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Elio: «L'Italia è ancora la Terra dei cachi»

Elio: «L'Italia è ancora la Terra dei cachi»

03 Aprile 2019,11:08

MARA PEDRABISSI

Elio si mette all'opera con un «Flauto magico» come nessuno ha mai sentito. Il mitico ex frontman delle Storie Tese arriva domani alle 21.15 al Teatro Arena del Sole di Roccabianca per presentare, da par suo, l'opera composta da Mozart. Con l'inconfondibile voce da baritono, intreccerà parti originali con la rielaborazione di Vivian Lamarque, affiancato dall’Oboe Quartet dei Berliner Philharmoniker e dal soprano Scilla Cristiano.

Elio, in un viaggiatore curioso del pianeta musica come lei è, come nasce questo progetto?

«Mi piace fare cose interessanti, come sono state le Storie Tese. E mi sono reso conto che Mozart è molto interessante. Da lì, mi sono auto-attribuito il compito di cancellare nelle persone l'idea che Mozart sia noioso. Vorrei farlo specie con i bambini, il pubblico migliore, anche se confesso che siamo in tournée, ospiti delle stagioni serali dei teatri, con un bellissimo riscontro dagli adulti. E' uno spettacolo pensato soprattutto per i non appassionati, con l'intento di appassionarli».

E come fa?

«Semplicemente facendo quello che ha scritto Mozart, magari presentandolo in maniera un po' meno minacciosa. Secondo me, ma è un mio pensiero, in Italia negli ultimi 50 anni si è commesso l'errore di considerare la lirica e la classica in generale come generi talmente alti che le persone comuni non vi potessero accedere. Con questo spettacolo, voglio far capire che invece possono essere una bella alternativa alla serata al cinema o in birreria. Con me ci sono gli ottimi musicisti dell'Oboe Quartet dei Berliner Philharmoniker che condividono questa visione, venendo da un Paese dove anche la cosiddetta musica “colta” trova un'ampia diffusione».

A proposito di musicisti, tutti hanno di lei il ricordo dei divertiti e divertenti travestimenti sul palco dell'Ariston. Pochi sanno che lei è un musicista di prim'ordine...

«Di prim'ordine no, sennò avrei fatto il musicista puro. Però mi sono diplomato al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e questo linguaggio mi è familiare».

Un paio di settimane fa, era al Forum di Assago, di fronte a più di 7mila persone ospite delle Vibrazioni. Poi va in tournée nei teatrini di provincia. Che differenza avverte?

«Può sembrare strano, ma è più personale e, quasi, imbarazzante quando ti esibisci di fronte a comunità piccole e guardi le persone negli occhi. In definitiva, preferisco le dimensioni più raccolte, del resto con le Storie Tese abbiamo esordito nei piccoli club».

Ci abbiamo girato intorno finora, ma: con le Storie Tese?

«Che cosa? Una reunion? (ride, ndr). C'è gente che mette in continuazione in dubbio che ci siamo sciolti. E non comprendo che vantaggio ne abbia. Abbiamo percorso una strada lunghissima insieme, restiamo in ottimi rapporti e siamo più che amici. Addirittura siamo molto più presenti di prima sui social. Per il resto, ci siamo sciolti per non invecchiare»

Più di vent'anni fa, andaste a Sanremo con «La terra dei cachi», ritratto feroce di un'Italia con «le pinze nella panze». Oggi cosa direbbe del nostro Paese?

«Direi che siamo sempre uguali. Così drammaticamente uguali che, a volte, sembriamo una barzelletta».

Biglietti: 20 euro. Informazioni: 339.5612798.

© Riproduzione riservata

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