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«Vi racconto come funzionano le slot machine»

«Vi racconto come funzionano le slot machine»

08 Luglio 2015, 11:03

Patrizia Celi

Il mondo delle slot machine, le sue contraddizioni fra utili d’impresa ed etica, per la prima volta vengono messi a nudo da un imprenditore della filiera del gioco, il parmigiano Francesco Gatti, ingegnere e manager di una delle più importanti aziende italiane di produzione delle slot. «Mangiasoldi. Le slot machine spiegate da chi le fa» è il titolo di questo libro, insieme denuncia e testimonianza di un sistema che, anche se sostenuto dalla politica, ha condotto alla dipendenza e al lastrico migliaia di persone. In anteprima assoluta l’autore ci racconta come nasce il volume che si presenta ricco di sorprese, autorevole per la ricca documentazione e in grado di stupire, per i trucchi e gli algoritmi che svela a mano a mano che si procede nella lettura. «Questo libro racconta della mia vita, del mio lavoro. È nato dalla volontà di innescare una discussione e un confronto su un settore complesso di cui si conosce troppo poco ma che rappresenta una grande risorsa economica per il nostro paese». Fanno male alla salute, del singolo e della comunità intera, eppure le «macchinette mangiasoldi» si diffondono in ogni angolo.

Quante sono attualmente le slot in circolazione in Italia?

«Le slot in Italia sono circa 350 mila dislocate fra bar, tabaccherie, strutture ricreative e sale bingo. Inoltre ci sono 51 mila videolottery (vlt) che si trovano invece esclusivamente nelle sale giochi e nei bingo. Le macchine vlt hanno performance molto maggiori: consentendo di giocare fino a 10 euro al colpo promettendo vincite fino a 500 mila euro; di fatto sono macchine da casinò. Le slot che si trovano nei bar hanno un costo partita massimo di 1 euro e vincita limitata a soli 100 euro. La differenza è evidentissima anche nelle location: quelle delle vlt sono sale generalmente senza finestre e con luci soffuse, per richiamare gli ambienti dedicati storicamente al gioco d’azzardo. Le slot invece si trovano nei comuni bar e nelle tabaccherie dove si vendono altri prodotti da gioco quali gratta e vinci, lotto e altri».

Ci racconti come e quando le slot hanno invaso la nostra vita.

«Le slot machine sono comparse in Italia da circa 30 anni anche se la diffusione delle attuali macchine da gioco si deve alla legge finanziaria 2003 e alla successiva applicazione dei decreti delegati che hanno introdotto il gioco con piccola vincita in denaro legalizzato: le attuali slot dei bar e delle tabaccherie. Ma la vera esplosione del fenomeno si deve alla comparsa delle sale con le videolottery che hanno invaso le città e, in alcuni casi, si sono diffuse in maniera indiscriminata».

Il giocatore cerca la vittoria? O va bene anche perdere, purché giocare?

«Giocare dovrebbe essere un piacere, un divertimento. Non dimentichiamo che se esiste il giocatore problematico la stragrande maggioranza delle persone (e non solo con le slot machine) gioca per divertirsi senza attendersi un riscontro economico risolutivo per la propria vita. Invece il giocatore con problematiche attinenti alla ludopatia ha per il gioco un’ossessione in cui vincere o perdere incide in maniera relativa».

Sono veri i famosi trucchi per vincere che spopolano sul web?

«I trucchi che si trovano nel web non funzionano quasi mai, ma qualche consiglio per provare a sfidare la fortuna nel libro lo si trova: le macchine sono molto complesse ma se il giocatore riuscisse a scoprire il ragionamento che ha guidato il progettista allora le cose potrebbero cambiare a favore di quest’ultimo. Nel libro se ne parla in un capitolo apposito dove mi sono divertito a dare qualche consiglio».

Cosa pensa della lotta tra Stato che non vuole limiti alla diffusione delle slot e altri enti locali che vorrebbero imporre orari e zone, per salvaguardare la popolazione, soprattutto i minori?.

«Si tratta di un cortocircuito politico tipicamente italiano: lo Stato vede nel gioco una voce di bilancio molto importante. D’altro canto le amministrazioni locali puntano a disciplinare una materia che esula, di fatto, dalle loro competenze. Chiedere di spegnere le macchine e vedere i giocatori migrare verso altre tipologie di gioco è la conseguenza diretta di alcune azioni politiche sconclusionate ed inefficaci. Il gioco pubblico va regolamentato meglio ma occorre grande consapevolezza ed equilibrio».

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