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Il concerto

La notte parmigiana di Mahmood

di Pierangelo Pettenati -

26 aprile 2019, 07:02

La notte parmigiana di Mahmood

25 aprile 2019: anche quest’anno è la musica ad accompagnare le celebrazioni per la sconfitta dei nazifascisti avvenuta nel 1945. Gli eventi musicali in piazza Garibaldi a Parma, città simbolo della lotta al fascismo grazie alle barricate nell’Oltretorrente, sono iniziati alle 21.20 con i Dimartino, uno delle più interessanti band del panorama indipendente italiano, frutto dell’estro del cantante e bassista Antonio Di Martino e della band che l’accompagna (Giusto Correnti alla batteria, Angelo Trabace e Simona Norato alle tastiere e ai synth).

Il tempo incerto e le operazioni di sicurezza agli ingressi hanno ritardato l’afflusso in piazza e, di conseguenza, l’avvio dei concerti. Già dopo le prime canzoni, la piazza si era comunque già riempita di un buon pubblico. Per quanto riguarda la parte artistica, i Dimartino hanno confermato la loro abilità del fondere melodia quasi battistiana, atmosfere e ritmi mediterranei e sonorità elettroniche. Alle 22.50, è stata quindi la volta di Mahmood, l’artista più atteso di questa lunga giornata di celebrazione. Era non solo l’occasione per assistere al concerto del vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo, ma anche al suo primo vero concerto importante, davanti a un pubblico numeroso accorso quasi esclusivamente per lui. E al momento del suo ingresso sul palco, la piazza era finalmente gremita da un pubblico, eterogeneo, multietnico e plurietà. Moltissimi e giovani e anche i giovanissimi. Aveva promesso diversi inediti e con un inedito ha iniziato il concerto: «Africa», anche a sottolineare il carattere di libertà e di apertura della serata. La sua famiglia è di origine egiziana e nella sua musica il pop di matrice occidentale si mescola ad influenze mediterranee e arabe, mai preponderanti ma comunque presenti.

In questo autentico battesimo live ha confermato tutte queste caratteristiche, ulteriormente caricate di forza e energia grazie a un impatto potente più vicino al rock che non al pop (per non dire trap) grazie alla presenza dei musicisti a supporto. Centinaia gli smartphone accesi e calorosa risposta fin da subito. Forza, ma anche atmosfera: nonostante la poca esperienza dal vivo, Mahmood ha dimostrato di saper stare sul palco con padronanza e scioltezza.

Dopo «Mai figlio unico», «Nilo sul naviglio» e «Sabbie mobili», il concerto, non ancora terminato al momento di andare in stampa, è proseguito alternando altre canzoni inedite («Dimentica» e «Piramidi») ai pezzi di «Gioventù bruciata», il suo album pubblicato dopo la vittoria a Sanremo.

In chiusura, la serata prevedeva il concerto dei Radiodervish supportati dalla chitarra di Massimo Zamboni, presente nelle registrazioni del loro ultimo disco e portavoce già dai tempi dei Csi delle istanze di libertà dei partigiani e di tutta la popolazione italiana contraria al fascismo.

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