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Il racconto del carabiniere: «L'ho convinto a non fare del male»

Il racconto del carabiniere: «L'ho convinto a non fare del male»

29 Aprile 2019,11:13

LUCA PELAGATTI

«In quei momenti è come muoversi sul filo. L'altro deve capire che stai gestendo la situazione ma nello stesso tempo che non lo stai ingannando. E' un equilibrio sottile».

Come sottile è la differenza tra riuscire e fallire. Ma, se c'è in ballo una vita, il fallimento non può essere preso in considerazione. Racconta di questo il maresciallo capo Giuseppe Ciulla, comandante della stazione Parma Centro che sabato sera quel filo lo ha dovuto affrontare. E adesso, passata la tensione, può sorridere: «E' andato tutto bene».

La serata da batticuore è iniziata con una telefonata al 112. «Mio marito mi sta minacciando con una pistola, mi vuole uccidere», ha strillato una voce spaventata. Prima che la comunicazione si interrompesse di colpo. In casi come questi c'è una sola regola: fare presto. E i militari della centrale operativa non hanno perso tempo. Hanno recuperato il numero da cui veniva la chiamata, allertate le pattuglie. E mentre il responsabile della centrale cercava di capire cosa stesse succedendo il maresciallo Ciulla e gli uomini della stazione Parma Centro sono corsi in via Bachelet, nella zona della Posta centrale.

«La situazione ci è apparsa drammatica. La donna ha detto che il marito era armato e fuori di sé, che si era barricato in casa». E il resto lo hanno fatto i terminali. Dal computer si è capito che l'uomo, un 48enne ben noto alle forze dell'ordine, vive da tempo una dura battaglia con la droga. E il timore nella voce rotta della donna ha fatto il resto. «Ho iniziato un dialogo telefonico con quell'uomo -prosegue il maresciallo - cercando di creare un rapporto, di conquistare la sua fiducia, provando a calmarlo». Intanto però gli altri militari hanno in tutta fretta provveduto a evacuare la palazzina, portando in salvo una trentina di persone. E i vigili del fuoco hanno interrotto la distribuzione del gas. «L'uomo al telefono diceva di voler far esplodere il palazzo, di avere degli esplosivi. Noi, dall'esterno non potevamo sapere se fosse vero. E la priorità, una volta messi in sicurezza i vicini, era salvare la moglie».

Ma l'appartamento in cui l'uomo si era barricato è al secondo piano, la porta è blindata. Una irruzione, in quei termini, poteva essere una scommessa temeraria.

«Non restava che parlare. Ed è quello che io ho fatto». Per un'ora e mezzo, con pause strategiche e un gioco sottile di durezza e cedimenti, Ciulla ha scalfito la corazza dell'uomo. Che lentamente si è aperto. «Mi ha fatto capire di fidarsi di me, mi ha cominciato a raccontare brandelli di vita». Storie arrivate da un passato lontano, immagini dolorose di un figlio ormai diventato quasi un estraneo, sprazzi dei giorni in cui, anche lui, indossava una divisa. «Ad un certo punto ha anche aperto la finestra e mi ha lanciato una foto in bianco e nero in cui era con la madre».

Una foto ma anche un segno, la prova che le minacce a quel punto si stavano per spegnere in una richiesta d'aiuto. Anche se restava sempre il timore per la moglie che da tempo non faceva più sentire la propria voce. «Per fortuna, dopo tutto quello sfogarsi, mi ha fatto salire, ha iniziato a parlarmi attraverso la porta della casa socchiusa». Dietro c'erano un divano e mobili accatastati, manici di scope e pezzi di arredamento diventati una barricata. E soprattutto quel 48enne ancora fuori di sé. Anche se non se ne capiva il motivo.

«Quando ho intuito che il momento era quello giusto mi sono lanciato dentro con i miei uomini. Siamo riusciti ad aprire la porta, a immobilizzarlo».

Dentro, sul letto, scioccata ma incolume, c'era la moglie mentre nelle stanze, piene di bottiglie vuote, nessuna traccia di esplosivi e armi. Ma solo l'eco di molto disagio. «Lui è stato accompagnato al pronto soccorso per farsi medicare delle piccole ferite che si era inferto e la tensione, finalmente, si è sciolta».

Resta da capire se, come sembra, dietro questo scoppio di rancore ci sia stato un litigio con la moglie, il tarlo della gelosia diventata malattia. Nella notte, gli abitanti della palazzina sono tutti tornati nelle proprie case e per l'uomo è scattata una denuncia. E il maresciallo ha potuto, a mente fredda, ripensare a quei momenti. «L'ho solo fatto ragionare, gli ho fatto capire che se nessuno si fosse fatto male io l'avrei aiutato, non gli sarebbe successo nulla di grave». Ora, saranno altre le persone che dovranno occuparsi di quell'uomo e dei suoi fantasmi mentre il maresciallo è tornato al suo servizio quotidiano. «La cosa importante - conclude - è che si sia risolto tutto senza danni per le persone e le cose». Che quella porta alla fine si sia aperta. E che quel filo di parole abbia retto. Riportando in salvo una vita sospesa.

© Riproduzione riservata

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