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Parma, si salva solo Kucka

Parma, si salva solo Kucka

29 Aprile 2019,11:19

PAOLO GROSSI

VERONA - Un punto, e un piccolo passo verso la salvezza. Ma anche una bella delusione perché vincere ieri al Bentegodi non solo avrebbe messo il sigillo alla permanenza in A, ma era anche possibile e doveroso. Invece il Parma è stato di una leggerezza e povertà di gioco imbarazzante. Nel secondo tempo pareva che i padroni di casa dovessero salvarsi e che il Parma fosse la squadra già retrocessa. Un atteggiamento difficile da spiegare: poi alla fine ci si salverà, ma perché complicarsi la vita, perché staccare mentalmente prima del dovuto?

Il Parma aveva affrontato la gara a mente certamente più sgombra grazie al successo del Bologna sull’Empoli. D’Aversa aveva schierato il 5-3-2 di fresco conio con Siligardi a far coppia in avanti con Gervinho. Ceravolo infatti s’era scaldato nel prepartita ma alla fine aveva dato forfait. Nel Chievo, a casa i veterani Sorrentino e Giaccherini, Di Carlo comincia a ragionare in ottica futura, schierando i baby Semper (’98, in porta) e Vignato (classe 2000, trequartista). Dentro anche il ‘97 Depaoli e il ‘98 Leris.

Nel Parma i giovani sono Bastoni (’99) e Dimarco (’97). Il contesto è un po’ desolante: il Bentegodi è semivuoto. I 1.200 parmigiani sono carichi ma appollaiati nel terzo anello, i tifosi del Chievo sono pochi e, come recita uno striscione, «presenti solo per la maglia».

SVETTA KUCKA

Si comincia e si capisce subito che non sarà una gran partita. Il Parma viaggia sotto ritmo, quasi in punta di piedi, per almeno mezz’ora. Gervinho è circospetto, evidentemente non si fida troppo della caviglia acciaccata contro il Milan. Bani prima e Bastoni poi alzano di testa la mira su calcio d’angolo. Nel Chievo Vignato non tocca praticamente palla, limitandosi a «marcare» Scozzarella. Poi però i crociati prendono campo grazie soprattutto alla lena di Dimarco che a sinistra spinge con costanza.

Ed è propro per un fallo su di lui (giallo a Leris) che al 38’ viene concessa al Parma una punizione che, battuta forte e con effetto da Scozzarella, viene impattata di testa imperiosamente da Kucka sul palo più lontano. Il portiere esce poco e male e la palla s’insacca per l’1-0. Rapido check col Var e il gol è buono. All’intervallo proprio il risultato è l’aspetto migliore. Non si è rischiato niente dietro, s’è fatto pochino davanti, ma trattandosi di partita particolare, l’andazzo va accettato.

IL PATATRAC

Si riparte e forse per noia il Parma va a cercarsi il freddo per il letto. Se c’è un modo di farsi far male da squadre inferiori è regalare calci piazzati. Lo ha imparato anche il Milan al Tardini. All’11’ Scozzarella stende al limite, sulla sinistra, Leris e la susseguente punizione di Vignato trova la deviazione di testa di Meggiorini che manda la palla nel sacco sul palo lontano.

Due minuti di Var, dopo che già l’arbitro aveva annullato su segnalazione dell’assistente, consentono di appurare che Barba in fuorigioco aveva tentato il tap-in, pur senza toccare la palla, andandosi a scontrare con Sepe e disturbando il suo possibile intervento. Gol annullato e pericolo scampato. Il gol però era stato anche frutto di una buona reazione d’orgoglio dei veneti, che Di Carlo ha ridisegnato con il 3-4-1-2 e Leris largo a fare danni alle spalle di Gazzola.

Il Parma è uscito dagli spogliatoi con le ali ripiegate e con atteggiamento ancora più sparagnino. E allora quando l’asse Vignato-Meggiorini concede il bis, al 21’, con azione in fotocopia anche se in movimento, il pareggio è giusto e meritato. Anzi, al 29’ Barba riceve in area da Meggiorini e impegna Sepe in una bella parata. E il Parma? Sparito: molle, slegato, distratto. D’Aversa prova a ovviare con un doppio cambio: dentro Rigoni e Sprocati per Scozzarella e Gazzola, con passaggio al 4-3-3. L’ultima mossa è l’avanzamento di Kucka nel tridente d’attacco, ma anche quella non paga. Finisce 1-1 e arriva, dal settore crociato, qualche fischio alla squadra che saluta.

UN'ALTRA SQUADRA

In effetti è stata una partita di scarso livello, con una produzione offensiva a dir poco penosa contro una squadra già in B e zeppa di giovani. Il risultato è lo stesso della gara dell’andata, cosicché sono quattro i punti che il Parma ha perso con l’ultima in classifica. Chi ha ammirato il bel Parma che ha pareggiato con il Milan ieri ha visto un’altra squadra, una brutta copia, una serie di fantasmi aggirarsi per il campo senza capo né coda.

Poco nerbo e nessuna pulizia tecnica hanno compromesso qualsiasi velleità offensiva. Il portierino del Chievo ha raccolto il pallone di Kucka e per il resto avrebbe anche potuto portarsi in campo il telefonino per far passare il tempo. Il punto resta prezioso, anche se ha un peso specifico ben diverso da quello degli ultimi tre pareggi. Ripartiamo da lì per dare e fare qualcosa di più nelle ultime quattro giornate.

LE PAGELLE DI PAOLO GROSSI

IL MIGLIORE

KUCKA 6,5

Il gol è stato un gioiello di forza e precisione, con pallone finito sotto il sette a cento all’ora. Il portiere ci ha messo del suo, ma lui non poteva fare meglio di così. La sua parita poi è stata generosa, ha corso e recuperato, è ripartito, nel finale ha fatto anche l’attaccante. Non sempre è stato lucido e preciso, ma nel panorama di ieri è parso fare bene così.

SEPE 6

Prende due gol uguali, il primo per fortuna annullato. Para su Barba e poi non ha nient’altro da fare.

GAZZOLA 5

Partita moscia: in avanti è invisibile, in difesa è dal suo lato che arrivano le azioni letali nella ripresa. Barba e Leris lo hanno preso in mezzo con facilità.

SPROCATI 5,5

Si defila a sinistra ma non riesce a incidere come in occasione di altri subentri.

IACOPONI 6

Ci mette la solita grinta, chiude e fa ripartire la squadra. Non è sempre impeccabile nella sua azione, ma spesso risulta efficace. Anche lui però sul gol non è riuscito a leggere la situazione.

ALVES 6

Come sempre di testa ha vinto quasi tutti i duelli (anche se il vecchio Pellissier una volta lo ha battuto) poi non si è nemmeno dovuto dannare troppo perché ai suoi lati per un’ora Iacoponi e Bastoni non hanno concesso nulla. Ma quando Vignato ha cominciato a pennellare palloni in area...

BASTONI 6

In difesa si è mosso anche bene contrastando, anticipando, tamponando. In attacco ha sfiorato il gol di testa su calcio d’angolo. Un rientro da titolare con esito soddisfacente.

DIMARCO 6

Un bel primo tempo, in cui è stato il più ficcante con le sue fluidificazioni sull’out sinistro e alcune iniziative efficaci. Nella ripresa però s’è fatto coinvolgere dalla mediocrità generale ed è un po’ sparito, dovendo a un certo punto fare anche il terzino di una linea a quattro e dunque tenere più la posizione.

SCOZZARELLA 6

Discreto primo tempo, impreziosito dall’assist pennellato sulla fronte di Kucka. Finché ha benzina è bravo a farsi trovare al posto giusto nel momento giusto nonostante Vignato cercasse di tagliarlo fuori dal gioco. Poi alla distanza cala e la squadra lo segue.

RIGONI 6

Raggiunge in campo il più giovane fratello Nicola, regista del Chievo. Cerca di riordinare una squadra sfilacciata, ma l’impresa sarebbe titanica.

BARILLÀ 5

Un po’ i tacchetti (è spesso scivolato) un po’ un’insolita approssimazione, fatto sta che non ne ha combinata una giusta. Palloni persi a gogò, scarni i recuperi, zero inserimenti. Ieri ha zavorrato la squadra.

GERVINHO 5

Il voto è largo perché tiene conto del fatto che aveva una caviglia in disordine. Ha perso la bellezza di nove palloni, sembrava a un certo punto che giocasse con gli altri. Magari fisicamente ha ceduto, però con la classe e il mestiere avrebbe potuto essere più utile. Forse era meglio toglierlo dal campo dopo un’ora.

SILIGARDI 5

Anche lui è parso opaco, mai brillante nella sua azione, e anche l’intesa con Gervinho è parsa approssimativa. Peccato perché ieri aveva l’occasione giusta di lasciare un segno avendo un po’ meno preoccupazioni per la fase difensiva. Invece gli avversari non l’hanno mai sofferto

STULAC SV

All.D’AVERSA 5

Se la squadra fa flop la colpa dev’essere distribuita anche a lui. Ieri l’ha riassettata tatticamente un po’ tardi, e comunque ci è sembrato che la lacuna principale sia stata mentale. Troppi errori in fase di possesso e e poca aggressività nell’andare alla riconquista. Se nella ripresa il Chievo, già in B, ha messo in campo più cuore e determinazione, vuol dire che inconsciamente i crociati si sentono già salvi. Che può essere vero e comprensibile, ma non autorizza ad allentare l’intensità e la grinta perché senza quelle il Parma vale il Chievo, cioè la B.

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