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STORIA

«Resistenti» premiati nel nome di Giacomo Ferrari, il comandante Arta

26 aprile 2019, 07:00

«Resistenti» premiati nel nome di Giacomo Ferrari, il comandante Arta

ANDREA VIOLI

Tra passato e attualità, fra la Resistenza degli anni '40 e le lotte per la libertà che si combattono in questo secolo: un premio intitolato a Giacomo Ferrari è stato consegnato ieri a Roma dal regista Giancarlo Bocchi. Lo hanno ricevuto il partigiano Mario Fiorentini, che combatté nel Parmense e fu tra i protagonisti dell'attacco di via Rasella, e il giornalista Davide Grasso, che si è arruolato con i curdi in lotta contro l'Isis in Siria.

Il premio, voluto dalla Fondazione Archivio storico Bocchi di Parma, è incentrato su «La Resistenza e le resistenze». La cerimonia si è svolta al Nuovo Cinema Palazzo in piazza dei Sanniti: è stata aperta dal presidente di Anpi Roma Fabrizio De Sanctis e da Giancarlo Bocchi (Fondazione Archivio storico Bocchi).

Giacomo Ferrari, comandante «Arta», fu un valoroso partigiano. E il 9 maggio 1945, nella parata di scioglimento delle formazioni partigiane parmensi, rivolse il saluto di commiato ai combattenti in piazza Garibaldi. Fu poi membro della Costituente, ministro dei Trasporti dal luglio 1946 al maggio '47, sindaco di Parma dal 1951 al 1963 e senatore fra il '63 e il '70. «La figura di Giacomo Ferrari è da rivalutare - ha detto Bocchi -. Entro l'anno sarà pronto un mio documentario su di lui: sarà intitolato “Il nobile rivoluzionario” e sarà interamente finanziato dalla Fondazione Bocchi».

Mario Fiorentini, nato nel novembre 1918, è una figura di spessore della Resistenza e ieri ha ripercorso alcuni episodi della sua vita. Dopo la liberazione di Roma, tra l'altro, fu paracadutato nel Parmense dagli Alleati. Il suo compito era organizzare, con Piero Boni, gli aiuti alle brigate partigiane fra Parma, Piacenza e Genova. Ieri sono stati proiettati alcuni passaggi del documentario «Con i partigiani sull'Appennino», girato fra il 1944 e il 1945 con le uniche immagini a colori dei partigiani italiani. C'è anche la parata di Parma. Alla vista del filmato, spiega Bocchi, «Fiorentini era emozionato. Avevano le armi ricevute anche grazie a lui». In video, inoltre, l'ex partigiano ricorderà il comandante Pablo.

«Sono felice di essere stato dalla parte giusta - ha detto più volte Fiorentini al pubblico - perché ce n'è sempre una giusta e una sbagliata». L'ex partigiano è stato premiato, nella categoria della saggistica, per il libro «Sette mesi di guerriglia urbana. La resistenza dei Gap a Roma», curato da Mario Sestili. Per la categoria «Racconti del reale», Davide Grasso è stato premiato per il libro «Hevalen - Perché sono andato in Siria a combattere l'Isis». Hanno ricevuto una targa e un quadro: per Fiorentini un'opera di Teodosio Magnoni, per Grasso una di Mauro Staccioli (del quale a Parma, fa notare a Bocchi, c'è un'opera un po' «dimenticata»). È stato anche proiettato uno spezzone del documentario di Bocchi «Le ragazze della rivoluzione».

La Storia a volte si ripete sotto altre forme, sottolinea Giancarlo Bocchi. «Ferrari fu il massimo sostenitore dell'idea della compartecipazione dei cittadini alla vita della città - spiega -. Una partecipazione assembleare, popolare, alla gestione delle cose. È un tema molto attuale. Oggi ad esempio è praticata nel Rojava, in Siria». Il pubblico ha applaudito quando Bocchi ha raccontato un aneddoto curioso su Ferrari. Da sindaco, girava Parma con il sidecar dei vigili urbani e, se gli segnalavano una buca, la misurava e sapeva fin dall'inizio quanto sarebbe costata. «Ho anche un manoscritto inedito di Ferrari - continua Bocchi -. Non andava d'accordo con certi personaggi ruvidi del partito comunista. Lui era un intellettuale e un professionista serio. Fu molto importante come ministro: ricostruì centinaia di ponti e migliaia di chilometri di ferrovie. Quando il Pci fu cacciato dal governo, De Gasperi chiese a Togliatti che gli fosse lasciato Ferrari come ministro indipendente. Ma Togliatti, senza dirlo a Ferrari, rifiutò».

Parlando di Ferrari, inoltre, Bocchi cita un filmato del 1972. Quando fu ucciso Mario Lupo la tensione divenne altissima. «Il partito comunista - ricorda il regista - richiamò il comandante. Ho trovato il filmato del suo discorso in piazzale Picelli: migliaia di persone inferocite si calmarono di fronte alle sue parole autorevoli».

A Roma è intervenuta anche la poetessa Marcia Theophilo, che ha letto sue poesie dedicate alla resistenza degli indigeni dell'Amazzonia contro le minacce all'ambiente in diversi Paesi sudamericani.

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