×
×
☰ MENU

Mapi studia all'Università dei Nobel

03 Maggio 2015,13:19

Alessandro Merlini

Entrare al Massachusetts Institute of Technology di Cambridge (Usa), la prima università al mondo per qualità degli studi e ricerca in campo tecnico e scientifico, è tutto tranne che semplice. Provenienti da tutto il pianeta i candidati vengono attentamente passati al setaccio e a oggi il prestigioso ateneo può esibire con orgoglio ben 78 Premi Nobel: 10 nella Medicina, 20 nell’Economia, 29 nella Fisica, 15 nella Chimica e 4 per la Pace. Tra gli ex studenti più illustri si possono annoverare anche Mario Draghi (presidente della Banca Centrale Europea) e Ben Bernanke (alla guida della Federal Reserve fino al 2014). Insomma un posto dove «non solo si studia la storia ma soprattutto si fa la storia», dice la fidentina Mariapaola Testa («Mapi» per gli amici) che frequenta il Mitdal 2013. A

soli 23 anni di lei si può già dire, senza paura di esagerare, che ha accumulato esperienze di vita da ultra novantenne. Alle superiori si diploma con lode al liceo scientifico Paciolo D’Annunzio di Fidenza per poi conseguire la laurea in Ingegneria Gestionale al Politecnico di Milano. «Là ho vissuto nel Collegio di Milano - spiega Mapi - che ammette 100 tra i migliori studenti di tutte le università della città». Potreste pensare che, dopo tutto quello studiare, una volta arrivate le vacanze la 23enne si concedesse un po’ di meritato relax ma vi sbagliereste. «Tra il primo e il secondo anno della triennale sono stata per due mesi volontaria in Brasile in una comunità per bambini. L’estate successiva mi sono recata a Pechino, in un programma organizzato da Università cinesi e europee». L’infaticabile Mariapaola riparte quindi, come studente Erasmus, per Madrid. Nel 2013 si laurea con lode e inizia la laurea specialistica in Ricerca operativa al Mit. Non prima però di aver presentato il Gre e il Toefl (test di ammissione post universitario e di inglese), 3 lettere di referenza dai suoi professori, inviato i voti e motivato agli esaminatori il perché avrebbero dovuta ammetterla. L’impatto con la nuova realtà non è stato facile: la maggior parte degli studenti del primo anno vivono la sindrome dell’«impostore», pensano cioè di essere frutto di un errore del sistema e di non meritare il posto ottenuto. «Ho avuto paura e anche io mi sono sentita così. Mi sono ambientata dopo il primo semestre, quando ho visto che tutto sommato le lezioni erano alla mia portata». Certo ha aiutato anche il fatto che, negli Stati Uniti, gli studenti si spostano di migliaia di chilometri per studiare e non essendo possibile tornare a casa «i miei compagni del Campus sono diventati una seconda famiglia». In breve si lascia dunque alle spalle l’iniziale timore e inizia a ingranare con corsi (poche ore di lezione ma con consegne settimanali) e ricerca: «Sto lavorando a un progetto che si propone di migliorare il processo di estrazione di materiali riciclabili dai rifiuti urbani». La 23enne è poi attualmente in carica come vicepresidente di Mitaly, l’associazione degli Italiani del Mit, «da poco ho concluso un evento sullo sviluppo della ricerca in Italia a cui ha partecipato in teleconferenza il ministro Giannini. Penso che la ricerca sia fondamentale per il progresso, vuol dire innovazione e innovazione vuol dire crescita». Il futuro? «Mi laureo ad inizio giugno e in autunno farò un tirocinio in un centro di ricerca economica che si occupa di valutare politiche di sviluppo a Città del Messico. Poi rientrerò in Europa e inizierò a lavorare a Londra per una società di consulenza». E chissà che tra i Nobel sfornati dal Mit, di questo passo, prima o poi non ce ne sia anche uno fidentino...

© Riproduzione riservata

Commenta la notizia

Comment

Condividi le tue opinioni su Gazzetta di Parma

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI