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Melli e Osio, in panchina con i giovani

Melli e Osio, in panchina con i giovani

27 Aprile 2019,12:38

PARLA MELLI

Alessandro Melli ci sta prendendo gusto. Dopo la decennale esperienza da team manager nel Parma, ha deciso nell’estate di due anni fa di intraprendere una nuova carriera in panchina. Nella passata stagione la Juniores del Felino, ora nelle mani dell’amico e compagno di mille battaglie, Marco Osio, ora i Giovanissimi Interprovinciali 2005 del Sala Baganza, fortemente voluto da Luigi Pucci e dal ds Mario Vecchi. Insegnare calcio ai giovani è la missione di Sandro.

«Il campionato è andato piuttosto bene, ci siamo giocati il secondo posto e la conseguente qualificazione alla fase successiva fino all’ultima giornata. Direi che finora è stata un’annata più che positiva, non pensavamo alla vigilia di avere la bravura e la qualità di lottare nei piani alti».

Come si è trovato al Sala Baganza?

«Si tratta di una società giovane che sta provando a crescere e migliorarsi sotto tutti gli aspetti. C’è gente piacevole con cui dialogare e confrontarsi, devo ringraziare Luigi Pucci che per me rappresenta una figura di riferimento e l’intero ambiente che mi ha accolto benissimo. In primis il ds Vecchi che conosce meglio di me il calcio giovanile in ambito dilettantistico».

Cosa l’ha colpita maggiormente del calcio giovanile dilettantistico?

«E’ sicuramente diverso rispetto al professionismo ma proprio per le minori risorse a disposizione ti fa capire la dedizione e i sacrifici compiuti di chi opera attorno a questo mondo. Bisogna dare i giusti meriti alle tante persone che lo fanno per passione e solo per stare vicino ai ragazzi. Credo che, in un certo senso, fare calcio nei professionisti sia molto più semplice».

Preferisce la nuova vita alla precedente da team manager?

«Ho amato alla follia quello che ho fatto a Parma tanto da starci male quando ne sono uscito. Non voglio cancellare ciò che è stato ma ora è una cosa altrettanto bella e affascinante. Oggi sto bene dove sono, ricevo tanto a livello di emozioni e farei fatica a cambiare o tornare indietro».

Quali caratteristiche la contraddistinguono?

«Mi definisco un allenatore che segna e subisce tanti gol -ride- pratico un calcio propositivo e schiero sempre tre giocatori offensivi nel 4-3-3 e, in alternativa, 4-3-1-2».

A chi si ispira?

«Ho avuto la fortuna di conoscere Zeman a Parma che è riuscito a trasmettermi una mentalità vincente da giovane. Chiaro che poi bisogna mantenere un certo equilibrio in qualsiasi situazione».

Ha un sogno nel cassetto?

«Mi piace vivere alla giornata, questo per me è un hobby e ho il piacere di stare sempre assieme ai ragazzi. L’importante è rimanere in questo mondo».

Cosa ci dice del “gemello” Osio al Felino?

«Mi hanno chiamato per chiedermi consigli e feci io il nome di Marco. Li ho messi in contatto perché sapevo che poteva fare bene. Sono andato a vedere la semifinale, c’erano Osio e tanti dei miei ragazzi dello scorso anno: soffrivo per lui, ci siamo sentiti al telefono ed era chiaramente molto amareggiato».

MARCO BERNARDINI

PARLA OSIO

L’impresa è stata solo accarezzata ma il gol subìto nei supplementari in doppia inferiorità numerica per il 3-2 definitivo dell’Alfonsine ha impedito a Marco Osio e alla «sua» Juniores del Felino di approdare ad una storica finale regionale. Ma il Sindaco, subentrato meno di tre mesi fa in corso d’opera a Giordani (promosso nel frattempo tra i «grandi» in Eccellenza), applaude i ragazzi, autori di una stagione superlativa.

«Hanno dato veramente l’anima ma così non mi va giù -afferma l’ex allenatore di Ancona, Rimini, Bellaria, Crociati Noceto e Brescello- è stata un’ingiustizia clamorosa, peccato perchè ce la saremmo meritata e certe occasioni non ricapiteranno più. Una partita tiratissima, è vero che abbiamo subìto nei primi 10-15 minuti ma dal 2-2 dell’intervallo in poi siamo stati padroni assoluti del campo. Il “rosso” diretto a metà ripresa ci ha penalizzato oltremisura insieme ad altre discutibili decisioni arbitrali nell’area avversaria poi, ridotti in 9 nei supplementari, era difficile fare di più. L’ultima notte non ci ho dormito per i ragazzi, meritavamo di andare in finale e di vincerla. Il titolo regionale era ampiamente alla nostra portata».

Qual è il bilancio complessivo?

«Era la prima volta che lavoravo in mezzo ai giovani, non pensavo di poter dare e ricevere così tanta dedizione e impegno da parte di tutti. Sono molto fiero e contento di aver vissuto questa nuova esperienza, ringrazio Melli e il Felino per l’opportunità che mi è stata data».

Com’è nato il matrimonio?

«Sandro (Melli ndr) mi ha chiamato facendo da intermediario: conosceva bene sia me che i dirigenti del Felino, è stato lui a favorire il connubio».

Quali differenze ha notato rispetto al calcio dei “grandi”?

«Ogni età ha le sue problematiche, più si scende di categoria tra i giovani più devi esser pronto a fare il tutore, l’educatore e l’istruttore. Ora nella mia fascia ci sono esigenze diverse ma ho avuto la fortuna di trovare un gruppo fantastico di bravi ragazzi e ottimi giocatori. Poi tra gli adulti ricopri più il ruolo di gestore, qua è indispensabile saper insegnare la tecnica».

Che effetto le fa vedere Melli in panchina?

«Scriva che a mio parere non può fare l’allenatore -scherza- si è scoperto tardi, ha meno esperienza di me che non significa nulla e sta già ottenendo buoni risultati. L’ho sentito soddisfatto e sereno, non avendo grosse velleità può essere il segreto per arrivare lontano. Ma ben vengano gli Alessandro Melli nei settori giovanili dove c’è bisogno di qualità e insegnamento».

Cosa riserverà il suo futuro?

«In realtà ho ricevuto offerte anche dalla Moldavia e dall’Ucraina ma è da ormai un anno e mezzo che aspetto di allenare nella serie A cinese. Nel giro di un mesetto dovrebbe sbloccarsi il tutto e credo che questa possibilità possa concretizzarsi. Speriamo vivamente si realizzi, è da tempo un mio desiderio». M.B.

© Riproduzione riservata

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