo spaccio si parla spesso del San Leonardo e dell'Oltretorrente. Ma la pressione esercitata dalle forze di polizia con i controlli costanti tende a far spostare chi delinque. La prefettura, in accordo con le altre forze dell'ordine, è impegnata a monitorare e a intervenire tempestivamente quando si verificano questi movimenti. In definitiva, possiamo dire che a Parma non esistono zone franche».

Il numero di poliziotti e carabinieri in servizio è sufficiente a garantire il controllo delle strade?

«In città non c'è una problematica più grave che altrove, dato che le carenze sono simili a quelle di altri territori, ma da un paio d'anni per le forze dell'ordine c'è la possibilità di assumere e questo è un fatto positivo perché il personale invecchia e va in pensione. Anche poche unità in più possono fare la differenza. Già oggi a Parma la polizia di Stato è in grado di esprimere la terza pattuglia, oltre alle due ordinarie. Lo stesso vale per i carabinieri».

Le forze dell'ordine sono spesso chiamate a rilevare incidenti. Ma questo non è un compito che spetterebbe alla polizia municipale?

«Stiamo lavorando con i Comuni affinché le forze di polizia siano sollevate da quei compiti che possono essere svolti dalla polizia municipale. In città, ad esempio, il turno notturno della municipale ha dato risultati positivi e, visto l'arrivo dell'estate, si sta valutando l'opportunità di riprendere quest'esperienza, anche perché c'è un aumento degli incidenti, sia sulle strade urbane che extraurbane, nei quali viene richiesta la presenza di una pattuglia, sebbene gli automobilisti coinvolti potrebbero mettersi d'accordo tra loro senza problemi».

Cosa possono fare i cittadini per migliorare i livelli di sicurezza?

«Già dal 2015 ho contestato le ronde e i tentativi di fare sicurezza in proprio, cercando di orientare la fiducia della popolazione verso le forze dell'ordine. Esistono però esperienze come i controlli di vicinato che possono fornire agli agenti segnalazioni qualificate e che, per il fatto di mettere in relazione le persone, creano quel terreno fertile per migliorare le condizioni di vita di tutti. Da tempo sostengo i punti di comunità e tutte quelle iniziative che rafforzano il senso di comunità fra la gente».

Se a destare allarme sociale è la delinquenza comune, il processo Aemilia ha dimostrato una volta per tutte che non bisogna dimenticare la presenza della criminalità organizzata. Da quale organizzazione arrivano le minacce più insidiose?

«Soprattutto dalla 'ndrangheta, anche se in passato evidenze giudiziarie hanno dimostrato la presenza della mafia e delle organizzazioni criminali campane. I meccanismi di penetrazione sono banali, ma vanno conosciuti e comprendono l'evasione e l'elusione fiscale, le false fatturazioni o l'intermediazione illecita».

In quali settori le mafie fanno guadagni?

«Solitamente sono attive nel movimento terra, ma in seguito alla crisi dell'edilizia abbiamo notato che hanno cambiato modalità di approccio. Sempre più spesso viene attuata l'intermediazione illecita, proposta anche a piccole attività. In pratica si offre manodopera a basso costo da parte di un'impresa che non verserà i contributi ai lavoratori e che applicherà contratti fasulli. Chi decide di accettare questo servizio lo fa credendo di risparmiare sul costo del lavoro, ma non sa che si tratta di un modo attraverso il quale l'organizzazione criminale cercherà di prendere il controllo della sua attività. Su questo rischio la prefettura ha già acceso un faro con incontri che hanno coinvolto gli ordini professionali, il mondo economico e quello produttivo».

Capitolo immigrazione: diverse realtà impegnate nel sociale non hanno partecipato al bando per i centri di accoglienza straordinaria. Potranno quindi esserci problemi nell'accoglienza?

«La prefettura ha fatto dei bandi sulla base di capitolati nazionali. Rispetto ad altre province il sistema dell'accoglienza è stato mantenuto. Ora è però superata la fase più acuta raggiunta a luglio 2017 con 1800 persone nei centri di accoglienza. L'obiettivo della prefettura è sempre stato quello di evitare le concentrazioni dei nuovi arrivati in un determinato territorio e di prevenire le conflittualità fra le comunità. Possiamo dire di esserci riusciti».

Anche l'emergenza abitativa ha spesso tenuto occupati i vostri uffici. La casa è ancora un miraggio per molte famiglie?

«C'è stata una riduzione degli sfratti per morosità, anche se quando il problema si presenta gli effetti sono sempre devastanti. Noi siamo sempre disponibili a mettere in campo gli strumenti dei Comuni volti a prevenire le emergenze».

Facendo un bilancio complessivo, come giudica Parma e la sua provincia?

«Questo è un territorio che ha le energie e le risorse per migliorare. C'è una crescente voglia di collaborazione da parte della società civile e non è un caso che ora sia arrivata Parma 2020, il recupero di San Francesco del Prato e il nuovo centro oncologico».

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