Georgia Azzali
Cade il sequestro di persona, derubricato in arresto illegale. Ma passa in giudicato la gran parte dei falsi (il reato più grave, trattandosi di pubblici ufficiali) con cui si cercò di dare un volto diverso a quell'operazione da Rambo. E diventano definitive anche le condanne per le lesioni aggravate e la calunnia nei confronti di Emmanuel Bonsu, bloccato nel settembre 2008 al parco Falcone e Borsellino e uscito dopo quattro ore dalla sede della polizia municipale con un occhio pesto. Ancora «a rischio», poi, la posizione del Comune, perché un appello bis dovrà valutare la responsabilità civile.
La sentenza della Cassazione è stata depositata l'altra notte, dopo una lunga camera di consiglio. Otto gli ex vigili finiti davanti alla Suprema Corte, di cui sette (il vicecomandante Simona Fabbri, l'ispettore capo Stefania Spotti e gli agenti Pasquale Fratantuono, Mirko Cremonini, Andrea Sinisi, Fernando Villani, Marcello Frattini, Giorgio Albertini e Marco De Blasi) con un carico pesantissimo sulle spalle, perché la Corte d'appello nel gennaio dello scorso anno aveva stabilito pene tra i 3 anni e 10 mesi e i 5 e mezzo. Tutte condanne, quindi, che - se confermate - li avrebbero spediti subito dietro le sbarre. Ma i giudici della quinta sezione penale, presieduta da Aniello Nappi, hanno in parte confermato e in parte rinviato la sentenza a un nuovo giudizio d'appello. Un dispositivo stringato, che sta creando diversi grattacapo ai difensori, perché non è assolutamente chiaro se a breve i sette ex vigili potranno già essere arrestati, oppure bisognerà attendere l'appello bis e poi una nuova eventuale pronuncia della Cassazione prima che la procura generale firmi l'ordine di esecuzione della pena. Alcuni reati, infatti, a partire dalla falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale (che prevede una pena base di 3 anni) è passata in giudicato, con l'esclusione di un episodio nei confronti di Cremonini, lo stesso per cui in appello erano già stati assolti Fratantuono, Albertini e la Fabbri. E se alla falsità ideologica aggiungiamo la calunnia e le lesioni aggravate (per quest'ultima contestazione solo la Fabbri era stata assolta in secondo grado), andiamo oltre i 3 anni per cui si può chiedere l'affidamento in prova evitando la galera, tuttavia al momento il calcolo preciso diventa un'impresa pressoché impossibile.
Ma ripercorriamo nel dettaglio la sentenza della Suprema Corte. I giudici hanno disposto un nuovo appello, davanti a una diversa sezione della Corte di Bologna, che ridetermini la pena nei confronti di Fratantuono, Albertini, Cremonini, Sinisi, De Blasi, Simona Fabbri e Stefania Spotti per l'arresto illegale. Un'accusa, dunque, molto meno grave del sequestro di persona: la pena massima per quest'ultimo reato sale a 10 anni, per l'altro è di 3. La Cassazione si sofferma, poi, sulla posizione di Cremonini, annullando (con rinvio a un appello bis) il reato di violenza privata, aggravato dalla discriminazione razziale, perché avrebbe costretto Bonsu a sottoscrivere l'autocertificazione di identità a suon di calci e pugni, e anche quello di perquisizione arbitraria (e violenza privata) nei confronti degli altri due ragazzi minorenni bloccati durante l'operazione. Per lui nuovo processo anche relativamente a una minima parte del reato di falso che gli è stato contestato. Annullate con rinvio, poi, anche le accuse di perquisizione arbitraria e violenza privata sempre nei confronti dei due minori a carico di Sinisi e De Blasi. Molto diversa, e decisamente meno problematica, la posizione di Cicinato, l'unico che, anche se fosse stata confermata la condanna in appello a 2 anni e 10 mesi, avrebbe comunque potuto contare sull'affidamento in prova: la Suprema Corte ha infatti annullato senza rinvio la sua condanna per sequestro di persona «per non aver commesso il fatto» e ha disposto un altro appello per l'accusa di violenza privata nei confronti dei minorenni. Così come un nuovo processo dovrà stabilire l'eventuale responsabilità civile del Comune per come si sviluppò quello sciagurato blitz antidroga al parco, dopo che in primo e secondo grado l'ente, assistito anche in Cassazione dall'avvocato Pierluigi Collura, era stato ritenuto «estraneo ai fatti».
Resta il dubbio sulla possibilità che sette degli otto ex vigili possano entrare a breve in carcere. Se è pacifico che diversi reati, tra cui il più pesante, sono diventati definitivi, è altrettanto vero che i giudici non hanno messo nero su bianco le pene. «Per la rideterminazione hanno rinviato a un nuovo giudizio d'appello, per cui - spiega Natale Fusaro, codifensore della Fabbri e docente universitario - escluderei che nel frattempo possa partire un ordine di esecuzione della pena da parte della procura generale per quanto riguarda i fatti passati in giudicato». Sulla stessa linea anche Valerio Corini, avvocato di Fratantuono: «Dal mio punto di vista esiste un problema di calcolo della continuazione delle pene, anche perché il sequestro di persona è stato ora qualificato come arresto illegale, quindi credo che non si potrà procedere finché non si pronuncerà nuovamente la Corte d'appello».
Valutazioni confortanti per gli ex vigili. Ma nessuno si sbilancia con certezza assoluta sul loro (prossimo) futuro. Da parte sua, comunque, l'avvocato Piero Magri, difensore di Cremonini insieme alla collega Elisa Pigozzi, si dice soddisfatto: «Finalmente si è fatta chiarezza e si è abbandonato l'approccio ideologico: l'operazione al parco, voluta dai vertici politici del Comune, non è stata una dissennata caccia all'uomo ma un tentativo di eliminare lo spaccio di droga: sono stati commessi diversi errori ma nessuno ha davvero voluto fare del male a una persona innocente».
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